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sabato 10 marzo 2012

I giardini segreti

Venti righe di un giallo toscano di Malvaldi (Il Gioco delle Tre Carte) aprono un paradosso attualissimo.
E' vero che un lavoro ripetitivo e noioso può tirare fuori il meglio di una persona?
L'idea è che in questo caso tu non debba pensare a ciò che fai. Vai in automatico e intanto il cervello lavora.
Qual è il tuo giardino segreto?
Ammesso che tu ne abbia uno, beninteso.
Gi esempi sono illustri.
Einstein lavorava all'ufficio brevetti.
Böll era un controllore, Bulgakov un medico condotto, Pessoa lavorava al catasto. Borges era un bibliotecario e Kavafis un impiegato della società acquedotti.
Con una frase emozionante Malvaldi prova a spiegare questo fenomeno: 
spesso, lasciata libera, un'esistenza che non viene rimescolata continuamente dall'ansia di dover produrre lascia decantare spontaneamente i suoi pensieri, che si depositano piano piano sul fondo e cristallizzano, a volte, in forme di rara bellezza.
A me piace chiamarli Giardini Segreti.
Quanti giardini segreti coltiviamo noi stessi o ci stupiamo di vedere coltivati da persone insospettabili?
In uno studio legale è tuttora appeso un ritratto in colori di tempesta di un paesaggio che sembra islandese. L'avvocato che lavora contro quella parete confessa di averlo creato lui stesso, appassionato di fotografia, unendo 38 scatti del suo borgo presi dalla medesima posizione in tempi diversi. Uno sforzo e un'opera notevole, entrambi più significativi di un'ingiunzione in tribunale.
Fermati pensa crea
Sono tutti rigogliosi i giardini segreti, perchè sono espressione dell'io più vero non costretto dai ruoli lavorativi o sociali.
Un'amica impiegata presso un ospedale oggi crea opere di tombolo di una complessità mostruosa. Quando le vedi rimani stupefatto, sono dei quadri. Lei è timida e afferma che si tratta di una passione che la rilassa. Nonchè del piacere tutto friulano di essere custodi di una tradizione.
Ancora: un venditore di auto crea miniature di antichi soldati della con ricerche minuziose sul loro abbigliamento ricavate da illustrazioni d'epoca. Un'opera di queste è finito persino alla corte di Inghilterra.
Anche questo blog è un giardino segreto. Quali sono i vostri? Mantenendo l'anonimato, se volete, mi piacerebbe conoscerli e pubblicarli.


Scrivetemi a questo indirizzo:
alessandro.giuriani@gmail.com


Dio creò il primo giardino e Caino la prima città.
(Abraham Cowley)

mercoledì 7 marzo 2012

Baita del riutilizzo n. 5: dalle bottiglie nascon fiori





Sul Forum di Donna Moderna appare un post di Arianna dedicato al riciclo creativo delle bottiglie di plastica
Per chi è appassionato di riutilizzo, ecco un'idea per usare i fondi delle bottiglie in modo originale.Michelle Brand ha creato questa tenda a flower-like, elegantissima e fantasiosa. Qui invece potete trovare altri metodi simpatici di riutilizzare le bottiglie creando piccoli oggetti utili per la casa.

Avete mai riciclato in modo creativo degli imballaggi o oggetti di scarto? Ditemi come

alessandro.giuriani@gmail.com
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Ricorda: se le regali dei cioccolatini è a dieta; se le regali dei fiori è allergica.
(Legge di Murphy sull'amore)

venerdì 10 febbraio 2012

Quando di NIMBY si parlava all'osteria

C'è un libro cosiddetto minore degli anni '30 che descrive la società provinciale italiana con una leggerezza e modernità sorprendenti. Il titolo è "Tutta Frusaglia" del marchigiano Fabio Tombari: su un argomento oggi scottante come quello del NIMBY (Not In My BackYard, ovvero "costruite pure le opere necessarie, ma non vicino a me") scrisse un passo fantastico. E' da leggere con calma perchè in poche righe racchiude tanti bozzetti di italica piccinerìa.
Il soggetto è una ferrovia che deve passare in paese, una sorta di TAV ante litteram. 


Dove facciamo passare il treno?
Il progetto della ferrovia era stato approvato. Ecco: la ferrovia doveva venir su per la battuta della Piana, diritta come una spada, poi, dietro il pagliaio di Remo doveva voltare perchè lui il pagliaio non lo moveva, venisse giù il Padreterno; lassù agli olivi la ferrovia girava la Cura per venir giù a rotta di collo verso il ponte del mulino da dove, con un breve semicerchio, avrebbe preso la direzione del canale. 
Fino al mare sarebbero andati giù insieme, ferrovia e canale, poi dal mare il treno riattaccava di petto la salita del sindaco, dove avrebbe girato l'orto di casa, per andare da Ninetta che voleva il disco davanti alla capanna, per svagare i bambini.
La stazione intanto l'avrebbe aspettato laggiù, dietro il Castello, un po' appartata, perchè il capostazione non vuole contatti con le altre famiglie e tanto meno vuol sentire i pettegolezzi di tutte quelle donnicciole del porto. 
La ferrovia, presa la rincorsa, senza più freni, giù per le Croci, sarebbe passata fischiando davanti alla casa di quella canaglia del notaio, avrebbe assalito la cittadella, da dove finalmente libera e sola, avrebbe ripreso la strada dei campi verso la stazione madre che l'aspettava laggiù sotto la tettoia come c'è nelle grandi città.
"Bene" aveva gridato S., "stando a letto la vedrò passare tre volte".
I merletti della signora Amalia
La signora Amalia andò a chiedere al segretario, che è scapolo, se nel treno ci sarebbero stati i cuscini, chè in quanto ai merletti ci avrebbe pensato lei che era nubile; e il presidente del circolo "Figli di Achille" venne a dire in nome del padre Achille, che quando il treno passava davanti a casa, se si fermava, da bere a casa sua c'era per tutto il personale.
Letto, deliberato e sottofirmato.


alessandro.giuriani@gmail.com
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Se la legge è uguale per tutti, perchè lo scrivono?
(Fabio Tombari - Tutta Frusaglia)

martedì 10 gennaio 2012

L'Emporio delle Parole n. 3: lo smisurato ego-reparto

Non mi dite che dentro all'Emporio delle Parole vi siete comportati da consumatore medio! Una veloce occhiata intorno, uno sguardo fuggente ai servizi in evidenza e poi ciao ciao.
Lo smisurato Ego-Reparto
Ma come? Siamo autori, siamo chiamati a comporre! Dobbiamo essere curiosi, vispi e dall'occhio attento. Il dialetto milanese ha coniato un'espressione fantastica in materia: fa balàa l'oeucc (traduzione: fai ballare l'occhio, ovvero presta attenzione a ciò che ti circonda).
All'Emporio il reparto servizi non finisce qui, fate due passi attraverso quell'arco e vi trovate nel secondo ambiente, quello dei servizi all'io smisurato di chi scrive. L'ego-reparto.



1) SERVIZIO PAESAGGISTI: quante volte nello scrivere vorremmo calarci in un luogo lontano che ci affascina, ma che non conosciamo. Pensiamo per esempio a Emilio Salgari, che ambientò in Malesia tutti i romanzi di Sandokan senza mai avere mosso un passo dal nord Italia. L'Emporio delle Parole propone il servizio paesaggisti: la possibilità di usufruire di esperti in luoghi particolari che possano creare la cornice per i nostri racconti.
Miyazaki il più grande paesaggista
Non è detto che tutti amiamo scrivere dei marciapiedi del nostro quartiere; i paesaggisti saranno destinati a chi desidera nutrire il proprio ego con dosi di Hemingway e ambientare avventure fegatose in un altro continente.
Analogamente, il servizio potrà essere esteso con esperti di fatti storici (ci sarà sempre chi vorrà scrivere una storia d'amore ambientata durante la Guerra delle due Rose). E, perchè no, esperti di personaggi (per chi vorrà parlare del caratteraccio di Enrico VIII o della dolcezza di Sissi).
Tesoromio Dos Santos
2) SERVIZIO PUBLISHING: non raccontiamocela, tutti ameremmo essere pubblicati. Oggi possiamo avere un ottimo surrogato on line, ma un libro è tutta un'altra cosa. Pensiamo alla copertina rigida, al nostro nome in alto e il titolo che campeggia nel mezzo. Anche in un angolo nascosto di una Feltrinelli, ma sarebbe il nostro libro. L'Emporio delle Parole, analogamente a quanto offrono già alcuni siti Internet, potrebbe pubblicare a prezzi ragionevoli ciò che scriviamo.
Non è un'ipotesi campata per aria, alcuni autori già lo fanno! Volete un esempio?
Andate su FAVOLE SU COMMISSIONE e troverete un'originale autrice che ha pubblicato il proprio libro, "Tesoromio Dos Santos, il gatto venuto dal Brasile". E lo vende on line a 13€.


Van Gogh...lui non aveva committenti
3) SERVIZIO COMMITTENTI: discorrendo con le persone che conosciamo, spesso ci imbattiamo in richieste di creare testi, racconti o articoli riguardo argomenti di loro interesse. Beh, non siamo tutti autori duri e puri come Naomi Klein o Kerouac. Io per esempio mi presto volentieri a composizione su commissione. E mi piacerebbe che l'Emporio delle Parole fungesse da marketplace di richieste e le raccogliesse.
Anche uno scrittore, per quanto a tempo perso, a volte deve guadagnarsi la michetta.


alessandro.giuriani@gmail.com
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Non fare una cosa stupida è come fare una cosa intelligente.
                                       (Dan Peterson, allenatore di basket)

sabato 7 gennaio 2012

Emporio delle Parole n. 2: il reparto servizi

L'Emporio delle Parole è costituito da una raccolta di oggetti in vendita, va benissimo.
Non fare quella faccia, vieni all'Emporio delle Parole!           
Dai blocchi per appunti ai dizionari, abbiamo raccolto un po' di idee embrionali che si trovano nel post precedente.
Ma la noi desideriamo che l'Emporio delle Parole diventi un punto di incontro, un luogo di ritrovo e di riferimento per chi scrive. La nostra ambizione è che i clienti tornino spesso non per comprare, ma per ricevere nutrimento di idee alla loro attività di scrivere.
Dobbiamo in altre parole essere capaci di fornire un Reparto Servizi con i controfiocchi.
Cosa potremmo offrire allora? Propongo qualche idea e mi piacerebbe conoscere le vostre integrazioni o miglioramenti.
Lettori critici?
1) SERVIZIO LETTORI CRITICI: le grandi case editrici hanno la figura dell'Editor, che lima e modifica il testo dell'autore per renderlo più leggibile. Sembra incredibile, ma anche geni come Murakami, Baricco o la Rowland hanno i loro Editor. 
L'idea del Servizio Lettori Critici è che all'Emporio delle Parole sia possibile sottoporre il proprio testo al vaglio di un gruppo di lettori che potranno interagire con l'autore. Una sorta di Editor condiviso, utile per capire la direzione che prendono i nostri scritti.
Due regole saranno inderogabili nel Servizio Lettori Critici:
a) i Lettori non sono un gruppo di eruditi occhialuti fuori dal mondo, ma fanno parte della società e svolgono lavori normali;
a) i Lettori non emettono mai una recensione, ma pongono domande aperte all'autore sul suo testo. Solo così l'autore può comprendere che direzione ha preso il proprio lavoro.


2) SERVIZIO CREAZIONE MICROCOSMI: spesso quando scriviamo dobbiamo essere concentrati e ognuno di noi si crea il proprio universo protetto. A volte irritando profondamente chi sta vicino: l'immaginazione comune è quella dell'autore solitario al lume di candela nella casa dentro alla foresta.
Microcosmo
L'idea di un Servizio Creazione Microcosmi è che presso l'Emporio delle Parole si trovino i mezzi per creare un proprio ambiente di scrittura, adatto al luogo in cui si vive ed ai propri mezzi.
Proporremo un servizio di luci su scrivanie, che illuminino il foglio e lascino buio lo spazio circostante. Un assortimento di piante verdi che ci aiutino a creare un'oasi per la nostra mente. Consigli sulla musica che crei un atmosfera di flusso mentale (per chi ama comporre con un sottofondo, personalmente preferisco il silenzio). Creazioni cromatiche studiate per estraniarsi dal frastuono del mondo circostante. 


3) AGENZIA LUOGHI ISPIRAZIONALI
E l'uomo creò la scrittura
Quali sono i luoghi che assecondano il flusso della nostra creatività? Sono i più diversi. Addirittura il primo Harry Potter fu scritto in un pub di Edimburgo, il famoso Elephant House (ringrazio May di Social Long Tail per avermelo insegnato).
L'idea dell'agenzia ispirazionale è di scambiare tra i clienti dell'Emporio delle Parole queste località. Intendiamoci, non parliamo di posti esotici a picco sul Mar dei Sargassi o chalet svizzeri in cima allo Jungfrau. No, l'Agenzia dell'Emporio delle Parole si occupa di luoghi raggiungibili, pratici che altri clienti suggeriscono. Basta una spiaggia senza troppo rumore, un appartamento in affitto su un lago, un locale tranquillo a 30km dalla città. Scommetto che sono molto più utili di posti da sogno irrealizzabile.


L'Emporio delle Parole non finisce, voi avete altri servizi da proporre? Nei prossimi post altre nuove idee.


alessandro.giuriani@gmail.com
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Gli uomini non hanno più tempo per conoscere nulla. Comperano dai mercati le cose già fatte. Ma siccome non esistono mercanti di amici, gli uomini non hanno amici. Se tu vuoi un amico addomesticami!"
"Che bisogna fare?" domandò il piccolo principe.
"Bisogna essere molto pazienti" rispose la volpe. "In principio tu ti sederai un po’ lontano da me, così, nell'erba. Io ti guarderò con la coda dell'occhio e tu non dirai nulla. Le parole sono una fonte di malintesi. Ma ogni giorno tu potrai sederti un po’ più vicino.."

[cit. "Il Piccolo Principe" Antonie de Saint-Exupéry]

mercoledì 4 gennaio 2012

L'emporio delle Parole

Scrittura amatissima
Fenomeno recente: si sta ampliando in modo impressionante il numero di persone si dedicano allo scrivere.
Fenomeno ricorrente: il mondo del commercio non si sta accorgendo dell'ennesima nuova tendenza e preferisce lamentarsi che tutto vada male.
Fenomeno triste: non è detto che l'aumento di persone che scrivono corrisponda ad un incremento di altrettanti lettori, per cui molti scritti resteranno senza adeguato apprezzamento.
Fenomeno visionario: Baite nell'Oceano lancia il progetto dell'Emporio delle Parole, il primo negozio dedicato solo a chi scrive. Da una riga su Facebook ad un romanzo redatto a penna nel cassetto Per ora è una bottega solo virtuale, un giorno chissà.
Cosa offrire a questa variegata clientela?
Anima
Innanzitutto l'anima. Niente scaffali in metallo, nessun pavimento in linoleum, zero carta da parati. L'anima è natura, quindi ci vuole legno riciclato, parquet vecchio e poltrone usate in colori caldi.
Poi possiamo pensare all'assortimento: la composizione avviene nei momenti più impensati e chi scrive deve sempre essere pronto a fissare le idee nei momenti in cui lampeggiano nella mente. All'entrata proporremo una serie di blocchi per appunti di ogni dimensione: a quadretti per gli ordinati, a righe per i tradizionalisti, bianchi per gli spiriti liberi, colorati per i pazzi.
Non sono geroglifici!
Ma non dobbiamo dimenticare la proprietà di linguaggio, così in declino eppure così importante: è il primo segno di rispetto verso chi (speriamo) ci leggerà.
Così nello scaffale successivo verranno sistemati i dizionari compresi quelli dei sinonimi, una grammatica italiana e un manuale sulla punteggiatura. Eh sì. L'abito non fa il monaco, una rondine non fa primavera e tante virgole non fanno un buon pezzo. Esistono i punti fermi, i due punti e persino il rarissimo punto e virgola. Saperli usare è come per un cuoco conoscere le spezie: non vanno messe alla rinfusa, ma mescolate con uno scopo.
Dimentico qualcosa? Ma certo, i libri! 
Coraggio suggerisci i tuoi libri
L'Emporio delle Parole non è una libreria, ma un luogo di scambio. Chi scrive legge e chi legge scambia. E allora non potrà mancare uno scaffale di buoni libri, un primo nucleo ispiratore (i primi che mi vengono in mente: The Reader di Schlinck, Murakami e poi Wu Ming, un manuale di scrittura creativa e una raccolta di poesie di Alda Merini). Unica regola: chi ne utilizza uno è obbligato a consigliarne uno a sua volta. Tutti i suggerimenti sono messi a disposizione dei clienti, scritti su una lavagna di ardesia fissata nel legno. Niente schede da biblioteca, per carità, fanno sbadigliare solo a vederle.
I nostri clienti invece avranno bisogno di stimoli e creatività.
A proposito, avete mai posto l'attenzione su come scrivete le vostre lettere? Al tipo di caratteri che usate? Forse no, eppure ognuno ha una sua storia e conferisce un sapore diverso ai vostri scritti.
Il Times New Roman è usato dal 1931 e trae ispirazione dalle lettere latine, il gotico nasce nel nord Europa e ricalca nella scrittura i caratteri decisi delle cattedrali germaniche. Il corsivo più tondeggiante è tutto italiano e nasce nel 1400.
Non potrà mancare nell'Emporio delle Parole un opuscolo con i significati dei caratteri: saranno il tono con cui noi comunicheremo i nostri pensieri.
Cosa ne pensate? Avete un assortimento alternativo o complementare da proporre?


Nel prossimo post presenteremo il reparto servizi dell'Emporio.


alessandro.giuriani@gmail.com
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Io sono convinta che la scrittura non serva per farsi vedere, ma per vedere.
                                                                                     (Susanna Tamaro)











mercoledì 26 ottobre 2011

Archeo-bicamere

Critico d'arte e donna di 67 anni insieme nel sotterraneo di una pinacoteca.
No, no e ancora no! Maliziosi!
Non si tratta di una scorribanda di Vittorio Sgarbi attratto finalmente da una donna adulta, oltre che dal Botticelli.
E nemmeno di un'ennesima caccia al tesoro romanzata da Dan Brown.

Il fatto è successo a mia mamma (67 anni) che lavora come volontaria in una pinacoteca. Due giorni fa le è capitato l'elettrizzante compito di tenere compatto un gruppo di bibliotecari tedeschi in visita, mentre un critico d'arte faceva da guida.
Al termine del pomeriggio che immagino movimentato come un aperitivo a Ibiza, il critico le ha proposto di visitare insieme il sotterraneo della pinacoteca.
Essendo il personaggio di estrema fiducia, nemmeno per un attimo la mia mammina ha temuto la famigerata collezione di farfalle in chiave museale.
Si è avviata con fiducia nelle viscere dell'edificio.
Meraviglia delle meraviglie!
Sotto una volta di mattoni, ha potuto ammirare il foro di epoca latina posto esattamente nell'antico centro della città là dove si incrociano il cardo e il decumano, ovvero le due vie principali perpendicolari che costituivano l'ossatura di ogni città romana.

Pensate, il tutto perfettamente sconosciuto al pubblico. Questo è un esempio,ma possiamo aggiungere i ritrovamenti sotto la metropolitana di Roma, le archeo-cantine della Campania, il sottosuolo dei campi coltivati a mais di Aquileia. Ne abbiamo a bizzeffe in Italia.
Eppure.
Altrettante antichità giacciono come larve in superficie.
Eh sì, a parte alcuni esempi monumentali famosi nel mondo (il Colosseo, le terme di Caracalla. Paestum, Segesta, ecc.) tante nostre città presentano vestigia completamente ignorate.

Non dico abbandonate, a volte questi resti sono anche oggetto di manutenzione pubblica.
Dico ignorate. Non ce ne importa nulla.
Dobbiamo essere onesti e chiederci: perchè?
Voglio essere trasparente e provocatorio: perchè sono brutte.

Un esempio su tutti? Le terme romane di Milano.
A malapena tollerate dagli edifici opulenti in zona centro, sono un fazzoletto di spazio costituito da miseri mattoncini uno sopra l'altro che appaiono come residui dell'ultimo cantiere ancora da smaltire.
Hai voglia a fare gite scolastiche dove si spiega a bimbi vocianti che hanno duemila anni, che a destra c'era il calidarium, a sinistra il frigidarium e al centro il tepidarium.
Si vede solo un'accozzaglia di pietre.
Brutte sono, brutte restano e nessuno le guarda.

Volete renderle interessanti? Un metodo ci sarebbe.
Se proprio devo avere in città un anonima casa bicamere conservata dall'epoca avanti Cristo, almeno fatemi capire come ci si sentiva dentro.
Salvate i pezzi originali e poi montate una tensostruttura che completi il resto, fatemi entrare e mostratemi in quanti si viveva, dove si cucinava e dove era il bagno.
Datemi delle emozioni! Se non arrivano dalla bellezza dei sassi impilati, che arrivino dalla sensazione di abitarci.

Volete scommettere che, nonostante la qualità dell'edilizia odierna, tra duemila anni troveranno i resti del mio appartamento?
Non ho dubbi: l'amministrazione locale lo recinterà, gli archeologi avanzeranno teorie su cosa rappresentano tutti quei buchi nei muri (risposta: sono io che non so piantare i chiodi) e i bambini verranno in gita scolastica sbriciolando panini sul mio archeo-parquet.

lunedì 24 ottobre 2011

Tegole senza regole

Poche cose stimolano la mia immaginazione distruttiva come volare in aereo.
Pur compiendo numerosi viaggi all'anno su questo mezzo, nulla riesce a fermare l'orribile metamorfosi che si scatena in me.
Kafka e il suo scarafaggio sono un cartone animato della Disney, in confronto.


Cosa succede? 


Fino all'imbarco spendo come un mafioso russo nei negozi improbabili dell'aeroporto: riviste patinate, snack messicani e gagdet postmoderni.
Al momento del decollo mi trasformo in un penitente medioevale. 
Sento la vita appesa a un filo, vedo il mondo scorrere in basso e mortifico la mia carne. 
Mi stringo il cilicio della cintura di sicurezza e osservo con cipiglio da Savonarola i piaceri sibariti del pasto offerto dalla compagni aerea.
In altre parole ho una fifa blu.


Sarà la sindrome da ultimo saluto, sarà per evitare che il mio vicino di posto mi veda contratto in un rictus di terrore, ma nel momento del decollo getto sempre un'occhiata strabica dall'oblò.


E per un attimo il mondo visto dall'alto è meraviglioso. 


L'idroscalo appare come un lago alpino appena fuori città, la tangenziale un ameno sentiero percorso da macchine-formiche e Milano 2 un alpeggio dolomitico.
Ogni città da cui ci si alza in volo ha un colore particolare vista da sopra, quello dei suoi tetti. Milano è grigia un po' come tutto il resto, Venezia è rosso specchiato nella laguna d'argento, Roma bianca come il suo tufo, e così via.


L'atterraggio è tuttavia il momento in cui i carmina burana più cupi risuonano in me. L'avvicinamento a quella minuscola pista là sotto è magia nera, mi ripeto che il pilota deve avere una mira da cestista per centrarla esattamente.
Ancora una volta il mondo mi riappare visto dall'alto, ma che differenza! 
E' tutto diverso, è un altra nazione, è il nostro miracolo tutto umano quello di poterci arrivare in poche ore .
E che sorpresa meravigliosa i tetti che si incontrano, è la prima inquadratura della nuova realtà che andremo a vivere.
Bruxelles? Piccole casette a schiera con tetti ad angolo acuto grigi. Parigi? Tetti grigi brillanti di ardesia tagliati dalla Senna. Las Vegas? Tetti rossi contornati da piscine azzurre. Chicago? Sommità di grattacieli brillanti sul lago. Seattle? Distese di vetrate tra boschi di conifere e oceano.


Ebbene, io ho un sogno.
Offrire a chi atterra in città una sensazione nuova, quella di essere arrivato in un luogo colorato. Come il mio paese, come la nostra fantasia, come la nostra creatività.
Sogno tetti costruiti con tegole di colori tutti diversi e materiali differenti: verdi brillante, blu cobalto, fucsia, gialle ocra intervallate da vetri, acciaio, legno e mattoni.
Mi immagino sorrisi dalla prima classe fino agli strapuntini delle hostess, amministratori delegati che strabuzzano gli occhi e commercialisti che vorranno passeggiare con il naso per aria.
Fantastico di uscire in un giorno di pioggia per ammirare i tetti variopinti rifratti dall'acqua.


Alla fin fine, se tutto questo colore ci stancherà, potremo sempre dare uno sguardo rilassato alla cappa di smog grigio che sa così tanto di bei vecchi tempi.

martedì 18 ottobre 2011

Una sala riunioni irresistibile

A parte i locali dei Mc Donald’s sparsi per il mondo, credo che pochi ambienti manifestino la stessa uniformità militaresca delle sale riunioni. aziendali
Sembra che architetti e arredatori, nel concepirle, manifestino un grado di fantasìa più basso di un ragioniere di banca.
Ampie come palestre o anguste come camerette bohemien, lignee alla stregua di stube altoatesine o mostri Manga di acciaio e vetro, le sale riunioni in verità sono tutte esattamente copie l’una dell’altra.

Tavolo lungo, spesso ellittico e in casi arcaici a forma rettangolare. Numero di sedie variabile. Pareti decorate con opere di propaganda aziendale, tranne una che funge da schermo per la proiezione delle immancabili slide.
Nei casi aziendali più trasgressivi ci si spinge a dotare i posti di lavoro di bottigliette di acqua minerale. Mi è capitato di assistere anche al consumo di acqua tonica, ma erano degli edonisti estremi.  Non fanno testo.

Eppure quante volte alle persone riunite in queste sale si chiede creatività, si vogliono da loro idee nuove, si stimolano soluzioni creative.
Beh, difficile che guardandosi intorno arrivi l’ispirazione. Come chiedere a un minatore di descriverci le forme delle nuvole.
Ambienti uniformi, sedie uniformi, pareti ottimizzate per le slide…indovinate cosa ne esce?

Fermiamoci un attimo e concediamoci una visione.  La sala riunioni che prende ispirazione da una sala giochi per bambini. Proprio così, l’ambiente per eccellenza  dove fantasia e creatività volano a briglie sciolte.
Giocattoli colorati sparsi sul pavimento, sedie, sgabelli, cuscini e divani dove ogni bimbo gioca o disegna nella posizione che preferisce. Alle pareti altri disegni o personaggi colorati.
Non sarebbe fantastico? L’amministratore delegato su un materasso informe, il direttore marketing che spiega seduto per terra a gambe incrociate, la forza vendite che sceglie sedili di diversi colori. Io mi prenderei lo sgabellino verde e litigherei per tenermelo tutto il giorno.
Le pareti con lavagne e pennarelli su cui scrivere ed interagire con coloro che parlano.
Addirittura la merenda con pane, burro e zucchero a metà riunione.

E infine, ma so che questa è un’utopia, sogno disegni e ragionamenti creativi al posto delle slide.
Mi coinvolgono come un filmino delle vacanze dopo una cena vegetariana.