mercoledì 14 dicembre 2011

Baita Fai Da Te n° 2: l'odontotecnico all'aglio

Sem Paton di oggi
Vi ricordate l'apprensivo Sem Paton? Ma sì! L'autore di una storica Baita Fai da Te che resiste in prima posizione da due settimane e che vedete qui a destra! Il Ricevitore al Limone.
Ora, come sappiamo, Sem Paton è attrezzato per far fronte a tutte le calamità: di mare, di terra e di fuoco. 
Addirittura lui evoca le catastrofi, le corteggia con un brividino sotto pelle. Brama sfidarle con le sue lunghe braccia e uscirne vincitore come un eroe antico. Guai a minimizzare un pericolo, per lui è un tentativo vigliacco di imboscarsi. Fremente segue meteoriti in collisione con la terra, satelliti precipitare sul suo orto, vulcani eruttare sotto il box. 
Oggi, novello Robinson Crusoe, si immagina naufrago solitario e - ahimè - afflitto da mal di denti.
Chissà come ha sviluppato l'idea di questo bislacco pericolo: si sa che tra lui è il mare (adriatico naturalmente) c'è sempre una canna da pesca e un cestino di orate.
E si sa anche che tra lui e un odontotecnico ci sono solo tre fermate di autobus.
Quisquilie, bazzecole, stupidaggini.
Oggi lo sciamano Sem Paton si trova con un ascesso in un'isola deserta del pacifico.
Ascoltate e imparate:



Sei in alto mare e un dente ti fa male……..
Pur di calmare il dolore….si prova….
Prendo  uno spicchio d'aglio, lo schiaccio con una forchetta e me lo infilo in bocca, posizionandolo delicatamente tra il dente e la parete interna della guancia. 
Oh ma che fragranza...

Sapore incredibilmente fastidioso ed alito pestilenziale a parte, l'aglio è  una benedizione dal cielo.
Documentiamoci:
Nella Prima Guerra Mondiale per esempio l'aglio veniva utilizzato come antisettico per le ferite e per fermare le cancrene.
Chissà che fiattella in trincea...

Tutto sembra merito dell' allicina, un potente antibiotico naturale che ha azione antisettica in una marea di situazioni. L'allicina viene rilasciata quando si schiaccia o si trita l'aglio
Non solo aiuta a fermare il dolore, ma contribuisce a combattere l'infezione attraverso le sue proprietà antisettiche.
Come utilizzarlo? Semplice: o lo si schiaccia e lo si tiene vicino al dente dolorante, oppure lo si trita, aggiungendo una piccola quantità di sale, e lo si posiziona nei pressi del dente incriminato.
Sollievo nel giro di pochi minuti, ve lo assicuro.

Caro Sem Paton, sai cosa ti dico? Ridammi il buon vecchio dentista trivellatore di gengive!

alessandro.giuriani@gmail.com
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Feci notare al mio dentista: "Ho i denti gialli". Lui mi rispose: "Ha provato a indossare una cravatta marrone?".
Rodney Dangerfield (attore)

martedì 13 dicembre 2011

Baita in titanio vs. Baita di tronchi

Oggi è un giorno di crisi, lo confesso.
Rigore e logica?

All'improvviso, severo come un vigile all'incrocio, mi si para davanti uno stop.
Un dilemma insormontabile: portano più lontano
a) la creatività
b) l'ordine associato alla logica?
Controversia eretica su un blog chiamato Baite nell'Oceano che propaga orgoglioso visioni surreali.
Ma tant'è. Eppur si muove.
Da dove arriva dunque questo fermento galileiano? Da quale empia osservazione nasce il dubbio?
Colpa di un software di geo-marketing.
Di più. Un software tedesco spiegato in una giornata da una formatrice tedesca.
E' stata sfiorata l'ubriachezza da logica. Si sono viste lacrime per la limpidezza dell'esposizione e la chiarezza della struttura.


Pensate per un attimo all'inferno: una giornata di formazione italiana.
Appuntamento alle 9, il formatore arriva alle 9 e 15 mentre gli allievi prendono il caffè e si inizia alle 10 dopo mezz'ora di smanettamenti perchè non partono le slide.
Pranzo dopo due ore a base di carboidrati e grassi, cecagna pomeridiana e insegnamenti trascinati tristemente fino all'oscurità delle 18. Applauso liberatorio finale, anche oggi l'abbiamo scapolata senza lavorare.
Ora abbandonatevi al paradiso: appuntamento alle 9, formatrice che saluta sorridente i convenuti e schermata iniziale già attiva.
Piccolo tubetto di mentine per ogni allievo che favoriscano l'attenzione.
E poi spiegazione breve seguita da un esercizio. Step successivo, seguito da un altro esercizio. Prima di pranzo riepilogo di quanto imparato.
Ripresa dei lavori dopo un'ora, fine 30 minuti prima del previsto e spazio per i commenti.
Siete quasi nell'Empireo: per la beatitudine assoluta contemplate il software teutonico.
La luce della semplicità, la perfezione aristotelica dei passaggi, la dolcezza della struttura saldata perfettamente. Amor che muove il sole e le altre stelle.

A questo punto resto con tutti i miei dubbi iniziali.
Forse che noi italiani esageriamo con la creatività?
Forse che logica e ordine portano più in alto di genio e originalità?
Forse che ci meritiamo uno spread di 500 punti con la Germania?
Forse che nel Rinascimento riuscivamo ad essere rigorosi e creativi insieme?
Forse che oggi persino il design tedesco supera quello italiano?
Vi aspetto, non lasciatemi con questo dilemma.

alessandro.giuriani@gmail.com


L'uomo intelligente trova ridicolo quasi tutto, quello razionale quasi niente.
                                                                                         (Goethe)
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domenica 11 dicembre 2011

Commenti vostri

Come sempre ricevo, raccolgo e molto volentieri pubblico i vostri commenti agli argomenti postati.
La nuova stella
Da una settimana è nata una nuova stella, l'edonista Peter Parker che telegrafico commenta sul CalenVario 2012:
per il 2012 ho deciso che il MIO calendario sarà quello degli Zone Manager Citroen e mi prenoto per il mese di luglio.
Ah, buongustaio!
Ancora più folgorante era stato l'esordio del nostro edonista, che in risposta a Tappeto Rosso all'uscita commentava:
per la mia uscita dal supermercato desidero uno stuolo di ancelle che cospargano petali di fiori al mio passaggio.
D'annunziano e decadente. Lo adoro.


Anonima lettrice, sempre rarefatta ed eterea, commenta su Calenvario 2012:
per ragioni di cuore - dato che piaceva a mia madre- continuo a comprare FRATE INDOVINO benché non mi susciti il minimo interesse  e quindi sono d'accordo con te. Pascal diceva" Il cuore ha delle ragioni che la ragione non conosce". Non è uno sfogo da Blog, è chiaro...
Hai ragione, e un altro punto per lo scellerato Frate Indovino: ha scomodato persino il grande Pascal.


Su Bellimbusta paga pubblico un commento tecnico ed interessantissimo, che purtroppo non è firmato e rimane così orfano:
Complimenti per l'affascinante analisi. Tuttavia la questione non e' come rendere le aziende piu' produttive grazie alla flessibilita' del tempo impiegato, ma come indurre l'elemento esogeno ( stato, ..........) riconosca un effetto contributivo premiale ed incentivante alle aziende virtuose. La gestione del tempo secondo processi e metodi e' fondamentale per raggiungere un obiettivo atteso, altrimenti sarebbe impossibile realizzare una programmazione. 
E infine un'anteprima di settimana prossima: preparatevi alla Baita Fai da te n. 2 con il contributo dell'alacre Sem Paton. Argomento sofisticato: aglio sui denti.


Non possedere qualcosa che si desidera è una parte essenziale della felicità
                                                        (Bertrand Russel-inviato da Francesco B)


alessandro.giuriani@gmail.com
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venerdì 9 dicembre 2011

CalenVario 2012


Dicembre tempo di calendari. Diciamo la verità: di strada ne è stata fatta.
Sono finiti i tempi delle cucine deturpate dagli orribili gadget sponsorizzati dalla farmacia all’angolo o dalla cassa di risparmio del villaggio.
Tristi sequenze uniformi di santi con l'insegna del fornitore che ci avrebbe accompagnato per 365 giorni.
Osservo che stanno per terminare anche i tempi dei gloriosi calendari di donnine scollacciate nelle officine. 
Erano monumenti alla mascolinità del luogo, alla virilità del rude meccanico che compiva gesti da uomo. E quei fazzoletti di nudo femminile ammiccanti tra i bulloni sporchi di grasso erano l’equivalente maschile del vaso di fiori appoggiato sopra il televisore. Un apostrofo di poesia tra lo sferragliare della tecnica.
Il sorriso crudele


In mezzo al profumo di brodo di pollo, tra le credenze di una cucina anni '60 sopravvive ancora qualche ultimo calendario dei vecchi tempi: tra tutti spicca l'indisponente Frate Indovino dal sorriso malvagio che ci infligge proverbi idioti. Cito testualmente dall'edizione 2011 "I falsi amici sono come i fagioli: parlano di dietro". Ma per favore.

Tra le nuove tendenze bisogna ammettere che le idee abbondano e le immagini mensili si moltiplicano: colline toscane, cuccioli pelosi, quadri di Hokusai, teiere inglesi, vampiri adolescenti, ortaggi, puerpere, neonati e velieri.
Niente da dire, c'è solo l'imbarazzo della scelta.
Ma i giorni no. Quelli rimangono disegnati sempre tutti uguali. 
In rarissimi casi il grafico si sente Kandinski e si abbandona alla trasgressione: segnalare le domeniche in rosso. Ma è proprio un caso isolato di afflato creativo.


E se provassimo a variare questi deprimenti giorni uniformi? Dai, grafici, all'attacco! 
Fate piccolo piccolo il difficile lunedì, ingrandite il venerdì e colorate con tinte di stagione i week-end. Magari mi viene voglia di uscire per una gita. 
Innevate il Natale, curvate a uovo lo spazio della Pasqua che non si capisce mai quando è. E poi un cestino da pic-nic a pasquetta, scritte sagomate con i fiori nel mese di maggio e con spighe di grano a giugno.
Potreste persino arricchire la confezione del calendario con adesivi componibili. Avremmo così la possibilità di personalizzare giorni importanti per noi: compleanni, anniversari, ricorrenze, visite mediche.
Sogno un giorno di conservare i miei calendari: che non siano più elenchi di giorni, ma ricordi con l'anima di 365 giorni vissuti.


E per favore spegnete quel vecchio trombone di Frate Indovino: nel 2010 è stato capace persino di scrivere "Fiammata nel cuore - cervello in vapore". 
Nasconditi.


Non discutere mai con un'idiota: la gente potrebbe non notare la differenza
                                                                                         (Arthur Bloch)


alessandro.giuriani@gmail.com


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martedì 6 dicembre 2011

Marketing da strada







A un sofficino preferisco un panzerotto di Luini.
Allo spiegone della guida turistica preferisco una Lonely Planet e la mia preparazione personale.
A Word preferisco (ahimè) il mio bloc-notes dove scarabocchio le idee che mi saltano in testa.
Alle teorie di marketing avanzato preferisco il lampo pratico e geniale del Fai da Te.
Esempi? Eccoli! Vi propongo due idee scovate nell’infinito vivaio delle fiere, mercatini e negozi indipendenti.

1.   Lo stand più affollato di tutta la Fiera: circa trecento stand di una fiera natalizia si contendono l’attenzione della folla dallo sguardo bovino. Tutto già visto mille volte: i mandorlati siciliani, gli spazzoloni togli-ragnatele, i salumi umbri e le felpe cinesi. Tutti passano e vanno. Solo un chiosco catalizza l’attenzione, attira giovani e vecchi e fa affari d’oro. Qual è la sua arma segreta?
      L’essenza del marketing: immagine inequivocabile e messaggio breve

OGGI SPIANATE CON LA MORTADELLA

Il richiamo irresistibile

2.   La latteria dove il parcheggio non basta mai: nel giro di 6km una semplice latteria subisce la concorrenza di cinque centri commerciali: due Carrefour, un Iper, un Bennet e un Eurospar. 
      Eppure la mitica baita della latteria Cospalat di Remanzacco è perennemente affollata di clienti. 
      Motivo? Prodotti freschissimi artigianali e coccole vere ad ogni cliente, come qui sotto:

La parete è interamente tappezzata di artisti in erba


Avete anche voi esempi di marketing da strada?
Mandatemeli all'indirizzo alessandro.giuriani@gmail.com, sarò felice di pubblicarli.

Hold your beliefs lightly (trad. non tenere troppo a ciò che credi)
Motto dei membri del British Museum - Londra


PS in questi giorni sono a Londra, il Wi-Fi in hotel è carissimo e quindi sono costretto a limitare i post. Ritorno a pieno regime sabato 10

venerdì 2 dicembre 2011

Bellimbusta Paga

La bellimbusta 




Altro che Internet, cito direttamente dal Dizionario Sinonimi del Cinti. edizione 1979:


Bellimbusto, sm. zerbinotto - ganimede - vagheggino - elegantone


Sfoderate i coltelli, pronti ad attaccare! 
Sto per servirmi di questi aggettivi per screditare la divinità che ogni 27 del mese si manifesta a noi lavoratori: la busta paga. Meglio: la bellimbusta paga.
Tronfia, leziosa e deprimente come Sandra Milo in bikini. 


Capitolo primo: le venerande origini
Essa nasce e si diffonde con lo stesso principio della produzione di massa.
Se un uomo gira una vite in 30 secondi, girerà 120 viti in un'ora e 960 in una giornata lavorativa di otto ore.
La sua opera, incastrata con quella di altri, permetterà di produrre un certo numero di pezzi finiti tutti identici ogni giorno.
La sua retribuzione sarà semplicemente un costo di produzione calcolato in modo che i margini per l'azienda sui prodotti finiti restino accettabili.
La busta paga è la pergamena ufficiale su cui è annotato tale passaggio di denaro dall'impresa al lavoratore.
E' stata una rivoluzione: ha garantito un corrispettivo certo al lavoro e ha permesso di pianificare un futuro basato sulla ricerca della realizzazione personale.
Ma ha scardinato qualcos'altro.


Capitolo secondo: il nobile caos prima delle origini
Cari amanti dello stipendio fisso al 27, delle rate al 10 e dell'aliquota al 39: vi immaginate come doveva essere il mondo prima dei bonifici bancari?
Quando la società era prevalentemente agricola, si lavorava in base ai bisogni ed ai ritmi della terra. Capitava così in estate di avere giornate massacranti da 14-16 ore. 
D'inverno, terminato il raccolto, ci si sollazzava (si fa per dire) in divertentissime giornate brevi, chiusi in casa ad eseguire compiti di manutenzione.
Il contadino era succube di variabili su cui non poteva avere alcun controllo: prime su tutto le condizioni atmosferiche. Ma anche malattie, battaglie, governi.
Da qui i rituali, i proverbi, le usanze identiche tramandate per generazioni: erano tentativi di porre delle regole e dare certezze là dove non ne esistevano.
Di tutto questo patrimonio oggi ci è rimasto il calendario di Frate Indovino appeso sopra ai fornelli. E qualche noiosissima rima sul meteo nei vari mesi dell'anno: aprile non ti scoprire, maggio vai adagio, ecc.


Capitolo terzo: non è tempo per noi (che non ci adeguiamo mai)
Eh sì, gioiamo pure della bellimbusta paga. Ma non ci contiamo troppo, è finta come una vecchia pin-up anni 50.
Guardiamoci intorno: la giornata di otto ore non esiste più.
L'industria e l'enorme manodopera operaia stanno inesorabilmente scomparendo nei nostri paesi.
Non ha senso stare otto ore in ufficio quando PC portatile e cellulare fanno anche di un tavolo di Starbucks la nostra postazione di lavoro.
Può capitare una giornata scarica e un'altra da quindici ore. 
Sta cambiando la percezione del tempo libero: una volta era garantito dopo le 17,30. Oggi è un regalo inaspettato alle 11 del mattino e magari sarà impossibile averne ancora prima delle 9 di sera.
Di nuovo siamo succubi di eventi esterni incontrollabili.
Dobbiamo essere flessibili, pronti ad adeguarci e ad approfittarne. Altrimenti? Sofferenza, frustrazione e stridore di denti.
A pensarci bene, tutto questo non ci ricorda nulla? Ma sì. Campagna. Contadini. Epoca pre-industriale.
Quanti proverbi ed espressioni in gergo aziendale hanno la stessa base dei detti rurali: la ricerca disperata di certezze dove non esistono.


Capitolo quarto: il lancio della fialetta puzzolente
Molliamo la busta paga così come è fatta adesso. Fa ridere persino Monti, che pure non mi sembra un allegrone.
Otto ore. Straordinari. Superminimo. Permessi.
Ma a chi la raccontiamo?
Facciamo ciò che ci viene chiesto, veniamo valutati secondo i risultati e ciò che conta veramente è la qualità di quello che eseguiamo.
Le idee, la novità, l'impulso e la coscienziosità. Questo è il nostro valore.
Non 960 viti al giorno.
E allora via dalla busta paga le voci inutili da vetero-sindacalismo, via gli obblighi da paleo-capitalismo. Dimmi solo quant'è per ciò che ti do.
Cosa diavolo voglio? Un compito, la gestione del mio tempo e una retribuzione.
Semplice e senza formalità ipocrite.
Tu azienda mi chiedi un risultato fattibile. Io lo raggiungo. Tu mi paghi. Sarò io che decido come suddividere le mie ore.
La gestione dei tempi è mia: io sono un agricoltore e tu sei la mia terra.
Otto ore tutte uguali al giorno daranno frutti scarsi. 
Se uso la mia iniziativa da contadino post-industriale prometto un raccolto fantastico.
Grandine permettendo, naturalmente.


Quando l’oste è sull’uscio, l’osteria è vuota.
                                       Proverbio toscano


alessandro.giuriani@gmail.com


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giovedì 1 dicembre 2011

I vostri commenti: Brutturisti a Venezia


Poetiche spirali di tubature a Porto Marghera, comune di Venezia




Commenti contrastanti al 2° Capitolo della Guida Brutturista di Venezia.

Però che bello. Sotto sotto un po' brutturisti ci sentiamo tutti.

Laura (benvenuta!) scrive inizialmente con piglio da turista classica:
Prima di tutto non illudiamoci di arrivarci in auto belli comodi,di trovare parcheggio e di zompare fuori dalla macchina balzando sul primo vaporetto!!! La macchina va lasciata rigorosamente alla stazione di  Mestre, poi da li' tutti i treni portano a Venezia! E'un tragitto di circa un quarto d'ora molto bello; il treno attraversa la laguna, praticamente c'e'acqua ovunque, ci sono conficcati pali di legno con il solito gabbiano di vedetta, un'esperienza da fare...

Finalmente si arriva,si rimane incantati dalla moltitudine di turisti e dalle miriadi di souvenir inutilissimi venduti ad ogni angolo....Pensate che il coinquilino di Francesco durante i suoi studi universitari,era un ragazzo che si guadagnava da vivere vendendo dei disegni di vedute di Venezia fotocopiati una miriade di volte e personalizzati con tratti di carboncino,matite colorate,acquerelli....
Le passeggiate più belle sono state quelle nei piccoli campi (cosi'sono chiamate le piazzette) sconosciuti, percorsi solo da Veneziani,molto bella anche la gita alla Giudecca!
Ma ecco uscire prepotente la Brutturista che c'è in lei, condita anche da una insospettata vena poetica:
poi da Mestre lo spettacolo della tangenziale che passa da Marghera e' di un grigio malinconico incredibile; solo lì passi con la tua macchina a pochi metri dalle finestre delle case, dove su questi balconcini ci sono tricicli impolverati di bambini ormai cresciuti, quintali di panni stesi ad asciugare,qualche persona stanca appollaiata a fumarsi una sigaretta!!! Pero'che voglia di ritornarci in questa città meravigliosa.

AndreaB ammonisce:
Ale son d'accordo con te, Ma ricorda...Venezia e' sempre Venezia...col sole e con la nebbia!!!!

L'impavido Sem Paton svela una sensibilità artistica che oso definire da avanguardia sovietica anni '30: 
Condivido la gioia di vedere i container come grandi quadri …in modo particolare sui camion o navi che li trasportano…rappresentano la nostra forza umana ..IL LAVORO e mezzi per lo scambio di merci tra popolazioni una volta lontane

Come sempre grazie dei vostri commenti e delle vostre idee, sono la vera ricchezza di questo blog.

Non abbiamo bisogno di altri mondi, abbiamo bisogno di specchi.
                                         Stanislaw Lem, scrittore di fantascienza


alessandro.giuriani@gmail.com

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