Visualizzazione post con etichetta Fai da Te. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Fai da Te. Mostra tutti i post

domenica 27 maggio 2012

Baita Fai da Te n. 8: quando la nonna si dopava

Come sta andando il soggiorno nella baita sostenibile per il professor Latucci?
Chi se lo ricorda? Quasi omonimo del parigino Latouche, teorico della decrescita serena, ha deciso di mettere in pratica le sue teorie e di vivere secondo i princìpi di rivalutare, ridurre e riutilizzare.
Il suo manuale è il Ricettario Domestico del Ghersi, un incredibile prontuario di un secolo fa che fornisce infinite semplici soluzioni a portata di mano.
Per chi non si ricordasse, il 10 aprile ci aveva ricordato come si possa conservare il burro senza utilizzare il frigorifero.
Oggi il professor Latucci si sente un po' giù di corda. Ha lavorato nel campo tutto il giorno, deve ancora mungere la vacca e due maialini sono scappati dal recinto. Incredibile, anche nella sua baita in collina si sente sotto pressione.
A pag. 647 del ricettario anni '20 trova una soluzione impensata. Illegale? Forse, ma quelli erano i primi anni del 900 e tanti tabù non erano ancora nati.
Questa sì che è una ricetta, chissà se la nonna si ricorda come prepararla...
alessandro.giuriani@gmail.com
Il mondo non è abbastanza cattivo per te? Visita il perfido blog Elemento di disturbo
L'oppio è la religione dei popoli
(Ennio Flaiano)

domenica 29 aprile 2012

Baita Fai da Te n. 7: il fuoco!

Tre mesi! Sono trascorsi esattamente tre mesi dall'ultimo suggerimento per il fai da te di Sem Paton.
Pensate, in questi 90 giorni il mondo è cambiato: Monti ha brevettato 10 nuove tasse, Bossi ha cercato di sembrare onesto, Sarkozy ha perso le elezioni e tutti siamo seriamente preoccupati che sua moglie torni a cantare.
Torneremo australopitechi?
Tutto ciò non fa che rafforzare il pessimismo cosmico di Sem Paton: per lui questi sono segni della fine del mondo incombente. Voce che grida nel deserto, ha deciso di confidare a Baite nell'Oceano come sopravviverà all'Armageddon: si creerà il fuoco da solo! 
E' lui l'australopiteco del 2012, seguiamolo mentre ci conduce passo passo.


L'ESCA

L'esca è di primaria importanza per l'avviamento del fuoco e per fare presa deve essere asciutta, soffice e morbida e possibilmente secca.

No! Non questa esca!

Per l'esca si possono usare: muschi, licheni, schegge di corteccia, foglie secche, peluria di fiori tipo cardi, erba secca, graminacee, pannocchie selvatiche, sterco secco di erbivori, midollo di piante come sambuco.
Resina di pigne e di tronchi di pino sono degli ottimi combustibili, così come l'olio resinoso della betulla.
Una volta accesso un fuoco si possono preparare delle esche per le future accensioni, bruciando parti di piante midollose o fibrose, legno secco e sterco. Si lasciano carbonizzare sul fuoco e poi si conservano in un luogo asciutto.
 In genere quando si parla di esca si pensa al classico pezzo di carta, o al ciuffo di erba secca. Queste sono esche che vanno più che bene in condizioni standard, e quindi con poco vento, legna ben secca, poca umidità. Sono anche esche che si possono trovare in zona, esche naturali. Nei boschi ci sono un sacco di cose buone allo scopo, basta solo guardarsi attorno.
Anche in condizioni non proprio ottimali è quasi sempre possibile trovare un'esca adatta. Ricordiamoci che per esempio il legno secco ma ancora sull'albero, e quindi che non ha assorbito l'umidità del suolo, anche se fuori è bagnato di pioggia dentro sarà comunque asciutto. Possiamo togliere la corteccia e con il coltello raschiarlo per ottenere una serie di trucioli, o riccioli di legno asciutti, ottimi come esca. La corteccia della betulla, albero che si trova spesso nei nostri boschi, è piena di olii, le pellicine che si formano sulla superficie, staccate e sminuzzate, si accendono alla minima scintilla e bruciano anche con il vento, a lungo. La resina dei pini, raschiata via e messa su un pezzo di corteccia, è un'ottima esca che brucia a lungo. Sotto i sassi grossi spesso si trova materiale asciutto. 
AVETE UNA LENTE?
Se il sole è caldo si può sfruttare la potenza dei suoi raggi utilizzando una lente.
Si può utilizzare una lente di ingrandimento di diametro di circa 3cm., una lente degli occhiali da vista, la lente di un quadrante dell'orologio, l'obiettivo di una macchina fotografica, il fondo di una bottiglia o qualsiasi altro oggetto di vetro che possa concentrare i raggi solari. Accendere il fuoco con questo metodo richiede pazienza e mano ferma, il tempo che ci vuole per accenderlo dipende: dalla zona in cui ci si trova (in una zona equatoriale si farà molto in fretta), dalla potenza dei raggi e anche dal tempo atmosferico.
L'ARCHETTO
Il principio dell'archetto si base sulla frizione, cioè sullo sfregamento tra due parti tra cui è presente attrito.

E' un metodo di accensione antichissimo e richiede pazienza, tempo e fatica.
Prendere un ramo verde (flessibile ma resistente) lungo almeno 50 cm e legate alle due estremità una corda, un laccio o una cinghia non tanto tesa, in modo da creare un arco.
Avvolgete la corda intorno ad un bastone di circa 30 cm con un diametro di 2cm (non resinoso) il più secco e duro possibile. Il bastone fungerà da trapano, create quindi una punta a una delle estremità.
Per non ferirvi la mano e per fare pressione sul bastone coprite la punta superiore con un legno duro o una pietra convessa o una conchiglia o un guscio.
Ora, preparare una tavoletta di legno secco spessa almeno 1 cm, che fungerà da base.
Non utilizzate mai legno resinoso come il pino ma orientatevi a legna come il salice, il pioppo...
Sul lato più largo della tavoletta scavate nella parte superiore un buco poco profondo (ad almeno 1 cm dal bordo), mentre nella parte inferiore corrispondente al buco fate una scanalatura a forma di V rovesciata, che servirà a raccogliere la polvere prodotta dallo sfregamento dell'archetto con la tavola.
Proprio in questa polvere nerastra prodotta, si formerà la scintilla.
INFORMAZIONI UTILI:
Tanti fuochi piccoli emanano più calore di uno solo grande. Un fuoco grande è anche più difficile da alimentare e da controllare.
Le pietre troppo morbide, bagnate, porose o che contengono umidità se messe sul fuoco possono esplodere causando ferite anche mortali.
Per accendere un fuoco scegliere un posto riparato dal vento per non disperdere il calore e per farlo durare di più, ad esempio a ridosso di una parete.
Si ricorda che le braci riscaldano di più della fiamma e sono ottime per arrostire, mentre la fiamma viva è più utile per bollire e cuocere.
LA LEGNA UMIDA produce fumo e può essere utilizzata per tenere lontani fastidiosi insetti.
LA LEGNA VERDE brucia lentamente.
LA LEGNA SECCA prende fuoco più facilmente e produce una fiamma nitida e forte.
IL LEGNO TENERO fa più luce del LEGNO DURO.
alessandro.giuriani@gmail.com
La gente buona ti dà sui nervi? Visita anche il blog ELEMENTO DI DISTURBO
S'i fossi foco arderei 'l mondo (Cecco Angiolieri)

domenica 29 gennaio 2012

Baita Fai Da te n. 5: La scatola fotografica

Chi osa sfidare il maschio alfa?
Conoscete i discepoli che superarono i maestri? 
Ci fu Giotto che surclassò il povero Cimabue. Platone che si eresse sulle spalle del grande Socrate. Mourinho che ha vinto più coppe del leggendario Bobby Robson di cui faceva l'interprete al Benfica.
Su Baite nell'Oceano Sem Paton, maestro delle Baite fai da Te, trema e aggrotta il suo sopracciglio da barbagianni: due allievi osano sfidarlo sul suo terreno.
Il vecchio lupo sarà ancora il maschio alfa delle Baite?
Prima conosciamo i due lupacchiotti sfidanti: sono Alessio e Stefano, due ragazzini di seconda media che ci propongono LA SCATOLA FOTOGRAFICA.
L'idea che li muove è quella del ritorno alle origini: cosa c'era prima di pixel, display e diavolerie arimaniche digitali? C'era l'ottica pura, con lo studio dei suoi effetti. 
Il genio umano li ha compresi e ci ha regalato il prodigioso apparecchio fotografico.
Ma tutto nasce da qui. Concentratevi, parlano Alessio e Stefano, mentre Sem Paton si rode.

Il progetto dei lupacchiotti

         Mossi dalla curiosità e dalla facilità con cui si può creare una macchina fotografica stenopeica, abbiamo progettato una “macchina fotografica”   utilizzando una scatola di scarpe. Da un lato abbiamo creato un piccolo foro (stenopeico), mentre dall’altro, per poter visualizzare l’immagine che entra, abbiamo montato un foglio opaco. Dopo aver annerito la scatola internamente, la stessa riproduceva le immagini captate all’esterno, in modo capovolto.
A scuola ci siamo fermati a questo livello, ma con pazienza si potrebbe creare anche il supporto che capta l’immagine (pellicola). Ovviamente occorrerà sigillare la scatola per evitare che entri luce, chiudendo  la finestra di carta opaca situata sul retro e l’obiettivo  sul davanti, che verrà aperto solamente nel momento in cui si “scatterà” la fotografia.
Ecco la macchina in lavorazione e il riassunto dei componenti necessari:

Mettiti in posa!



     Per costruire la macchina fotografica abbiamo avuto bisogno di: un cutter, colla o nastro adesivo, forbici dalla punta arrotondata, e carta da lucido.
     Abbiamo iniziato col tagliare la parte più corta della scatola con il cutter.
     Abbiamo fatto un foro sul lato opposto utilizzando la punta del cutter.                 
Abbiamo successivamente posizionato la carta da lucido e ritagliato il contorno del cartone, e con la cornice ottenuta abbiamo incollato la carta da lucido. 
Con un pennarello nero abbiamo colorato le parerti e abbiamo posizionato la cornice in mezzo al cartone. 
Infine abbiamo chiuso la macchina fotografica col coperchio e abbiamo puntato la macchina fuori dalla finestra.
Il risultato era che le cose o gli oggetti si vedevano al contrario!
Capito Sem Paton? Tiè.

alessandro.giuriani@gmail.com
Ti è piaciuto? Dillo a un amico!
La cosa migliore della fotografia è che non cambia mai, anche quando le 
persone all'interno di essa lo fanno.
(Andy Warhol)

domenica 1 gennaio 2012

Baita Fai Da Te n. 3: dalla brace al detersivo


Come il lunedì è il giorno della luna, così martedì è il giorno di Marte. Venerdì è dedicato a Venere, ma alla domenica non si scappa! La intitoliamo da oggi all'autosufficiente Sem Paton.
Sem Paton ce l'ha!
Pensavamo forse a lui come ad una specie di solitario, villoso cow-boy che si costruisce rifugi contro ogni pericolo? Un ringhioso abitante dei boschi che si prepara ad un'epoca post-atomica? Un essere tutto tecnica e nessun fronzolo?
Equivoco! A sorpresa oggi scopriamo che è anche un amante dell'igiene, delle lenzuola profumate e della biancheria morbida. Se volessimo estremizzare, ci potremmo vedere anche una punta di femminilità. Forse che anche i duri hanno un cuore rosa shocking?
Eccovi la Baita fai da Te di oggi, sedetevi e rilassatevi.


La Baita ha il problema di riciclare carta e cassette di legno!
Dov'è Santa Fe? Lì in verde!
Sem Paton propone il Fai da Te della signora Luigia, classe 1880. (nata a   San Martín De Las Escobas, Santa Fe, Argentina).
(1) prendiamo tutta la carta che non usiamo,e la mettiamo a macerare in acqua.
Con pazienza, dopo alcune ore, utilizzando la carta macerata, facciamo delle grosse palle di circa 10 centimetri di diametro, premendo forte per eliminare l’acqua il più possibile.
Le palle di carta le mettiamo al sole per alcuni giorni e quando sono asciutte ..abbiamo a disposizione un ottimo …carburante per il caminetto o la stufa a legna..
La grande signora Luigia
Un fuoco “morbido” vi riscalderà.
(2) mentre le palle di carta,piene di energia, bruciano, mettiamo nel caminetto anche quelle scatole di legno o cassette ingombranti fastidiose da buttare…e alla sera tutta quella cenere sul fondo del caminetto si trasformerà con un po’ di pazienza in un potente sapone…sì avete capito bene !
La signora Luigia ci tramanda la ricetta della Lisciva!

La LISCIVA

La lisciva o liscivia è una soluzione liquida, ottenuta dalla semplice bollitura di cenere setacciata.
La lisciva è un detersivo naturale...tuttavia naturale non significa totalmente innocuo. E' comunque da considerarsi un detersivo a tutti gli effetti, poiché la reazione chimica che avviene tra la cenere e l'acqua attraverso la bollitura conferisce all'acqua, potenziandolo, il potere detergente, ma anche leggermente corrosivo che è naturalmente proprio della cenere...
Sem Paton felice dopo il suo bucato
Veniva usata da siore Gige  soprattutto per lavare e sbiancare i tessuti, ma anche per tutte le altre pulizie casalinghe e, estremamente diluita, anche per la pulizia di tutto il corpo, grazie al suo potere detergente, sgrassante e disinfettante e al delicato e piacevole odore che rilascia.


Ciò che serve:
CENERE e ACQUA in un rapporto 1: 5 (ovvero 1 bicchiere di cenere per 5 bicchieri d'acqua)

Come fare:
-       Setacciare la cenere.
-       Disporla in una grossa pentola (espressamente destinata a questo uso), rispettando il giusto rapporto cenere/acqua ed aggiungervi l'acqua.
-       Portare ad ebollizione, a fuoco lento, mescolando di frequente all'inizio e di tanto in tanto quando la cottura si è stabilizzata.
-       Far bollire circa 2 ore. E' consigliabile, verso fine cottura, assaggiare giusto una goccia del composto da posare sulla lingua per valutarne la potenza: se ha bollito sufficientemente pizzicherà appena. Non eccedere nella bollitura, in quanto la lisciva ottenuta diventerebbe troppo forte ed aggressiva per la pelle e per l'ambiente.
-       A cottura ultimata, lasciare raffreddare e decantare.

-       Preparare un recipiente e qualche straccio di cotone pulito che non scolorisca.
-       Tendere sul recipiente lo straccio.
-       Versare il contenuto della pentola sullo straccio nel recipiente, con l'accortezza di non agitare il liquido, cercando cioè di mantenere separata la parte solida da quella liquida. Se necessario ripetere questa operazione per ottenere una lisciva (ovvero la parte liquida) più filtrata e quindi più limpida
-        Si otterrà così un liquido abbastanza limpido, facile da conservare, per lunghi periodi, in recipienti di vetro o plastica.

alessandro.giuriani@gmail.com
Ti è piaciuto? Dillo a un amico!
      Con quale desiderio entra nell'anno nuovo? Con il desiderio di essere risparmiato da domande del genere!
(Karl Kraus - giornalista di fine '800)

mercoledì 14 dicembre 2011

Baita Fai Da Te n° 2: l'odontotecnico all'aglio

Sem Paton di oggi
Vi ricordate l'apprensivo Sem Paton? Ma sì! L'autore di una storica Baita Fai da Te che resiste in prima posizione da due settimane e che vedete qui a destra! Il Ricevitore al Limone.
Ora, come sappiamo, Sem Paton è attrezzato per far fronte a tutte le calamità: di mare, di terra e di fuoco. 
Addirittura lui evoca le catastrofi, le corteggia con un brividino sotto pelle. Brama sfidarle con le sue lunghe braccia e uscirne vincitore come un eroe antico. Guai a minimizzare un pericolo, per lui è un tentativo vigliacco di imboscarsi. Fremente segue meteoriti in collisione con la terra, satelliti precipitare sul suo orto, vulcani eruttare sotto il box. 
Oggi, novello Robinson Crusoe, si immagina naufrago solitario e - ahimè - afflitto da mal di denti.
Chissà come ha sviluppato l'idea di questo bislacco pericolo: si sa che tra lui è il mare (adriatico naturalmente) c'è sempre una canna da pesca e un cestino di orate.
E si sa anche che tra lui e un odontotecnico ci sono solo tre fermate di autobus.
Quisquilie, bazzecole, stupidaggini.
Oggi lo sciamano Sem Paton si trova con un ascesso in un'isola deserta del pacifico.
Ascoltate e imparate:



Sei in alto mare e un dente ti fa male……..
Pur di calmare il dolore….si prova….
Prendo  uno spicchio d'aglio, lo schiaccio con una forchetta e me lo infilo in bocca, posizionandolo delicatamente tra il dente e la parete interna della guancia. 
Oh ma che fragranza...

Sapore incredibilmente fastidioso ed alito pestilenziale a parte, l'aglio è  una benedizione dal cielo.
Documentiamoci:
Nella Prima Guerra Mondiale per esempio l'aglio veniva utilizzato come antisettico per le ferite e per fermare le cancrene.
Chissà che fiattella in trincea...

Tutto sembra merito dell' allicina, un potente antibiotico naturale che ha azione antisettica in una marea di situazioni. L'allicina viene rilasciata quando si schiaccia o si trita l'aglio
Non solo aiuta a fermare il dolore, ma contribuisce a combattere l'infezione attraverso le sue proprietà antisettiche.
Come utilizzarlo? Semplice: o lo si schiaccia e lo si tiene vicino al dente dolorante, oppure lo si trita, aggiungendo una piccola quantità di sale, e lo si posiziona nei pressi del dente incriminato.
Sollievo nel giro di pochi minuti, ve lo assicuro.

Caro Sem Paton, sai cosa ti dico? Ridammi il buon vecchio dentista trivellatore di gengive!

alessandro.giuriani@gmail.com
Ti è piaciuto? Dillo a un amico!

Feci notare al mio dentista: "Ho i denti gialli". Lui mi rispose: "Ha provato a indossare una cravatta marrone?".
Rodney Dangerfield (attore)

domenica 27 novembre 2011

Baita Fai da Te n°1: Il Ricevitore al limone


Il profetico Sem Paton, prezioso commentatore di Baite nell'Oceano, è noto per essere pronto in caso di ogni catastrofe.
Che sia nucleare, naturale o extraterrestre, nessuna calamità lo troverà mai impreparato.
Nei giorni scorsi ha immaginato lo scenario della sua regione improvvisamente isolata e annientata. 
Si è visto nei panni dell'ultimo sopravvisssuto che deve captare messaggi costruendo un apparecchio ricevente con gli ultimi residui rimasti.
Ha teorizzato, progettato e sperimentato. Ha definito ogni dettaglio di costruzione e infine ha mandato al Blog il prodotto assemblato.
Con immenso piacere postiamo la Baita Fai da Te n°1: il Ricevitore al Limone.
Vi lascio a Sem Paton, l'ultimo sopravvissuto alla disperata ricerca di messaggi radio da altri esseri viventi.

Chiameremo "Ricevitore al Limone" questo ricevitore primordiale che sfrutta le proprietà elettromagnetiche dell'agrume.
Oltre al limone, disponete soltanto dei seguenti oggetti trovati per caso vicino alla raccolta dei rifiuti o nella soffitta o cantina del luogo ove siete:
1) una vecchia cuffia o una cuffia del vostro PC.; 
2) una matassa di filo elettrico di rame (Non ha importanza la sezione) magari anche isolato, lunga pressappoco una ventina di metri e lasciata come scarto da elettricisti.
Vanno bene anche spezzoni di filo elettrico isolato uniti fra loro sino a raggiungere sempre una ventina di metri.
3) un supporto di cartone cilindrico, di quelli che si usano per contenere la carta igienica;
4) filo di rame smaltato proveniente da un vecchio campanello elettrico, da un relè rotto oppure da un motorino o trasformatore di alimentazione di un giocattolo rotto;
5) Uno spezzone di filo elettrico per andarsi a collegare alla Massa (Terra) del vostro balcone o al tubo zingato dell'acquedotto (mai del gas).
Alla fine, seguendo le poche istruzioni che seguiranno, otterrete il seguente strano apparecchio ricevente: 
Oggetti del sopravvissuto Sem Paton

Il supporto di cartone contiene circa 90 spire di filo smaltato;
















I coccodrilli gialli vanno collegati all'antenna esterna (Cavo nero) e al capo inferiore della bobina;
Il capo superiore della bobina va collegato alla prima forchetta conficcata in un limone; 
Alla stessa forchetta va collegato anche uno dei due coccodrilli verdi. 
L'altro coccodrillo verde va collegato al capo centrale della cuffia. 
Il cavo rosso ha due coccodrilli: uno va collegato ad altra forchetta conficcata nello stesso limone e l'altro al capo esterno della cuffia. 
In questo caso la cuffia è del tipo Mono. Se la cuffia fosse del tipo Stereo, dovrete unire o circuitare fra loro i due capi centrali. 

Capterete qualche segnale radio in onde medie e voci che si accavallano. 
E' un primordiale ricevitore radio tutto particolare ed ESCLUSIVO. 

Mio commento: certo bisogna essere un po' pratici per riuscire a seguire tutta la procedura, però sai che soddisfazione?
Non vedo l'ora di essere l'ultimo sopravvissuto in una landa spazzata da bufere nucleari. 
Ce l'ho fatta dopo mille tentativi! Ho messo insieme il mio ricevitore ad onde medie usando un limone e un rotolo di carta igienica radioattivo. 
Eureka!
Finalmente salvo! Capto un segnale flebile, bip bip bip.
No, non può essere, è Radio Maria!

Amo molto parlare di niente. E' l'unico argomento di cui so tutto.
                                                                               Oscar Wilde

alessandro.giuriani@gmail.com

Ti è piaciuto? Dillo a un amico!