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venerdì 23 marzo 2012

Baita del running n. 8: siamo rondini o pollastri?

Segui la rondine!
1526 runners a Cividale del Friuli per la Marcia delle Rondini non sono bruscolini. Questa volta le colline dell'Estremo Oriente d'Italia non hanno tradito la loro fama: cielo nuvoloso, pioggerellina leggera e rigoglio di natura verde.
Le aspiranti 1526 rondini si dividono in due percorsi: quello da 6km per i gaudenti che corrono nel centro storico del borgo e quello da 23km per i penitenti che si sciroppano 600m di dislivello fino al Santuario di Castelmonte e ritorno. Il percorso medio da 12Km è stato cancellato la sera prima e oramai le alternative sono due: godere o espiare.
Si sceglie l'espiazione, gambe in spalla e via dietro il logo della rondinella bianca che marca il percorso dei 23km. Al 6°km l'inizio della salita, la prima fame, il primo ristoro e la voce saggia del ristoratore: "non stare ad ingolfarti che la salita è lunga!". Orpo. In genere cercano sempre di minimizzare, vuoi vedere che stavolta è brutta davvero.
Ragazzi che mazzata. Se lungo i 5Km iniziali ci scrutavamo l'un l'altro magliette e accessori come adolescenti di sabato pomeriggio, oramai la salita livella tutto e tutti. Una colonna di pollastri che volevano essere rondini si trascina per il sentiero sterrato, denti stretti e cosce dure.
Le rondini si cibano di salame
Non finisce più, ma nel suo genere è bellissima. Si regredisce alla soddisfazione infantile di mettere un piede davanti all'altro. Su fino alla cima, avvolta dalla nebbia fredda come si conviene alla tradizione di Castelmonte.
E' il 12°km, un nonnulla in gare normali, eppure si nota la palpebra barzotta delle grandi fatiche. Gli psicologi del ristoro approntano un cartello invitante in arte naif che riattizza subitanea l'attenzione. Con un the caldo in mano ci si lamenta della salita, ma un runner in vena di ottimismo mi ammonisce prontamente "vedrai la discesa, è ancora peggio!".
Discesa in paradiso
E invece non è vero. Finalmente le gambe girano un po' più velocemente, i chilometri si susseguono più rapidi e la collina non sembra più un drago da domare. Le cosce dure ora bruciano per lo sforzo di controllare il corpo, ma è una corsa folle e allegra.
Fino al 19°Km, utimo ristoro presso la storica sede della Casa del Miele di Gigi Nardini. Il titolare è una celebrità delle Valli del Natisone, sosia sputato di Luciano Pavarotti e pare sia comparso una volta persino nel TG1 delle 20.
Sempre con il solito the caldo, nasce un dibattito acceso tra runner in debito di glucosio: è stata peggio la salita o la discesa? Un po' come chiedere se preferisci le bionde o le more. Si discute senza costrutto e poi ognuno riparte per gli ultimi 4km con la sua opinione di prima.
Sembra ormai fatta, ma i sadici organizzatori ripropongono un paio di salite  perchè siamo nati per soffrire. 
All'arrivo noi pollastri siamo ufficialmente rondini di primavera. Ora voglio un nido con un piatto di pasta.


alessandro.giuriani@gmail.com
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Vado così forte in salita per abbreviare la mia agonia.
(Marco Pantani)

giovedì 15 marzo 2012

Baita del running n. 7: Il brodo primordiale

La partenza è tutto un programma
Quando si dice una gran gente e un gran sole. Sarà il territorio pianeggiante che invita ad una camminata? Sarà che a Gonars (UD) la macchina organizzativa era un vero orologio friulano? (a proposito, in lingua gli orologi locali si dicono "arlois", vengono fabbricati a Prato Carnico e sono fichissimi). Fatto sta che la Cjaminade tra Amis è stata un vero evento.
Sotto tanti aspetti.
1) I PERCORSI: sono quattro, per tutte le gambe e per tutti i polmoni. Vanno dai 6 ai 30km. Come sempre consiglio (e corro) il più lungo: nello sforzo di ingegnarsi a trovare un percorso di 30Km, gli organizzatori si sbizzarriscono e i runner si divertono. In ordine di divertimento ho trovato un rettilineo di quasi 4Km (dal 7° all'11°Km), mille stradine sinuose tra i pioppi, qualche chilometro sulla sabbia battuta vera e propria, un tratto da brivido a bordo autostrada protetto solo da una rete di metallo e qualche centinaio di metri naturisti su un terreno marrone, morbido e sospettosamente organico.
Terra Cielo Rettilineo
2) I CONCORRENTI: ognuno fa quello che gli pare (che meraviglia). C'è chi corre per 6Km,  chi cammina per 20Km. Persino mi è parso di scorgre un cinghiale in un pioppeto isolato, ma mi sono subito tranquillizzato. Era un atleta momentaneamente accovacciato tra i cespugli che aveva la medesima silhouette dell'animale selvatico. Non ho indagato oltre.
3) I RISTORI: non sta scritto da nessuna parte che un runner debba essere anoressico, ma nemmeno che lo si debba rimpinzare come un tacchino di Natale. Scherzo, adoro quando le signore a bordo strada mi coccolano con i loro manicaretti
Siamo runner o puerpere?
I ristori richiamavano un pranzo primaverile di prima comunione. Inizio tranquillo: ai 5 e 10Km consuete fette biscottate, the e integratori. Già ai 15km l'asticella si alza: un allegro gruppo di ragazzi disabili propone panini al salame in fila nel vassoio come soldatini. 
Il colpo di grazia


Ma al 25°Km è il trionfo della Dieta della Bassa: per tutti gli atleti brodo di gallina con formaggio grana, nemmeno avessimo partorito due gemelli ciascuno. Per coloro i quali volessero un ulteriore apporto proteico, ecco un musetto caldo caldo che aiuterà le stanche membra fino al traguardo. Signore siete fantastiche.



alessandro.giuriani@gmail.com




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Un idealista è uno che scoprendo che la rosa ha un profumo migliore di un cavolo, conclude che farà anche un brodo migliore
(Henry Louis Mencken - giornalista)


venerdì 2 marzo 2012

Baita del running n. 6: 900 corridori e un purcìt!

L'eccentrica fotografia delle alghe 
Domenica di nubi, vento e sole nella Bassa Friulana. Insieme. Così come insieme erano i circa 900 partecipanti alla scoperta del fiume Stella: chi di corsa, chi camminando, chi a due e chi a quattro zampe.
Pe chi concepisce la corsa non solo come un esercizio fisico, ma come una vera disciplina mentale il percorso più adatto è quello da 21Km (gli altri due sono da 7 e 12Km).
Si parte da Teor (UD). I primi 5km si percorrono in gioiosa compagnia., costeggiando il fiume su un sentiero sterrato. Basta un piede in fallo e op-là! sei a mollo come un cavedano. In realtà tutto fila liscio, nessuno deve essere ripescato e c'è chi si diverte a modo suo fotografando le alghe nell'acqua trasparente. Dal 5° al 12° Km vi è la parte storica del percorso: nel borgo di Ariis si attraversa la duecentesca Villa Ottelio Savorgnan. Finalmente il gruppo si sgrana, la corsa prosegue più individuale. Per 3-4Km le scarpine psichedeliche da gara attraversano i vialetti medievali del parco e i suoi ponticelli di legno tra i salici ancora marroni. Si percepisce lo spirito di un certo Friuli: solitario, selvatico senza concessoni al superfluo.
Il purcìt!
La sensazione di privilegiata solitudine è ampliata dalla pianura, dai filari infiniti di pioppi e dal cielo sterminato. Un incanto, sul serio.
Nessun segno di vita fino al ristoro dell'11°Km, quando un anziano esce dalla sua corte portando a spasso un maialino tutto nero, un purcìt come si chiama da queste parti.
Un bellicoso gruppo di runner vorrebbe deviare dalla retta via, fare la festa al povero suino e ricavarne salsicce. La lingua friulana possiede anche un verbo per questa sanguinaria operazione: purcitàr
Prevale comunque la fazione vegana: il 
maialetto peloso e nero viene lasciato stare, anche perchè assomiglia più a un cane che a un futuro cotechino.
Si continua a viaggiare sullo sterrato tra argini e vigneti fino al 17°km, quando ci si riunisce con gli altri due percorsi in corripondenza dell'ultima sosta: crostatine idrogenate anche qui, ma dove ne avranno prese così tante? Nessuno però va tanto per il sottile, l'importante è avere l'ultima scorta di carburante per i restanti 4km. 
Beata solitudine
Si arriva alla fine e invece di inutili medaglie, il riconoscimento è un vaso di ciclamini variopinti, screziati di rosa e bianco.
Peccato non si possano mangiare al posto delle insane tortine dei ristori.


alessandro.giuriani@citroen.com
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I cani ci guardano dal basso. I gatti ci guardano dall'alto. I maiali ci trattano da loro pari.
(Winston Churchill)

sabato 25 febbraio 2012

Baita del running n° 5: Tesserato n° 100, presente!

Correre con la tessera di una società è un po' come indossare per la prima volta una giacca dopo essersi sempre messo la felpa.
Ti senti un po' più responsabile, anche dell'immagine, e persino un po più parte della storia.
Quando fu la vostra prima giacca? La mia fu per un'uscita serale scolastica al Teatro Nazionale di Milano con tutta la classe per assistere alla Mandragola di Machiavelli.
La prima corsa con la tessera fiammante n° 100 dell'Olimpia di Terenzano è stata a Campolongo di Tapogliano (UD) in occasione della Marcia del Dono (6 - 12 o 18Km).
Logo vampiresco, ma rende l'idea
Dono inteso come donazione di sangue, una delle cause più comuni ma anche più necessarie di volontariato.
Il logo della gara è un po' vampiresco, ma insomma rende l'idea. Niente messaggi subliminali: corri, sbuffa e porta due bei sacchetti di sangue.
XI premio, voglio quello!
L'Olimpia di Terenzano si è presentata in massa: il nostro presidente saluta con un sorriso alla Moratti ed una acconciatura da centravanti sudamericano. Confesso di emozionarmi.
Con avidità osservo i premi in palio per i gruppi più numerosi, li voglio tutti, ma soprattutto la formaggella del caseificio Joanis di Aiello del Friuli (11° premio). Per quella fare i follìe. Temo invece la cravatta (9° premio) e l'innaturale abbinamento panettone-essenze del 7° premio. Non vorrei mangiarmi un dolce con canditi di Chanel.
Una nota di servizio per i non-friulani: i premi 4°, 5° e 6° (Fiori+Pinza) potrebbero apparire un'accoppiata strana. Fiori per lei (romantica e coccolosa). Pinza per lui (praticone e riparatore).
Assolutamente no. La pinza è un delizioso pane dolce di queste parti che si mangia spesso in inverno.
Per la cronaca, l'Olimpia di Terenzano si aggiudica il primo premio. Siamo i più numerosi! Peccato che il freddo non ci permetta di sfoggiare le nostre fantastiche magliette arancio e blu, ma ancora poche settimane e saremo visibili ovunque.


All'assalto!


La gara si snoda tra i campi ed è popolata sia da camminatori che da runner. Da lontano sembriamo tanti leprotti sparsi per la pianura a perdita d'occhio. Beh non sempre così sparpagliati. Ogni 5Km si notano assembramenti equivoci. Zoomiamo più vicino: pingui signore sessantenni in tuta, atleti anoressici, quadrupedi di razze indefinite. Tutti assiepati intorno a un tavolino che trabocca d ogni ben di Dio.
E' il ristoro. O forse un pranzo di battesimo. Ogni vassoio è una sorpresa, grazie signore campolonghianesi (si chiameranno così??). Torte, tortelli, tartine, ciambelle. Persino salame, pane fresco e frammenti di uova di Pasqua. Si percepisce anche un sentore di vino rosso in giro, ma deve essere ben mimetizzato tra le damigiane di the caldo.
Giusto così: donare sangue debilita e bisogna essere sostenuti da un'adeguata dose di calorie per tenere duro.
Teniamo duro anche noi runner negli ultimi chilometri, sulla strada asfaltata del paese. Dopo i sentieri sassosi dei campi, ora si corre morbidi come sul tappeto rosso degli Oscar fino al gonfiabile del traguardo.
Il tempo di salutare il presidente, rifocillarsi tutti insieme e per i veri affamati prendere atto del perentorio cartello ammonitore. GUAI A CHI ARRIVA PRIMA DELLE 11.30!






alessandro.giuriani@gmail.com

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E' meglio avere il fiato corto e le gambe pesanti piuttosto che avere le gambe corte e il fiato pesante.
(Mario Setragno - autore del Dizionario della Corsa).



martedì 21 febbraio 2012

Ultras in Baita (attenzione: contenuti espliciti)

E' risaputo: i nomi e i simboli presenti nelle curve degli stadi non sono esattamente illustrazioni per Orsoline. Inneggiano a gruppi armati, disegnano teschi, diti medi e faccioni del Che Guevara. Tutti uguali: finiscono per essere talmente ripetitivi e noiosi da fare sbadigliare.
Beh, non proprio tutti: eccovi una classifica dei nomi e simboli più originali degli ultras nel mondo. Ringrazio i tifosi del Fiorenzuola per una parte del materiale presente nel loro blog.
Si inizia dal basso, dalla decima posizione.

10) GLI ARETUSEI DI SIRACUSA. Rappresentati da un Asterix un po' Bob Marley della Gallia Antica: avvolto in una nube di fumo, aluccia dell'elmo piegata e passo malfermo. Parrebbe che il suo pusher abituale, il druido Panoramix, abbia rivisitato in chiave giamaicana la ricetta della famosa pozione magica.

9) GLI ULTRAS DEL GOTEBORG. Saliamo di latitudine, la città svedese sul Mar Baltico partorisce una tifoseria devota a Capitan Findus, almeno a giudicare dal marinaio barbuto con la pipa che compare nel loro simbolo.




8) I MOLOSSI SEZIONE NOCERINA ALCOLICA DI NOCERA (SA). Quando si dice la potenza di uno slogan azzeccato. C'è da chiedersi perchè il famoso marchio di liquore francese non affidi la sua campagna di marketing ai creativi tifosi di Nocera.







7) LA MANCHA VERDE DEL PALMEIRAS (Brasile). Mancha in portoghese significa macchia, nel senso del colore della divisa sociale. Qui viene usato il nemico di Topolino Macchia Nera, vestito di verde Palmeiras che balla la samba. Solo i brasiliani...

6) LA FOSSA LARIANA DI COMO. Chi siano non lo so, gli strani ometti blu, sono alti suppergiù due mele o poco più. Simpatico il tifo come divertimento, ma un appello: cambiate il disegnatore! Quei puffi sembrano due guardie penitenziarie.







5) I SYMMACHIARI DI OVIEDO (Spagna). Nemmeno nei sogni più sfrenati si sarebbe potuto immaginare che il greco antico irrompesse negli stadi. E' successo a Oviedo: Symmachiari significa "coloro che combattono insieme", ovvero "alleati". Quale miglior simbolo del mitico Muttley della Corsa più pazza del mondo? Chissà se quando la loro squadra segna un gol, loro mormorano con voce roca "medaglia, medaglia, medaglia".




4) LA CURVA M...DEL LUGANO (HOCKEY SU GHIACCIO). Che gli Svizzeri fossero degli eccentrici lo sapevamo. Ma autonominare se stessi come deiezioni supera ogni immaginazione. Unica spiegazione è che, in quanto produttori di cioccolato, ci tengano a distinguere correttamente i due elementi: come recita il proverbio, non confondiamo la m...con il cioccolato. Appunto.




3) GLI ULTRAS MOZART DI SALISBURGO (Austria). Suoneranno i violini invece dei tamburi? Il capo tifoso metterà in scena un Don Giovanni durante l'intervallo? Anzichè fischiare l'arbitro lo contesteranno con le note soavi di flauti traversi? Intanto il grande compositore rivive in curva con sciarpa viola-rossa e pettinatura settecentesca. 

2) I TIFOSI ARISTOCRATICI DEL LECCO (LC). Si sa, in ogni gruppo è sempre presente un'élite che rifiuta di confondersi con la massa e ricerca sempre la compagnia dei suoi pari. Un po' come i lord in Inghilterra o la corte di Versailles, anche a Lecco i veri nobili si identificano immediatamente persino in curva. Ci pregiamo di riprodurre il loro stemma su Baite nell'Oceano.

1) I GROBARI DEL PARTIZAN BELGRADO (Serbia). Per chi non mastica il serbo, i Grobari sono i becchini. Avendo la squadra del Partizan una divisa prevalentemente nera, i loro sostenitori si sono ispirati all'uniforme analoga dei necrofori. Hanno creato un logo di ispirazione dickensiana: la silhouette di un beccamorto in marsina e cilindro che scava una fossa. Bisogna dirlo, nel macabro hanno dimostrato di essere artisti. E l'arte non si discute, si ama e basta. Cosa ne dite?

alessandro.giuriani@gmail.com
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Gli italiani perdono le partite di calcio come se fossero guerre e perdono le guerre come se fossero partite di calcio.
(Winston Churchill)



martedì 14 febbraio 2012

Baita del running n. 4: Un piedipiatti sulle Pagnacco Hills

Chiariamo subito un dubbio, così non si offende nessuno: il piedipiatti è il sottoscritto. L'ilusione era di essere etereo come un etiope e invece un filmino amatoriale mi sbertuccia con due piedoni a papera e il passo di Giuliano Ferrara.
Penna Nera fuori alla partenza
Atmosfera alpina domenica a Pagnacco, borgo collinare di 5.000 abitanti a pochi km da Udine.) I 500 iscritti alla Marcia di San Valentino pesano come se alla Maratona di Berlino partecipassero in 350.000. L'associazione locale di alpini organizza la gara.
Alla partenza è subito chiaro che oggi è una cosa seria: al parcheggio entrano solo gli atleti, identificati da niente altro che una tuta e una faccia da freddo. D'altra parte la temperatura è -3° e tira aria profumata di neve.
Fogolàr dentro alla Baita 
Le iscrizioni vengono raccolte in un baita in pietra e travi a vista che fa passare la voglia di uscire a correre. Contribuisce
all'atmosfera conviviale uno spendido fogolàr acceso in mezzo alla sala. Quasi quasi una cioccolata calda, un bel coro di montagna e addìo gara. 
A proposito di gara, il percorso è un suggestivo nastro di strada su e giù tra i verdi secchi dell'erba invernale.
Dopo 5km il primo ristoro è sotto il chiosco della storica latteria friulana Cospalat, veri maghi regionali del Marketing di strada. Nemmeno in questa occasione si smentiscono. Accanto al the caldo sono impilati opuscoli di ricette che tentano anche il runner più ascetico. Lasagne gorgonzola, funghi e zafferano
polpette di polenta e formaggio e altri piatti dietetici analoghi. Faccio tesoro della preziosa pubblicazione, me la caccio nella tasca della giacca in wind stopper. Mi terrà compagnia al traguardo arrotolata come un giornale di altri tempi. Come succedeva prima dei tablet.
Il primo delizioso ristoro
Dal 5° all'11°km raggiungo e supero in salita un puntino giallo fosforescente. Ci parliamo quando scolliniamo vicini, si chiama Giampaolo e mi invita ad unirmi alla sua società, la gloriosa Olimpia Terenzano. Molto volentieri, stavo proprio cercando un gruppo podistico con cui correre. Giampaolo viaggia a 5'/km costante come un treno merci, ha 60 anni e lamenta di non avere più i tempi di recupero di un ventenne. Sopravviverai, caro Giampaolo.
Gatorade? Prrrr!
Dopo l'ultimo ristoro tra i boschi la corsa è tutta in salita per gli ultimi 3-4km, all'arrivo le facce sono un po' tirate, ma gli alpini hanno il rimedio universale, come si può vedere qui a destra.  Al diavolo le bevande isotoniche, e che Dio stramaledica gli astemi!


alessandro.giuriani@gmail.com
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E' meglio realizzare una buona idea che trovarne una migliore.
(Paul Valéry - scrittore)



domenica 5 febbraio 2012

Baita del running n. 3: fischia il vento eppur bisogna andar

La mattinata è di quelle che invitano alla meditazione sotto il piumone: -6° e vento a 80Km/h.  
In questi casi pensare è deleterio, molto meglio vestirsi caldi a strati e via.
La gara è ad Adorgnano (UD) e ha il nome rassicurante di "Camminando in compagnia". Una cosa si impara frequentando le gare domenicali: il nome serve a nascondere. Quanto più è rassicurante, tanto più devi temere. 
Le sirene dei gaudenti
Le distanze da scegliere sono tre: 8km, 14Km e 19Km. Si opta per il lungo, sperando che la bora non soffi troppo in senso contrario. Ci affidiamo a Santa Apollonia, santa della festa a cui la corsa è dedicata. Martire egiziana patrona degli odontotecnici, saprà sicuramente calmare le bufere e rialzare di 10° le temperature. 
Dopo esserci iscritti in un tendone caldo, (costo 2,50€), Santa Apollonia ci tenta con lussi da pigra domenica.
Proprio in corrispondenza della partenza gli atleti sono allettati dalle sirene dello svago. Frecce seducenti ricordano che è possibile ballare, bere, mangiare e persino misurarsi in briscole accanite. 
Ma non è finita! La gara nasconde un incredibile giallo. Un altro cartello poco lontano avverte in nero che è accaduto un episodio di cronaca nera. Niente di meno di un atto vandalico sulla corsa. 
Un evento inquietante, che sembra ripetersi già da due anni: una fonte anonima, ma attendibile confida che sono stati divelti alcuni cartelli direzionali sul percorso di gara.
Le supposizioni si accavallano: personalmente propenderei per il campanilismo invidioso del paese vicino che vuole sabotare la competizione. Al contrario, il responsabile sembra essere il padrone di un campo che rifiuta l'idea che un gruppo di podisti possa calpestare i suoi possedimenti. Tant'è, si gareggia con un km di meno.
La maggior parte del percorso è su uno sterrato collinare dai panorami suggestivi. Le alpi sono a nord, mentre a est splende il sole e si attraversano boschi e ruscelli ghiacciati.
Qualche passaggio è sulla strada, ma un assennato cartello anche in questo caso ci dà la dritta giusta:
Con un brivido da stuntman occhieggio pronto a balzare di lato per evitare di essere investito, ma gli automobilisti si rivelano più civili di quanto temano gli organizzatori.
Una parola particolare merita il ristoro dei 5km, un vero padiglione di festa. Palloncini colorati, signore sorridenti sotto strati di lana e persino - siamo o no in Friuli? - un bel fuoco acceso vicino. Mancava una polenta calda e la gara sarebbe finita lì, con il contorno di una gara di briscola on the road.
All'arrivo salutiamo il tendone caldo come profughi dell'Antartide e per festeggiare alla faccia di Monti stanzio 7€ per i biglietti di un pesca di beneficienza. Risultato? Ho vinto un pacchetto di wafer, ma mi sono sentito parte di quell'atmosfera ancora per dieci minuti.
Infine un ringraziamento di cuore a tutti i volontari che hanno presidiato il percorso. Noi correvamo a -6°, ma loro erano immobili agli incroci per aiutarci.
Graciis ragazzi.
alessandro.giuriani@gmail.com
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La mente è come un paracadute. Funziona solo se si apre.
(Albert Einstein)


venerdì 27 gennaio 2012

Baita del running n. 2: L'asceta, la tifosa e la Romagna

LEI: MOGLIE E TIFOSA SU ARGINI FANGOSI
Sono entrata nel mondo dei 'runners' solo perchè sono la moglie di uno di voi. Ebbene, sembra che la vostra passione per la corsa sia davvero spropositata.
Io parto! Tiè!

Stamattina, con una nebbia allucinante, era pure domenica, mio marito ha puntato la sveglia alle 7.30 per fare una 'mezza', come dite voi! Ben 21 km solo di allenamento in attesa di qualche corsetta il prossimo fine settimana! 
Anche qui in Romagna i luoghi delle gare non sono sicuramente delle metropoli...Una delle più belle a cui ho assistito è stata una corsa campestre di 5 km ad Alfonsine, vicino a Ravenna: un percorso selvaggio in un bosco di pini marittimi, con terreno sconnesso e infangato, praticamente un vero e proprio massacro. 
All'arrivo ristoro con the caldo e piadina, preparata rigorosamente a mano dalle signore volontarie del paese! 
Prima il dovere...
...poi il piacere!
Bella anche la corsa di S.Pancrazio, un'altra 'metropoli' nel ravennate; lì, per premiare le fatiche degli atleti, c'era un bel cotechino in omaggio. Del resto se lo erano proprio meritato, dopo 9 km sull'argine del fiume Lamone tra sassi, erba e terriccio...
Il runner ha bisogno di sostegno da parte della famiglia...Malgrado il freddo e l'umidità invernale, cerco sempre di seguirlo. Silvia, mia figlia, ha preparato pure un cartello di incoraggiamento: FORZA PAPA'!
Siete dei grandi, cari runners, non smettete mai di credere in voi, nelle vostre gambe, nella vostra passione.
Laura

LUI: ASCETA FUORI, EDONISTA DENTRO
Inverno? Chi se ne frega
Ti racconterò in breve della mia ultima corsa non competitiva, svoltasi per paesaggi ameni: la Castiglione di Cervia-Saline di Cervia
Il calendario podistico romagnolo riserva almeno una corsa alla settimana, e le location pur non essendo da 5 stelle conservano il fascino delle manifestazioni popolari genuine, dove solo ed esclusivamente la passione può convocarti alle 8,30-9 della domenica mattina nella campagna nebbiosa e bianca di "galaverna" (appunto la nebbia gelata). Dicevo le location : argini di fiumi, carraie-sterrati di campagna, valli e pinete. L'ultima appunto una domenica fa a Castiglione di Cervia da non confondere mi raccomando con Castiglione di Ravenna che divise sono dal fiume. 
13 km da percorrere in mezzo alla campagna in direzione delle saline cervesi di anticoromana origine, su sterrati a tratti sbucherellati ma fortunatamente di fondo prevalentemente duro, rigido dalla temperatura sullo 0°. 
Partiti dal centro della ridente cittadina abbiamo fatto ritorno allo stesso, di fronte al bar centrale-quartier generale della corsa (targato PD)...perchè dimenticavo che questa corsa faceva parte del circuito de "la Scarpàza", una quindicina di gare dello stesso genuino tenore che si svolgono da autunno a primavera, e partecipando ad ognuna delle quali si raccolgono punti per un montepremi finale. 
Traguardo in bruschetteria!
A suggello della autenticità di queste manifestazioni i pacchi-dono generosamente elargiti dagli sponsor/benefattori. A Castiglione mi sono cuccato due barattoli di ottima marmellata lavorata negli stabilimenti di Pievesestina di Cesena. Ma vorrei ricordare altre regalie: torrone morbido della Dolciaria Loris di Lugo; olio Girasole Conad alla tiratissima campestre svoltasi presso la bruschetteria al Bruscolo di Alfonsine; confezioni da tre pack di succhi di frutta alla 5km di Fruges di Massalombarda (altra zona regina nella lavorazione della frutta). Insomma, trofei di modesta entità che sono sempre ben accetti e ritirati ed in fondo soddisfano sempre gli appassionati corridori di ogni classe ed età...ma per la mia prossima corsa, una mezza maratona, mi attendo almeno un salame!
Francesco
Tremate, l'asceta è lì nell'ombra
alessandro.giuriani@gmail.com
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Anche questo è un vantaggio del correre rispetto agli altri sport, ognuno va per conto suo e non ha da rendere conto agli altri.
(Italo Calvino)










venerdì 20 gennaio 2012

Baita del running n. 1: Gambe storte e pedalare!

Gambe storte e pedalare!
Oramai ci conosciamo. Nelle nostre Baite amiamo ironizzare sulle cose grandi e adoriamo enfatizzare le piccole.
Ebbene, nello sterminato mondo delle corse a piedi amatoriali fa è capitato un vero e proprio evento. No, niente Maratona di New York, Parigi o Berlino. Parliamo di un evento vero con persone vere.
Il paese è Campolonghetto (UD): 13m sul livello del mare, 208 abitanti, una bocciofila e una chiesa parrocchiale.
La gara è la ventennale Marcia dei Magi, che ovviamente si tiene il 6 di gennaio sulle distanze di 6 e 15km. 
GIA' IL NOME E' SAPOROSO: non gara, non competizione, non maratona. Soltanto marcia, che sottintende un dovere quasi militaresco di arrivare in fondo, ma senza strafare. E' sufficiente anche camminare. Osservando gli atleti ci si accorge che l'invito è stato preso sul serio: dalle sessantenni in tuta a cagnolini meticci, tutti si muovono al passo che più aggrada.
Briefing pre-gara
AL DIAVOLO LE ISCRIZIONI ON LINE: il pagamento si effettua prima della partenza dentro la bocciofila. 2,50€ con tante scuse perchè dal 2012 la tariffa si è alzata di 50 centesimi. E' un rincaro del 25%, ma chissenefrega. Addirittura alcuni sperperano altri 3€ per acquistare le primule, anch'esse in vendita presso la bocciofila. Altri viziosi bevono un caffè al banco del bar in alluminio e fòrmica, proprio come quello dell'oratorio. E ci si diverte proprio come all'oratorio.
Alla conta finale gli atleti sono 697, tre volte e mezzo gli abitanti di Campolonghetto: se a New York succedesse lo stesso, la sua maratona avrebbe 24 milioni di partecipanti.
Il briefing pre-gara è sobrio e pratico come il Friuli dove si corre: un fantastico cartello con chiarimenti in lingua avverte che il percorso presenta delle insidie acquitrinose.
Abbasso le barrette energetiche!
DOPO 5KM IL PRIMO RISTORO: scordatevi barrette energetiche, carboidrati liquidi o amminoacidi. Pensate piuttosto a una degustazione di prodotti tipici preparati dalle signore del paese. Una tentatrice decanta noccioline tostate personalmente da lei, un'altra millanta ci sia del Tocai per gli atleti veri uomini, ma nessuno ci crede. A proposito, il Tocai è un nome oramai vietato, ma da queste parti le norme europee tendono a soccombere alla tradizione. 
Alla cometa svolta a destra
LA GARA SI SNODA IN UN LABIRINTO DI ARGINI: impossibile orientarsi se non col sole e le montagne all'orizzonte. Per il resto fango, pioppeti sterminati e rogge. Ma non ci si perde mai grazie alla intuizione da geni del marketing dell'organizzazione: ad ogni svolta le frecce direzionali hanno la forma e i colori della stella cometa. Mettono allegria, sono piantate nei prati e perfette per una Marcia dei Magi del 6 gennaio.
ALL'ARRIVO NON FIORI, MA OPERE DI BENE: pochi applausi, ma d'altronde questi marciatori non sono vanitosi in cerca di gloria. Piuttosto sono solidi camminatori senza grilli per la testa che vanno premiati in modo adeguato.
Per loro c'è il ristoro del traguardo, preso d'assalto come una trincea del vicino Carso. Ma è un assedio festoso a base di pandoro. Anche i cagnolini meticci dopo 15km sembrano andarne ghiotti.
E' proprio così banale amare le cose semplici?

alessandro.giuriani@citroen.com
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Lo stadio è per gli spettatori. Noi runners abbiamo la natura, ed è molto meglio.
                                                                                                     (Juha Väätäinen)