sabato 7 aprile 2012

Lo stivaletto dove lo metto

Ma chi progetta le scarpiere? Un tecnocrate sovietico? Un architetto di pollai? Un designer di caselli autostradali?
Ma chi le pensa?
Senza eccezioni, indistintamente, tutti gli armadietti per calzature sono costituiti da cassetti identici che si aprono a compasso verso l'alto.
In una classifica di prodotti concepiti senza pensare all'utilizzatore finale, la scarpiera si posiziona dietro soltanto agli esperimenti in cucina di mia mamma.
Benedetti designer, ma basterebbe osservare un qualunque negozio di scarpe femminili! C'è una biodiversità di generi da fare invidia ai rettili delle Galapagos.
Tacchi bassi, a spillo, zeppe, sandali, infradito, perfino stivali! E la scarpiera? Tristemente standard. Quattro modesti cassetti tutti uguali che dovrebbero ospitare questo rigoglio di calzature.
Senza riuscirci. I sandali scivolano via sul retro dell'armadietto. Gli stivali si devono piegare come salici piangenti per stare nello spazio angusto.
Non credo occorra una laurea in ingegneria edile per progettare finalmente una scarpiera funzionale. E' sufficiente che abbia due caratteristiche:
1) scomparti più alti a misura di stivali da donna;
2) scomparti bassi, larghi e chiusi sul fondo per riporre sandali estivi e pantofole.
Se poi vi sentite su di giri, potreste anche realizzare scomparti scorrevoli per adattarsi alle tipologie di calzature diverse.
Forza ingegneri, progettate e ricordate l'aforisma dello storico Newbury: Sex and the City è così popolare perchè in realtà è Shoes in the City.


alessandro.giuriani@gmail.com



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