Domanda secca. A vostro parere qual è la responsabilità di impresa?
In tanti (me compreso) la identificano con una responsabilità sociale, ovvero con una serie di doveri nei confronti di gruppi di persone.
Così formulata questa definizione di responsabilità è talmente ampia da comprendere praticamente di tutto. Da una associazione mafiosa ad una Onlus di chierichetti.
Dobbiamo restringere il campo.
Recentemente si è fatta strada la convinzione che la responsabilità sociale sia "l'impegno di un'azienda di comportarsi in modo etico, migliorando la qualità della vita dei lavoratori e delle comunità locali".
Ragazzi, che ridere. Mi sbellico, mi ribalto, mi sganascio! Neanche uno sketch di Zelig è così comico come questa opinione.
Prova ne è il fatto che ogni azienda intende questo comportamento "etico" a modo suo. In Europa lo si interpreta come "tenersi alla larga dai guai", in USA lo si interpreta come "slancio filantropico", in Cina non interessa niente a nessuno.
Risultato? In Europa abbiamo i fallimenti di Parmalat, Cirio e Grecia, tutti con succulento contorno di truffa ai risparmiatori e contabilità truccate. Negli Stati Uniti gli scandali Enron, i titoli immobiliari garantiti da mutui spazzatura e i palloni fatti cucire ai bambini asiatici.
Alla faccia della responsabilità sociale e della esilarante definizione di comportamento etico.
Ma saliamo di tre gradini, eleviamoci. Supponiamo che questi fallimenti decorati da truffe non ci siano mai stati. Supponiamo che tutte le aziende siano noiosamente buone e andiamo a vedere come agiscono per mostrarsi etiche.
Alessandro Manzoni, 200 anni fa, la chiamava carità pelosa.
C'è chi per ogni panino consumato dona del denaro a una fondazione caritatevole. C'è chi per ogni mobile acquistato pianta un albero. C'è chi per ogni deposito bancario aperto effettua una donazione ad una scuola africana.
In questi casi mi sorgono immancabilmente una serie di considerazioni litigiose:
Ma se io non deposito il mio denaro in quella banca, ci saranno bambini lasciati senza istruzione?
E' proprio mio dovere acquistare un mobile orrendo così chi lo costruisce pianterà un abete?
Non sarà che tu azienda mi vuoi far percepire che comprando da te ho la coscienza pulita?
Nel Medio Evo si chiamava vendita delle indulgenze, oggi si chiama ricatto morale.
In tutti i casi io, per non sbagliare, non compro.
Nostro Signore, che di opere caritatevoli se ne intendeva assai, disse "la tua mano destra non sappia cosa fa la sinistra", intendendo che la beneficenza non deve essere nè sbandierata nè elargita dietro pubblicità.
Rudolf Steiner, il fondatore dell'antroposofia fu un pensatore caro al mondo capitalista (diresse la scuola voluta da Emil Molt, direttore della fabbrica di sigarette Waldorf–Astoria di Stoccarda).
Eppure anche lui compose la novella del buon Gherardo, un mercante ricco e semplice che aiuta in modo naturale chi è in difficoltà, al contrario del suo vescovo che compie il bene per ricevere una meritata ricompensa.
Rimane a questo punto aperta una sola questione: cosa possiamo intendere come responsabilità sociale delle imprese?
Semplice. Incrementare i profitti.
Ovvero fare quello che sanno fare bene, senza ipocrisie o mezze parole.
L'azienda che aumenta i suoi profitti compie un primo dovere sociale: è in grado di pagare gli stipendi ai propri lavoratori. I quali metteranno in circolo questo denaro acquistando beni o anche soltanto depositandolo in banca. In altre parole, nutriranno l'economia.
L'incremento dei profitti produrrà un incremento di riscossione fiscale (si spera) che andrà a vantaggio della società.
Inoltre più guadagno significa più produzione, più fornitori e quindi trainare altre aziende che potranno vedere i propri utili aumentare in un ciclo virtuoso.
Rimane fuori il problema dell'etica e dell'aiuto verso i meno fortunati. Per fortuna! Deve restare lontano!
Chi fa più profitti sicuramente si troverà in condizione di essere maggiormente di aiuto.
Volontariamente: chi ha più mezzi è invogliato a utilizzarne una parte per gli altri.
Involontariamente: espandendosi e facendo più utili, un'azienda paga più tasse, assume e contribuisce al benessere di altre persone.
E tutto senza ricattare nessun consumatore.
alessandro.giuriani@gmail.com
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Io sono per la chirurgia etica: bisogna rifarsi il senno.
(Alessandro Bergonzoni - comico e genio)
Le idee nuove sono baite di legno. Piccole case accoglienti che galleggiano pericolosamente nell'oceano della nostra vita. Salviamole.
domenica 15 gennaio 2012
giovedì 12 gennaio 2012
Baita del riutilizzo n. 2: il Furoshiki
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| Baita giapponese |
La risposta vi stupirà. Siete nel settimo paese più ricco del mondo, il quale alla base della convivenza tra le persone ha posto la cultura dell'armonia che nella loro lingua si chiama wa.
Siete in Giappone, un paese dove esiste un ideogramma specifico per indicare "gettare via qualcosa senza averne fatto buon uso". Si pronuncia Mottainai. E significa non rispettare l'anima (kami) del materiale di cui l'oggetto è stato creato.
Pensiamoci un attimo: 127 milioni di persone culturalmente pazze per lo shopping e cariche di sacchetti, quanti ettari di rifiuti di plastica potrebbero produrre? Il ministero dell'ambiente giapponese ha deciso di lanciare l'alternativa ecologica al sacchetto di plastica rispolverando l'antica arte del Furoshiki, ovvero ripiegare e annodare un fazzoletto per avvolgere e trasportare oggetti.
Cliccando qui appare il video che vi mostra come fare. E' in inglese, ma le immagini sono chiarissime. E' un'arte semplice, disciplinata, pratica. Proviamola, funzionerà perfettamente per un pacco regalo e la stoffa potrà essere riutilizzata infinite volte.
Questa invece è la campagna introdotta dal Ministero dell'Ambiente Giapponese che mostra come piegare il fazzoletto usando la base degli origami
alessandro.giuriani@gmail.com
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La realtà è fatta di anelli, ma noi vediamo delle linee rette.
(Peter Senge - Economista)
Un ringraziamento speciale alla blogger Eidolon che mi ha inviato questo materiale
martedì 10 gennaio 2012
L'Emporio delle Parole n. 3: lo smisurato ego-reparto
Non mi dite che dentro all'Emporio delle Parole vi siete comportati da consumatore medio! Una veloce occhiata intorno, uno sguardo fuggente ai servizi in evidenza e poi ciao ciao.
Ma come? Siamo autori, siamo chiamati a comporre! Dobbiamo essere curiosi, vispi e dall'occhio attento. Il dialetto milanese ha coniato un'espressione fantastica in materia: fa balàa l'oeucc (traduzione: fai ballare l'occhio, ovvero presta attenzione a ciò che ti circonda).
All'Emporio il reparto servizi non finisce qui, fate due passi attraverso quell'arco e vi trovate nel secondo ambiente, quello dei servizi all'io smisurato di chi scrive. L'ego-reparto.
1) SERVIZIO PAESAGGISTI: quante volte nello scrivere vorremmo calarci in un luogo lontano che ci affascina, ma che non conosciamo. Pensiamo per esempio a Emilio Salgari, che ambientò in Malesia tutti i romanzi di Sandokan senza mai avere mosso un passo dal nord Italia. L'Emporio delle Parole propone il servizio paesaggisti: la possibilità di usufruire di esperti in luoghi particolari che possano creare la cornice per i nostri racconti.
Non è detto che tutti amiamo scrivere dei marciapiedi del nostro quartiere; i paesaggisti saranno destinati a chi desidera nutrire il proprio ego con dosi di Hemingway e ambientare avventure fegatose in un altro continente.
Analogamente, il servizio potrà essere esteso con esperti di fatti storici (ci sarà sempre chi vorrà scrivere una storia d'amore ambientata durante la Guerra delle due Rose). E, perchè no, esperti di personaggi (per chi vorrà parlare del caratteraccio di Enrico VIII o della dolcezza di Sissi).
2) SERVIZIO PUBLISHING: non raccontiamocela, tutti ameremmo essere pubblicati. Oggi possiamo avere un ottimo surrogato on line, ma un libro è tutta un'altra cosa. Pensiamo alla copertina rigida, al nostro nome in alto e il titolo che campeggia nel mezzo. Anche in un angolo nascosto di una Feltrinelli, ma sarebbe il nostro libro. L'Emporio delle Parole, analogamente a quanto offrono già alcuni siti Internet, potrebbe pubblicare a prezzi ragionevoli ciò che scriviamo.
Non è un'ipotesi campata per aria, alcuni autori già lo fanno! Volete un esempio?
3) SERVIZIO COMMITTENTI: discorrendo con le persone che conosciamo, spesso ci imbattiamo in richieste di creare testi, racconti o articoli riguardo argomenti di loro interesse. Beh, non siamo tutti autori duri e puri come Naomi Klein o Kerouac. Io per esempio mi presto volentieri a composizione su commissione. E mi piacerebbe che l'Emporio delle Parole fungesse da marketplace di richieste e le raccogliesse.
Anche uno scrittore, per quanto a tempo perso, a volte deve guadagnarsi la michetta.
alessandro.giuriani@gmail.com
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Non fare una cosa stupida è come fare una cosa intelligente.
(Dan Peterson, allenatore di basket)
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| Lo smisurato Ego-Reparto |
All'Emporio il reparto servizi non finisce qui, fate due passi attraverso quell'arco e vi trovate nel secondo ambiente, quello dei servizi all'io smisurato di chi scrive. L'ego-reparto.
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| Miyazaki il più grande paesaggista |
Analogamente, il servizio potrà essere esteso con esperti di fatti storici (ci sarà sempre chi vorrà scrivere una storia d'amore ambientata durante la Guerra delle due Rose). E, perchè no, esperti di personaggi (per chi vorrà parlare del caratteraccio di Enrico VIII o della dolcezza di Sissi).
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| Tesoromio Dos Santos |
Non è un'ipotesi campata per aria, alcuni autori già lo fanno! Volete un esempio?
Andate su FAVOLE SU COMMISSIONE e troverete un'originale autrice che ha pubblicato il proprio libro, "Tesoromio Dos Santos, il gatto venuto dal Brasile". E lo vende on line a 13€.
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| Van Gogh...lui non aveva committenti |
Anche uno scrittore, per quanto a tempo perso, a volte deve guadagnarsi la michetta.
alessandro.giuriani@gmail.com
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Non fare una cosa stupida è come fare una cosa intelligente.
(Dan Peterson, allenatore di basket)
sabato 7 gennaio 2012
Emporio delle Parole n. 2: il reparto servizi
L'Emporio delle Parole è costituito da una raccolta di oggetti in vendita, va benissimo.
Dai blocchi per appunti ai dizionari, abbiamo raccolto un po' di idee embrionali che si trovano nel post precedente.
Ma la noi desideriamo che l'Emporio delle Parole diventi un punto di incontro, un luogo di ritrovo e di riferimento per chi scrive. La nostra ambizione è che i clienti tornino spesso non per comprare, ma per ricevere nutrimento di idee alla loro attività di scrivere.
Dobbiamo in altre parole essere capaci di fornire un Reparto Servizi con i controfiocchi.
Cosa potremmo offrire allora? Propongo qualche idea e mi piacerebbe conoscere le vostre integrazioni o miglioramenti.
L'idea del Servizio Lettori Critici è che all'Emporio delle Parole sia possibile sottoporre il proprio testo al vaglio di un gruppo di lettori che potranno interagire con l'autore. Una sorta di Editor condiviso, utile per capire la direzione che prendono i nostri scritti.
Due regole saranno inderogabili nel Servizio Lettori Critici:
a) i Lettori non sono un gruppo di eruditi occhialuti fuori dal mondo, ma fanno parte della società e svolgono lavori normali;
a) i Lettori non emettono mai una recensione, ma pongono domande aperte all'autore sul suo testo. Solo così l'autore può comprendere che direzione ha preso il proprio lavoro.
2) SERVIZIO CREAZIONE MICROCOSMI: spesso quando scriviamo dobbiamo essere concentrati e ognuno di noi si crea il proprio universo protetto. A volte irritando profondamente chi sta vicino: l'immaginazione comune è quella dell'autore solitario al lume di candela nella casa dentro alla foresta.
L'idea di un Servizio Creazione Microcosmi è che presso l'Emporio delle Parole si trovino i mezzi per creare un proprio ambiente di scrittura, adatto al luogo in cui si vive ed ai propri mezzi.
Proporremo un servizio di luci su scrivanie, che illuminino il foglio e lascino buio lo spazio circostante. Un assortimento di piante verdi che ci aiutino a creare un'oasi per la nostra mente. Consigli sulla musica che crei un atmosfera di flusso mentale (per chi ama comporre con un sottofondo, personalmente preferisco il silenzio). Creazioni cromatiche studiate per estraniarsi dal frastuono del mondo circostante.
3) AGENZIA LUOGHI ISPIRAZIONALI
Quali sono i luoghi che assecondano il flusso della nostra creatività? Sono i più diversi. Addirittura il primo Harry Potter fu scritto in un pub di Edimburgo, il famoso Elephant House (ringrazio May di Social Long Tail per avermelo insegnato).
L'idea dell'agenzia ispirazionale è di scambiare tra i clienti dell'Emporio delle Parole queste località. Intendiamoci, non parliamo di posti esotici a picco sul Mar dei Sargassi o chalet svizzeri in cima allo Jungfrau. No, l'Agenzia dell'Emporio delle Parole si occupa di luoghi raggiungibili, pratici che altri clienti suggeriscono. Basta una spiaggia senza troppo rumore, un appartamento in affitto su un lago, un locale tranquillo a 30km dalla città. Scommetto che sono molto più utili di posti da sogno irrealizzabile.
L'Emporio delle Parole non finisce, voi avete altri servizi da proporre? Nei prossimi post altre nuove idee.
alessandro.giuriani@gmail.com
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| Non fare quella faccia, vieni all'Emporio delle Parole! |
Ma la noi desideriamo che l'Emporio delle Parole diventi un punto di incontro, un luogo di ritrovo e di riferimento per chi scrive. La nostra ambizione è che i clienti tornino spesso non per comprare, ma per ricevere nutrimento di idee alla loro attività di scrivere.
Dobbiamo in altre parole essere capaci di fornire un Reparto Servizi con i controfiocchi.
Cosa potremmo offrire allora? Propongo qualche idea e mi piacerebbe conoscere le vostre integrazioni o miglioramenti.
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| Lettori critici? |
1) SERVIZIO LETTORI CRITICI: le grandi case editrici hanno la figura dell'Editor, che lima e modifica il testo dell'autore per renderlo più leggibile. Sembra incredibile, ma anche geni come Murakami, Baricco o la Rowland hanno i loro Editor.
Due regole saranno inderogabili nel Servizio Lettori Critici:
a) i Lettori non sono un gruppo di eruditi occhialuti fuori dal mondo, ma fanno parte della società e svolgono lavori normali;
a) i Lettori non emettono mai una recensione, ma pongono domande aperte all'autore sul suo testo. Solo così l'autore può comprendere che direzione ha preso il proprio lavoro.
2) SERVIZIO CREAZIONE MICROCOSMI: spesso quando scriviamo dobbiamo essere concentrati e ognuno di noi si crea il proprio universo protetto. A volte irritando profondamente chi sta vicino: l'immaginazione comune è quella dell'autore solitario al lume di candela nella casa dentro alla foresta.
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| Microcosmo |
Proporremo un servizio di luci su scrivanie, che illuminino il foglio e lascino buio lo spazio circostante. Un assortimento di piante verdi che ci aiutino a creare un'oasi per la nostra mente. Consigli sulla musica che crei un atmosfera di flusso mentale (per chi ama comporre con un sottofondo, personalmente preferisco il silenzio). Creazioni cromatiche studiate per estraniarsi dal frastuono del mondo circostante.
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| E l'uomo creò la scrittura |
L'idea dell'agenzia ispirazionale è di scambiare tra i clienti dell'Emporio delle Parole queste località. Intendiamoci, non parliamo di posti esotici a picco sul Mar dei Sargassi o chalet svizzeri in cima allo Jungfrau. No, l'Agenzia dell'Emporio delle Parole si occupa di luoghi raggiungibili, pratici che altri clienti suggeriscono. Basta una spiaggia senza troppo rumore, un appartamento in affitto su un lago, un locale tranquillo a 30km dalla città. Scommetto che sono molto più utili di posti da sogno irrealizzabile.
L'Emporio delle Parole non finisce, voi avete altri servizi da proporre? Nei prossimi post altre nuove idee.
alessandro.giuriani@gmail.com
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Gli uomini non hanno più tempo per conoscere nulla.
Comperano dai mercati le cose già fatte. Ma siccome non esistono mercanti di
amici, gli uomini non hanno amici. Se tu vuoi un amico addomesticami!"
"Che bisogna fare?" domandò il piccolo principe.
"Bisogna essere molto pazienti" rispose la volpe.
"In principio tu ti sederai un po’ lontano da me, così, nell'erba. Io ti
guarderò con la coda dell'occhio e tu non dirai nulla. Le parole sono una fonte di malintesi. Ma ogni giorno tu potrai
sederti un po’ più vicino.."
[cit. "Il Piccolo Principe" Antonie de
Saint-Exupéry]
mercoledì 4 gennaio 2012
L'emporio delle Parole
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| Scrittura amatissima |
Fenomeno ricorrente: il mondo del commercio non si sta accorgendo dell'ennesima nuova tendenza e preferisce lamentarsi che tutto vada male.
Fenomeno triste: non è detto che l'aumento di persone che scrivono corrisponda ad un incremento di altrettanti lettori, per cui molti scritti resteranno senza adeguato apprezzamento.
Fenomeno visionario: Baite nell'Oceano lancia il progetto dell'Emporio delle Parole, il primo negozio dedicato solo a chi scrive. Da una riga su Facebook ad un romanzo redatto a penna nel cassetto Per ora è una bottega solo virtuale, un giorno chissà.
Cosa offrire a questa variegata clientela?
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| Anima |
Poi possiamo pensare all'assortimento: la composizione avviene nei momenti più impensati e chi scrive deve sempre essere pronto a fissare le idee nei momenti in cui lampeggiano nella mente. All'entrata proporremo una serie di blocchi per appunti di ogni dimensione: a quadretti per gli ordinati, a righe per i tradizionalisti, bianchi per gli spiriti liberi, colorati per i pazzi.
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| Non sono geroglifici! |
Così nello scaffale successivo verranno sistemati i dizionari compresi quelli dei sinonimi, una grammatica italiana e un manuale sulla punteggiatura. Eh sì. L'abito non fa il monaco, una rondine non fa primavera e tante virgole non fanno un buon pezzo. Esistono i punti fermi, i due punti e persino il rarissimo punto e virgola. Saperli usare è come per un cuoco conoscere le spezie: non vanno messe alla rinfusa, ma mescolate con uno scopo.
Dimentico qualcosa? Ma certo, i libri!
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| Coraggio suggerisci i tuoi libri |
I nostri clienti invece avranno bisogno di stimoli e creatività.
A proposito, avete mai posto l'attenzione su come scrivete le vostre lettere? Al tipo di caratteri che usate? Forse no, eppure ognuno ha una sua storia e conferisce un sapore diverso ai vostri scritti.
Il Times New Roman è usato dal 1931 e trae ispirazione dalle lettere latine, il gotico nasce nel nord Europa e ricalca nella scrittura i caratteri decisi delle cattedrali germaniche. Il corsivo più tondeggiante è tutto italiano e nasce nel 1400.
Non potrà mancare nell'Emporio delle Parole un opuscolo con i significati dei caratteri: saranno il tono con cui noi comunicheremo i nostri pensieri.
Cosa ne pensate? Avete un assortimento alternativo o complementare da proporre?
Nel prossimo post presenteremo il reparto servizi dell'Emporio.
alessandro.giuriani@gmail.com
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Io sono convinta che la scrittura non serva per farsi vedere, ma per vedere.
(Susanna Tamaro)
lunedì 2 gennaio 2012
I vostri editoriali: Cercasi Folli Saggiamente Pazzi
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| Tutti amiamo la dialettica |
Ebbene, una fertile discussione sta nascendo tra due commentatori tra i più assidui e originali di Baite nell'Oceano: i mitici Ricercatore Armando e Rivoluzionaria Randagia.
Vi ricordate del post su Hemingway con cui il polemista Armando celebrava la fine del grande scrittore?
Rivoluzionaria Randagia risponde oggi con un'immaginifica composizione.
Un consiglio: staccatevi da ciò che state facendo, le sue parole necessitano di attenzione e mente aperta. Forse anche qualche acido.
3..2..1...partita!
ll mio motivo ricorrente, follia di vivere, vivere come l'anima chiede...zampilla nuovamente, tormenta di vento, mare placido, azzurro terso, risacca di nuvole nere...
Non vi spaventate, questa era solo l'introduzione. Ora viene il bello.
La compassionevole fine di
Hemingway era stata una fuga, le sue strade erano sbarrate, lavori in corso,
deviazioni…Il viaggio interrotto! Le ginocchia piegate!
Non fu follia.
Tra le onde dell’oceano
sbucano ricordi, spavaldi stuzzicano le baite, immerse nel loro pericoloso
ondeggiare.
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| Cercasi Folli Saggiamente Pazzi |
Risalivano i desideri folli,
la corrente di torrenti spregiudicati, ascoltavano desideri bisbigliati e
graffianti di un’anima in piena, traboccavano gli argini del comune
galleggiare.
…alla ricerca , alla ricerca!
La caccia alle taglie era
iniziata con un’inserzione.
Cercasi folli saggiamente
pazzi.
Al colloquio, i candidati folli si
presentarono col loro bel curriculum alla ribalta.
Di alcuni si annusava subito
la farsa e venivano scartati, bollati,
orrendamente “a norma”.
Altri, invece, proponevano
incredibili gesta fantastic-eroiche.
Alla prova finale, alla
richiesta della scelta, la classica scena Matrixiana: pillola rossa o pillola
blu…i meschini,sconvolti, nell’immobile attesa dell’incapace folle decisione
di vivere davvero…blateravano assurdi alibi –responsabilità altrui, tempi avversi e metodi da
salvaguardare-iraconde penose e banali…..STORIE!!!
Non uno era stato abbastanza
… non uno il “vivere davvero” voleva.
La caccia è chiusa e solo una
folle randagia marca il terreno, spezza gli stecchi. Narici attente sapranno
stanarla.
Lo confesso: per una volta sono senza parole.
alessandro.giuriani@gmail.com
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Senza il condimento della follia non può esistere piacere alcuno.
(Erasmo da Rotterdam)
domenica 1 gennaio 2012
Baita Fai Da Te n. 3: dalla brace al detersivo
Come il lunedì è il giorno della luna, così martedì è il giorno di Marte. Venerdì è dedicato a Venere, ma alla domenica non si scappa! La intitoliamo da oggi all'autosufficiente Sem Paton.
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| Sem Paton ce l'ha! |
Pensavamo forse a lui come ad una specie di solitario, villoso cow-boy che si costruisce rifugi contro ogni pericolo? Un ringhioso abitante dei boschi che si prepara ad un'epoca post-atomica? Un essere tutto tecnica e nessun fronzolo?
Equivoco! A sorpresa oggi scopriamo che è anche un amante dell'igiene, delle lenzuola profumate e della biancheria morbida. Se volessimo estremizzare, ci potremmo vedere anche una punta di femminilità. Forse che anche i duri hanno un cuore rosa shocking?
Eccovi la Baita fai da Te di oggi, sedetevi e rilassatevi.
La
Baita ha il problema di riciclare carta e cassette di legno!
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| Dov'è Santa Fe? Lì in verde! |
(1) prendiamo tutta la
carta che non usiamo,e la mettiamo a macerare in acqua.
Con pazienza, dopo
alcune ore, utilizzando la carta macerata, facciamo delle grosse palle di circa
10 centimetri di diametro, premendo forte per eliminare l’acqua il più possibile.
Le palle di carta le
mettiamo al sole per alcuni giorni e quando sono asciutte ..abbiamo a
disposizione un ottimo …carburante per il caminetto o la stufa a legna..
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| La grande signora Luigia |
Un fuoco “morbido” vi
riscalderà.
(2) mentre le palle di
carta,piene di energia, bruciano, mettiamo nel caminetto anche quelle scatole
di legno o cassette ingombranti fastidiose da buttare…e alla sera tutta quella
cenere sul fondo del caminetto si trasformerà con un po’ di pazienza in un
potente sapone…sì avete capito bene !
La signora Luigia ci tramanda la ricetta della Lisciva!
La LISCIVA
La
lisciva o liscivia è una soluzione liquida, ottenuta dalla semplice bollitura
di cenere setacciata.
La
lisciva è un detersivo naturale...tuttavia naturale non significa totalmente
innocuo. E' comunque da considerarsi un detersivo a tutti gli effetti,
poiché la reazione chimica che avviene tra la cenere e l'acqua attraverso la
bollitura conferisce all'acqua, potenziandolo, il potere detergente, ma anche
leggermente corrosivo che è naturalmente proprio della cenere...
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| Sem Paton felice dopo il suo bucato |
Veniva
usata da siore Gige soprattutto per
lavare e sbiancare i tessuti, ma anche per tutte le altre pulizie casalinghe e,
estremamente diluita, anche per la
pulizia di tutto il corpo, grazie al suo potere detergente, sgrassante e
disinfettante e al delicato e piacevole odore che rilascia.
Ciò
che serve:
CENERE e ACQUA in un rapporto 1: 5 (ovvero 1
bicchiere di cenere per 5 bicchieri d'acqua)
Come
fare:
- Setacciare la cenere.
- Disporla in una grossa
pentola (espressamente destinata a questo uso), rispettando il giusto rapporto
cenere/acqua ed aggiungervi l'acqua.
- Portare ad ebollizione, a
fuoco lento, mescolando di frequente all'inizio e di tanto in tanto quando la
cottura si è stabilizzata.
- Far bollire circa 2 ore.
E' consigliabile, verso fine cottura, assaggiare giusto una goccia del composto
da posare sulla lingua per valutarne la potenza: se ha bollito sufficientemente
pizzicherà appena. Non eccedere nella bollitura, in quanto la lisciva
ottenuta diventerebbe troppo forte ed aggressiva per la pelle e per l'ambiente.
- A cottura ultimata,
lasciare raffreddare e decantare.
- Preparare un recipiente e
qualche straccio di cotone pulito che non scolorisca.
- Tendere sul recipiente lo
straccio.
-
Versare il contenuto della pentola sullo straccio nel recipiente, con
l'accortezza di non agitare il liquido, cercando cioè di mantenere
separata la parte solida da quella liquida. Se necessario ripetere questa
operazione per ottenere una lisciva (ovvero la parte liquida) più filtrata e
quindi più limpida
-
Si otterrà così un
liquido abbastanza limpido, facile da conservare, per lunghi periodi, in
recipienti di vetro o plastica.
alessandro.giuriani@gmail.com
Ti è piaciuto? Dillo a un amico!
Con quale desiderio entra nell'anno nuovo? Con il desiderio di essere risparmiato da domande del genere!
(Karl Kraus - giornalista di fine '800)
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