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martedì 28 febbraio 2012

Mal di budget e suoi rimedi

Bibliotecaria sovietica...
Avete mai visto una bibliotecaria addolorata? E' la somma dei dolori che si raccontano tra le pagine dei suoi libri.
Non piange mostrando i pettorali come un centravanti sconfitto in finale di Champions League. E nemmeno si torce come una prèfica mediterranea. Non guarda gelidamente lontano alla maniera di un generale sovietico al funerale di Breznev e non spalanca l'occhio liquido di un cucciolotto.
Il dolore di una bibliotecaria è il riassunto di queste espressioni e oggi Antonietta della Biblioteca Civica Udine lo mostrava tutto.
Mostrava un dolore comune di questi tempi: il mal di budget
La sua istituzione dispone di un portafoglio annuo di poche centinaia di euro per l'acquisto di libri nuovi: fidatevi, con quei soldi non vi comprate neanche un Iphone. 
...o bibliotecaria cucciola?
Ebbene, lei oggi ne ha già spesi la metà in nuove pubblicazioni. Essendo poi Antonietta una bibliotecaria socratica, è sommersa dall'enormità di quanti libri meravigliosi vengano scritti e quanti pochi lei possa acquistarne. Sa di non sapere. Mal di budget. Ohi che male.
E dal male si va in peggio: la scure del sindaco abbatte anche la struttura muraria della sala di lettura. Da agosto un cantiere è fermo a metà. Se fosse al MOMA sarebbe un'opera architettonica post-moderna, ma siamo nel civilissimo Friuli. La biblioteca presenta una parete in fogli di plastica come quando vi rompevano il vetro della macchina per rubare l'autoradio e nemmeno un bagno agibile.
D'altra parte cosa importa al sindaco dei bagni nell'epoca di Internet? Anche la pipì sarà digitale, deve avere pensato.
Dobbiamo trovare una soluzione per la afflitta Antonietta. Per il muro post-moderno in fogli di plastica non possiamo fare nulla, lì ci vuole solo un muratore.
Ma per il suo budget di libri forse un paio di idee irrealizzabili ci sarebbero:
AZIONE PRELIMINARE: chiedere a ciascuno dei soci della biblioteca di stilare una lista di cinque libri che vorrebbe fossero presenti. Quando la consultazione sarà completata, Antonietta avrà un elenco di titoli che saranno i più desiderati dai suoi abbonati.
PRIMA IDEA IRREALIZZABILE: stimolare la gloriosa usanza della donazione. Attenzione: donazione, non sgombero cantine. I libri che chiunque deciderà di regalare alla biblioteca dovranno apparire nell'elenco di titoli votati dai soci. Possiamo immaginare per chi dona una sorta di ricompensa, per esempio la possibilità di tenere per più tempo i libri oppure precedenza nelle prenotazioni di nuove uscite.
SECONDA IDEA IRREALIZZABILE: riesumare la mutualità diffusa della colletta. Supponiamo la biblioteca abbia 100 soci, e che al termine della consultazione ci siano 10 libri che risultino i più votati. Ipotizziamo inoltre che, di quei 100 soci, 80 siano degli spilorci e non vogliano spendere nulla. Gli altri 20, ponendo una quota di 1€ al mese, avrebbero 20€ mensili (240€ annue) che, sconto più o sconto meno, darebbero diritto ad acquistare circa 15 libri. In pratica potrebbero leggere i primi 10 libri della classifica spendendo soltanto un piccolo euro mensile
Cosa ne dici cara Antonietta, ti sei tirata su un po' di morale?


alessandro.giuriani@citroen.com
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La funzione della biblioteca è di scoprire dei libri di cui non si sospettava l'esistenza, e che tuttavia si scoprono essere di estrema importanza per noi.
(Umberto Eco)



sabato 18 febbraio 2012

Baita del Libro n. 2: Vicolo della Banca, 6. Udine

C'è una libreria che sta ai viaggi come mia suocera sta al cibo: ti fa venire voglia di provare quello che da solo non sperimenteresti mai.
Quale paese vuoi conoscere oggi?
Si chiama Odos (in greco antico significa strada) e si trova a Udine in una piazzetta-salotto contornata da una roggia dietro alla Banca d'Italia.
Si differenzia da altre librerie in quanto ha come tema dominante il viaggio, o meglio il desiderio di conoscenza. 
Le sue sezioni sono suddivise in modo canonico per continenti, ma al loro interno il tocco originale del proprietario è immediatamente percepibile. E' una vera Baita nell'Oceano.
In bella vista sono presenti le guide e mappe dei vari paesi edite dalle maggiori collane sull'argomento. Ma ogni paese a sua volta è caratterizzato da libri che richiamano la sua cultura. 
Volete la Colombia? Non vi potrete fermare alla guida Lonely Planet. Accanto troverete un libello grigio dal titolo "Trattato di culinaria per donne tristi" dell'autore colombiano Hector Abad Faciolince. La dedica in terza pagina è però per donne felici: "alle mie cinque sorelle, anzi alle mie sei madri".
Nel Brasile non manca Jorge Amado, ma con il meno famoso: "Cacao". Dona Flor e i suoi due mariti dovrete cercarvelo alla Feltrinelli: d'altronde tutti lo conoscono. Coelho è assente, ma oramai nessuno sente più la sua mancanza. Qualcuno aggiunge anche "per fortuna".
Poco più a destra si trova l'Asia. Il Giappone è valorizzato dai suoi autori come il grande Murakami, ma anche da libri che evocano le sue usanze. Chissà cosa racconta Schmitt ne "Il lottatore di Sumo che non diventava grosso".
Uso alternativo della mappa
Al piano inferiore si trovano mappe letteralmente di ogni luogo, da Auckland al Gabon all'India. Si potrebbe pescare dagli scaffali e viaggiare da Udine a Melbourne senza mai perdere la direzione. Sarebbe bello riempire un muro con un collage di mappe che illustri un percorso tra i continenti partendo dalla propria città. Oppure ricoprire un tavolino, come hanno pensato i proprietari.
Unico appunto da evidenziare è sul sito Internet www.odos.it: scritte nere su sfondo bianco e striscie verdi. Non riesce a far sognare il lettore e risulta un po' scolastico e istituzionale. 
Niente a che vedere con quello che si respira in negozio.


alessandro.giuriani@gmail.com
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Una volta che la mente di un uomo si è espansa grazie a una nuova idea, non tornerà mai più alle sue dimensioni originarie" 
Oliver Holmes (poeta e saggista statunitense) 

venerdì 3 febbraio 2012

Corso Magenta 48, Milano


E' proprio vero che la gioia è la cessazione del dolore. Cito sempre il sommo Schopenauer.
Avete mai passeggiato per il centro di Milano provando gioia? No? Comprensibile! E' una fila interminabile di palazzi, mattoni e cemento.
Uno spiraglio nel cemento
Di conseguenza se viaggiate ad occhi bassi per Corso Magenta a Milano siete perdonati. A condizione che alziate lo sguardo all'altezza del numero 48. Si apre una vetrina singola incorniciata da un arco in pietra e raggi di ferro battuto. Un'insegna verde su sfondo bianco apre il cuore: LIBRERIA DELLA NATURA.
E' strano trovarla proprio in centro a Milano, inaspettata come un paio di baffi sul faccino di Carla Bruni, 
Che si fa? Entriamo! Il primo impatto è duro, la signora al banco osserva con cipiglio rapace e sembra comunicare che la natura è per i lepidotteri, ma non per i passanti curiosi del centro.
Tento quindi un sorriso da lepidottero, ma niente da fare: il rapace mi inquadra come curioso che non compra. Peccato, perché a volte uno guarda e si fa un'idea del negozio magari per acquisti futuri. Dopotutto ho una mamma biologa: a lei i lepidotteri fanno l'effetto di una borsetta di Gucci.
Proseguendo tra gli scaffali, l'atmosfera cambia totalmente, le varie sezioni creano un effetto di vite brulicanti intorno a noi. Le sequenze sono impressionanti: conchiglie, funghi, erbe aromatiche. Fianco a fianco si trovano l'orticoltura e la flora spontanea, due facce della stessa medaglia.
Entomologia Rasta
Tartaruga pensionata
A volte gli argomenti sono vicini per caso, come accade in autobus quando un rasta si siede accanto a un pensionato. Così troviamo lo scaffale di entomologia (il rasta) accostato a quello sulle tartarughe (il pensionato).
Negli angoli più bui si possono trovare anche dei titoli freak: Uccelli degli emirati arabi (ma non era tutto deserto? Li hanno costruiti insieme ai centri commerciali?); Primati dell'Africa Occidentale e Farfalle delle regioni paleoartiche (libro immancabile, non potrei mai vivere senza).
Non amate la lettura? Beh, almeno il calendario in cucina dovrete appenderlo, e la Libreria della Natura ve ne propone uno dedicato ai giardini inglesi - chi se ne frega - o, gaudio nel cuore, ai maiali che hanno vinto gare di bellezza!
Consiglio a tutti: fateci un giro.
Suggerimento alla signora al banco: i suoi non sono prodotti propriamente di impulso, provi a sorriderci anche se non siamo lepidotteri.

alessandro.giuriani@gmail.com
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Quando penso a tutti i libri che mi restano da leggere, ho la certezza di essere ancora felice.
(J. Renard)

domenica 16 ottobre 2011

Recensfera

Ieri ho terminato di leggere un libro per il quale non finirò mai di ringraziare la mia magica bibliotecaria Antonietta.
Lei sta ai libri come Gattuso sta al calcio: entrambi con i pochi ingredienti che hanno in mano ti inventano sempre la giocata da applausi.
Non importa se la biblioteca dove lavora Antonietta è una succursale di periferia con pochi scaffali: lei conosce i suoi libri uno per uno, ti parla per 5 minuti e poi con decisione ti consiglia il volume da prendere in prestito.
Se fosse vissuta un secolo fa nella Vienna di Freud e Jung, a loro due sarebbero toccati i test di Sorrisi e Canzoni e a lei i cervelli dei nobili nevrotici.


Ma torniamo al libro che ho terminato: è di un autore finlandese, tale Arto Paasilinna (non è un mobile dell'Ikea, si chiama proprio così). 
Scritto nel 1988 è stato tradotto nel 2003 dalla casa editrice Iperborea. Cosa può significare questa doppia datazione? Beh, se non altro che il racconto era ancora così vivace e attuale che 15 anni dopo meritava il costo di un traduttore e della pubblicazione.
Brava Antonietta, brava l'intraprendente Iperborea, bravo Paasilinna, mi sono goduto tutto il libro dalla pagina 1 alla pagina 198 dove campeggiava la parola "FINE".


Per sbaglio ho girato però alla pag. 199. Orrore, cigolìo di ossa, puzza di zolfo.
C'era una recensione del romanzo appena concluso.
E siccome ognuno di noi desidera sempre toccare il fondo dell'abisso, me la sono letta.
Non so perchè l'abbia fatto, odio le recensioni, ma ho commesso peccato e l'ho letta.
L'effetto sull'atmosfera del libro è stato come un brontolìo di stomaco durante un concerto di Mozart: entrambi sono insieme di suoni, ma un apparato digerente che gorgoglia rovina irrimediabilmente la sinfonìa.
E così è per le recensioni: sono parole scritte esattamente come il libro che commentano, però emettono rumori molesti anche quando lo lodano. E radono tutto al suolo.


Basta, aboliamo le recensioni. Sono espressione meschina dell'ego di chi legge, il quale trae dal libro un'occasione per avere visibilità.
Non sono d'aiuto a nessuno, non servono a nulla: non mi interessa conoscere cosa pensa lo studioso calvo con il papillon. E me ne impippo del quarto di copertina dove il responsabile marketing della casa editrice mi declama il romanzo come un venditore di grattugie alla sagra di paese. Voglio leggere e farmi un'idea da solo.


Qui ci vuole un'idea. Bisogna aiutare chi proprio non riesce a rinunciare ad un commento su un romanzo. Lanciamogli un salvagente, ma sì: chissà che una volta ripescato non diventi buono.
Che ne dite di passare alla recensfera? Non è un'ambientazione di un film di fantascienza ma l'unione dei due termini "recensione" e "atmosfera".
Intendo questo: niente commenti, tentativi di spiegazione, paroloni inutili su un libro che va solo e comunque letto. 
Ma un consiglio sull'atmosfera che può accompagnare e valorizzare la mia lettura, questo sì forse sarebbe utile.
Avete mai notato come varia il nostro piacere di lettura in base a dove ci troviamo? Ci sono libri che sono fantastici a letto, ma insipidi in giardino con il sole. Romanzi da divano con luce calda, racconti che danno i brividi durante una cena di lavoro solitaria in hotel. Addirittura mi ricordo di un libro di Ken Follett perfetto per il mio volo Washington-Seattle. 
Si intitolava "Un luogo chiamato libertà", narrava dell'epopea della frontiera americana e la vicenda si snodava mentre l'aereo andava verso ovest. Sembrava di viverlo in quel momento.


Allo studioso calvo e al critico barbudo chiedo: risparmiatemi le vostre interpretazioni sociali del testo, amputate le vostre dotte opinioni sul racconto, ma consigliatemi con quale atmosfera me lo godrò di più.
Beh, sempre che lo abbiate letto davvero si intende.