Chi se lo ricorda? Ad Atene esisteva un filosofo che viveva in una botte e che rifiutava ogni bene materiale, in quanto superfluo e fonte di ogni infelicità.
Si chiamava Diogene e viveva in una botte. Un giorno che vide un ragazzo prendere il cibo con l'incavo del pane, si liberò anche della sua scodella di legno affermando di avere ricevuto una lezione.
Appartiene a lui una delle risposte più riuscite della storia. Vera o non vera che sia, merita di essere raccontata.
Il grande condottiero Alessandro Magno volle conoscere questo personaggio e, quando gli si avvicinò, lo vide sdraiato al sole. Il filosofo si alzò un poco da terra incuriosito dal rumore. L'imperatore allora lo salutò affettuosamente e gli domandò se ci fosse qualcosa in suo potere che lui desiderasse.
"Sì" rispose Diogene "scòstati un poco dal sole".
A Diogene nemmeno il marketing di Sky riuscirebbe a vendere nulla.
A noi sì però.
In un veloce confronto tra colleghi oggi è emerso che in due ricevono il segnale della tv di Murdoch tramite Internet, mentre gli altri per mezzo della parabola.
Tutti sono stati contattati per aggiungere un decoder più potente che si va a sommare al televisore, al router wireless e a due telecomandi. Più due cavi che vanno a ingrossare il groviglio di serpi che brulica dietro agli apparecchi.
Alcuni hanno ricevuto anche l'offerta di un'ulteriore opzione che permette a due TV nello stesso appartamento di collegarsi a due differenti canali Sky. Così il marito guarda la partita e la moglie il film romantico.
Per attivare il tutto si è dovuti ricorrere al lavoro di operai in casa che hanno bucato muri e deturpato esterni con centraline di ricezione.
Diogene dal suo barile avrebbe tuonato di liberarci di tutto ciò: si tratta del superfluo che ci rende schiavi e infelici.
E se oggi incontrassimo Alessandro Magno?
Sapremmo chiedergli "Scòstati dal sole" oppure lo guarderemmo infastiditi e gli intimeremmo "Scòstati dall'antenna parabolica che pago 50€ di canone Sky?".
Purtroppo temo una realtà ancora diversa.
Che ci inchineremmo servili pronunciando l'italianissimo "Baciamo le mani".
alessandro.giuriani@gmail.com
Economia: fare a meno del necessario per risparmiare denaro e comprare il superfluo.
John Garland Pollard - Governatore della Virginia negli anni '30
Le idee nuove sono baite di legno. Piccole case accoglienti che galleggiano pericolosamente nell'oceano della nostra vita. Salviamole.
lunedì 22 ottobre 2012
domenica 27 maggio 2012
Baita Fai da Te n. 8: quando la nonna si dopava
Come sta andando il soggiorno nella baita sostenibile per il professor Latucci?
Chi se lo ricorda? Quasi omonimo del parigino Latouche, teorico della decrescita serena, ha deciso di mettere in pratica le sue teorie e di vivere secondo i princìpi di rivalutare, ridurre e riutilizzare.
Il suo manuale è il Ricettario Domestico del Ghersi, un incredibile prontuario di un secolo fa che fornisce infinite semplici soluzioni a portata di mano.
Per chi non si ricordasse, il 10 aprile ci aveva ricordato come si possa conservare il burro senza utilizzare il frigorifero.
Oggi il professor Latucci si sente un po' giù di corda. Ha lavorato nel campo tutto il giorno, deve ancora mungere la vacca e due maialini sono scappati dal recinto. Incredibile, anche nella sua baita in collina si sente sotto pressione.
A pag. 647 del ricettario anni '20 trova una soluzione impensata. Illegale? Forse, ma quelli erano i primi anni del 900 e tanti tabù non erano ancora nati.
Questa sì che è una ricetta, chissà se la nonna si ricorda come prepararla...
alessandro.giuriani@gmail.com
Il mondo non è abbastanza cattivo per te? Visita il perfido blog Elemento di disturbo
L'oppio è la religione dei popoli
(Ennio Flaiano)
Chi se lo ricorda? Quasi omonimo del parigino Latouche, teorico della decrescita serena, ha deciso di mettere in pratica le sue teorie e di vivere secondo i princìpi di rivalutare, ridurre e riutilizzare.
Il suo manuale è il Ricettario Domestico del Ghersi, un incredibile prontuario di un secolo fa che fornisce infinite semplici soluzioni a portata di mano.
Per chi non si ricordasse, il 10 aprile ci aveva ricordato come si possa conservare il burro senza utilizzare il frigorifero.
Oggi il professor Latucci si sente un po' giù di corda. Ha lavorato nel campo tutto il giorno, deve ancora mungere la vacca e due maialini sono scappati dal recinto. Incredibile, anche nella sua baita in collina si sente sotto pressione.
A pag. 647 del ricettario anni '20 trova una soluzione impensata. Illegale? Forse, ma quelli erano i primi anni del 900 e tanti tabù non erano ancora nati.
Questa sì che è una ricetta, chissà se la nonna si ricorda come prepararla...
alessandro.giuriani@gmail.com
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L'oppio è la religione dei popoli
(Ennio Flaiano)
domenica 13 maggio 2012
Il tostatore di Forlì
Sinceramente: su quali basi si sceglie il bar dove andare a prendere un caffè?
Proviamo a indovinare:
1) un locale vicino;
2) un barista sorridente o una barista ammiccante;
3) un bisogno impellente di caffeina e quindi non importa dove, basta sia caffè;
4) un espresso gustoso.
5) essere a Forlì. Vale la pena prendere la macchina per raggiungere un bar mimetizzato tra i capannoni della zona industriale, esattamente in Via Balzella 28. Si chiama Rubens Gardelli e a modo suo è un mito.
Non preoccupatevi se vedete tanta gente, sono tutti lì per lo stesso motivo, un amore infinito per il caffè e le sue varietà di aromi.
L'idea alla base è ottima: fare di una caffetteria ciò che un enoteca è per i vini. Dare la possibilità di degustare caffè di diverse origini al posto del solo identico espresso.
Su una lavagnetta all'ingresso sono scritti i luoghi di provenienza dei caffè che è possibile scegliere, con la descrizione degli aromi che li contraddistinguono.
India, Honduras, Sumatra, Etiopia e Brasile: ogni miscela ha le sue tonalità e viene servita come espresso in tazzina al momento. Bevuto uno, dopo un bicchiere d'acqua per resettare il palato, difficile esimersi da degustarne almeno un altro per sentire le differenze di sapore e profumo.
I prezzi sono onesti: 1,20€ per le miscele estere e 0,80€ per quella della casa. Ma siccome siamo in Romagna e qui il marketing si beve con il biberon, il caffè da 0,80€ si chiama "Miscela del fondatore", tutta un'altra cosa.
alessandro.giuriani@gmail.com
La caffeina di fa diventare aggressivo? Visita il blog ELEMENTO DI DISTURBO
Quando morirò tu portami il caffè e vedrai che resuscito come Lazzaro.
(Eduardo De Filippo)
Proviamo a indovinare:
1) un locale vicino;
2) un barista sorridente o una barista ammiccante;
3) un bisogno impellente di caffeina e quindi non importa dove, basta sia caffè;
4) un espresso gustoso.
5) essere a Forlì. Vale la pena prendere la macchina per raggiungere un bar mimetizzato tra i capannoni della zona industriale, esattamente in Via Balzella 28. Si chiama Rubens Gardelli e a modo suo è un mito.
Non preoccupatevi se vedete tanta gente, sono tutti lì per lo stesso motivo, un amore infinito per il caffè e le sue varietà di aromi.
L'idea alla base è ottima: fare di una caffetteria ciò che un enoteca è per i vini. Dare la possibilità di degustare caffè di diverse origini al posto del solo identico espresso.
Su una lavagnetta all'ingresso sono scritti i luoghi di provenienza dei caffè che è possibile scegliere, con la descrizione degli aromi che li contraddistinguono.
India, Honduras, Sumatra, Etiopia e Brasile: ogni miscela ha le sue tonalità e viene servita come espresso in tazzina al momento. Bevuto uno, dopo un bicchiere d'acqua per resettare il palato, difficile esimersi da degustarne almeno un altro per sentire le differenze di sapore e profumo.
I prezzi sono onesti: 1,20€ per le miscele estere e 0,80€ per quella della casa. Ma siccome siamo in Romagna e qui il marketing si beve con il biberon, il caffè da 0,80€ si chiama "Miscela del fondatore", tutta un'altra cosa.
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Quando morirò tu portami il caffè e vedrai che resuscito come Lazzaro.
(Eduardo De Filippo)
sabato 5 maggio 2012
Quando commerci che detective sei?
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| Ha notato qualcosa? |
Esattamente quando l'investigatore chiede: "Ha notato qualcosa di insolito?". Ma benedetto detective, sei da vent'anni in polizia, ne hai viste di cotte e di crude, e vai a chiedere alla massaia se si è accorta di qualcosa di strano? Probabilmente avrà notato che al supermercato il banco dei freschi non ha più le arance, o che suo marito ha il colletto della camicia sudicio! Se la malcapitata casalinga si fosse davvero accorta di un elemento sospetto, avrebbe chiamato la polizia prima che il delitto avvenisse.
Diavolo, magari è una di quelle che chiama i vigili persino quando il vicino innaffia troppo le piante.
L'agonizzante mondo delle reti commerciali è pieno di detective cervelloni. Conoscono tutte le domande idiote e ad ogni crisi sciorinano il repertorio.
Sentite questa vicenda. La nostra azienda di materassi e la sua rete di affiliati si trovano a fronteggiare la più grave crisi della loro storia: a causa di ridotte disponibilità economiche, il tempo medio per la sostituzione di un materasso è salito da 10 a 20 anni. Il giro d'affari crolla, i magazzini sono pieni di invenduto.
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| Perché non si vende? |
Idem gli affiliati. Si recano dai responsabili della casa madre e chiedono: "perchè non fate nulla per aiutarci a vendere questi prodotti?". Orpo, se costoro avessero idea di come agire, si sarebbero già mossi.
Ecco il nocciolo del problema e la partenza per la soluzione. Le idee. Occorrono al detective del giallo e occorrno a chi commercia.
Si potrebbe per esempio creare un'alleanza con i produttori di letti per vendere il materasso in promozione con l'arredo. Oppure investire in ricerca e sviluppo per inventare il materasso rinfrescante per l'estate. O ancora promuovere una rottamazione, spingere un'iniziativa sul web per sensibilizzare le persone sul benessere di un materasso nuovo, illustrando in quali modi si ricicla il vecchio.
In tutti i casi la risposta arriva dall'analisi e dalla creatività, mai dalle domande scontate.
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| Analizza, pensa, crea |
Elementare Watson, ma non tanto...
alessandro.giuriani@gmail.com
Adori i cattivi? Visita il blog Elemento di disturbo
Il talento vero è possedere le risposte quando ancora non esistono le domande.
(Alessando Baricco)
domenica 29 aprile 2012
Baita Fai da Te n. 7: il fuoco!
Tre mesi! Sono trascorsi esattamente tre mesi dall'ultimo suggerimento per il fai da te di Sem Paton.
Pensate, in questi 90 giorni il mondo è cambiato: Monti ha brevettato 10 nuove tasse, Bossi ha cercato di sembrare onesto, Sarkozy ha perso le elezioni e tutti siamo seriamente preoccupati che sua moglie torni a cantare.
Tutto ciò non fa che rafforzare il pessimismo cosmico di Sem Paton: per lui questi sono segni della fine del mondo incombente. Voce che grida nel deserto, ha deciso di confidare a Baite nell'Oceano come sopravviverà all'Armageddon: si creerà il fuoco da solo!
E' lui l'australopiteco del 2012, seguiamolo mentre ci conduce passo passo.
L'ESCA
Il principio dell'archetto si base sulla frizione, cioè sullo sfregamento tra due parti tra cui è presente attrito.
E' un metodo di accensione antichissimo e richiede pazienza, tempo e fatica.
Prendere un ramo verde (flessibile ma resistente) lungo almeno 50 cm e legate alle due estremità una corda, un laccio o una cinghia non tanto tesa, in modo da creare un arco.
Avvolgete la corda intorno ad un bastone di circa 30 cm con un diametro di 2cm (non resinoso) il più secco e duro possibile. Il bastone fungerà da trapano, create quindi una punta a una delle estremità.
Pensate, in questi 90 giorni il mondo è cambiato: Monti ha brevettato 10 nuove tasse, Bossi ha cercato di sembrare onesto, Sarkozy ha perso le elezioni e tutti siamo seriamente preoccupati che sua moglie torni a cantare.
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| Torneremo australopitechi? |
E' lui l'australopiteco del 2012, seguiamolo mentre ci conduce passo passo.
L'ESCA
L'esca è
di primaria importanza per l'avviamento del fuoco e per fare presa deve essere
asciutta, soffice e morbida e possibilmente secca.
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| No! Non questa esca! |
Per l'esca
si possono usare: muschi, licheni, schegge di corteccia, foglie secche, peluria
di fiori tipo cardi, erba secca, graminacee, pannocchie selvatiche, sterco
secco di erbivori, midollo di piante come sambuco.
Resina di
pigne e di tronchi di pino sono degli ottimi combustibili, così come l'olio
resinoso della betulla.
Una volta
accesso un fuoco si possono preparare delle esche per le future accensioni,
bruciando parti di piante midollose o fibrose, legno secco e sterco. Si
lasciano carbonizzare sul fuoco e poi si conservano in un luogo asciutto.
In genere quando si parla di esca si pensa al classico pezzo di carta, o al
ciuffo di erba secca. Queste sono esche che vanno più che bene in condizioni
standard, e quindi con poco vento, legna ben secca, poca umidità. Sono anche
esche che si possono trovare in zona, esche naturali. Nei boschi ci sono un sacco
di cose buone allo scopo, basta solo guardarsi attorno.
Anche in
condizioni non proprio ottimali è quasi sempre possibile trovare un'esca
adatta. Ricordiamoci che per esempio il legno secco ma ancora sull'albero, e
quindi che non ha assorbito l'umidità del suolo, anche se fuori è bagnato di
pioggia dentro sarà comunque asciutto. Possiamo togliere la corteccia e con il
coltello raschiarlo per ottenere una serie di trucioli, o riccioli di legno
asciutti, ottimi come esca. La corteccia della betulla, albero che si trova
spesso nei nostri boschi, è piena di olii, le pellicine che si formano sulla
superficie, staccate e sminuzzate, si accendono alla minima scintilla e
bruciano anche con il vento, a lungo. La resina dei pini, raschiata via e messa
su un pezzo di corteccia, è un'ottima esca che brucia a lungo. Sotto i sassi
grossi spesso si trova materiale asciutto.
AVETE UNA LENTE?
Se
il sole è caldo si può sfruttare
la potenza dei suoi raggi utilizzando una lente.
Si
può utilizzare una lente di ingrandimento di diametro di circa 3cm., una lente
degli occhiali da vista, la lente di un quadrante dell'orologio, l'obiettivo di
una macchina fotografica, il fondo di una bottiglia o qualsiasi altro oggetto
di vetro che possa concentrare i raggi solari. Accendere il fuoco con questo
metodo richiede pazienza e mano ferma, il tempo che ci vuole per accenderlo
dipende: dalla zona in cui ci si trova (in
una zona equatoriale si farà molto in fretta), dalla
potenza dei raggi e anche dal tempo
atmosferico.
L'ARCHETTOIl principio dell'archetto si base sulla frizione, cioè sullo sfregamento tra due parti tra cui è presente attrito.
E' un metodo di accensione antichissimo e richiede pazienza, tempo e fatica.
Prendere un ramo verde (flessibile ma resistente) lungo almeno 50 cm e legate alle due estremità una corda, un laccio o una cinghia non tanto tesa, in modo da creare un arco.
Avvolgete la corda intorno ad un bastone di circa 30 cm con un diametro di 2cm (non resinoso) il più secco e duro possibile. Il bastone fungerà da trapano, create quindi una punta a una delle estremità.
Per
non ferirvi la mano e per fare pressione sul bastone coprite la punta superiore
con un legno duro o una pietra convessa o una conchiglia o un guscio.
Ora,
preparare una tavoletta di legno secco spessa almeno 1 cm, che fungerà da base.
Non
utilizzate mai legno resinoso come il pino ma orientatevi a legna come il
salice, il pioppo...
Sul
lato più largo della tavoletta scavate nella parte superiore un buco poco
profondo (ad almeno 1 cm dal bordo), mentre nella parte inferiore
corrispondente al buco fate una scanalatura a forma di V rovesciata, che
servirà a raccogliere la polvere prodotta dallo sfregamento dell'archetto con
la tavola.
Proprio
in questa polvere nerastra prodotta, si formerà la scintilla.
INFORMAZIONI UTILI:
Tanti
fuochi piccoli emanano più calore di uno solo grande. Un fuoco grande è anche
più difficile da alimentare e da controllare.
Le
pietre troppo morbide, bagnate, porose o che contengono umidità se messe sul
fuoco possono esplodere causando ferite anche mortali.
Per
accendere un fuoco scegliere un posto riparato dal vento per non disperdere il
calore e per farlo durare di più, ad esempio a ridosso di una parete.
Si
ricorda che le braci riscaldano di più della fiamma e sono ottime per
arrostire, mentre la fiamma viva è più utile per bollire e cuocere.
LA
LEGNA UMIDA produce fumo e può essere utilizzata per tenere lontani fastidiosi
insetti.
LA
LEGNA VERDE brucia lentamente.
LA
LEGNA SECCA prende fuoco più facilmente e produce una fiamma nitida e forte.
IL
LEGNO TENERO fa più luce del LEGNO DURO.
alessandro.giuriani@gmail.com
La gente buona ti dà sui nervi? Visita anche il blog ELEMENTO DI DISTURBO
S'i fossi foco arderei 'l mondo (Cecco Angiolieri)
domenica 22 aprile 2012
Libertà e materassi: il dilemma delle reti commerciali
La libertà è dura gestirsela. E per di più quando ce l'hai, non sai cosa fartene. E' la tesi - paradossale di questi tempi - di un affascinante romanzo di Jonathan Franzen intitolato appunto Libertà.
I suoi personaggi - padre, madre e figlio e amico musicista - riescono ad ottenere uno spazio pressoché illimitato da legami familiari, vincoli economici e persino convenzioni sociali.
Dopo averci sguazzato, ognuno di loro ritorna spontaneamente agli stessi comportamenti di prima, pur non essendoci per nulla costretto.
Un po' come se essere liberi sia semplicemente un'altra strada per approdare alla medesima realtà dalla quale ci sentiamo soffocati.
Esiste un'applicazione reale di tutto questo nel commercio.
Un'azienda impone alla sua rete di affiliati un prezzo fisso a cui vendere sul mercato un determinato bene. Per comodità diciamo un materasso.
I commercianti affiliati si lagnano che, se lasciati liberi di decidere il prezzo, saprebbero mettere sul mercato le stesse quantità di quel materasso ricavando un maggior guadagno.
La motivazione è la seguente: ogni singola trattativa risulterebbe più redditizia se ci fosse libertà di contrattazione sull'importo del materasso da vendere al cliente.
Un giorno l'amministratore delegato dell'azienda cede alla sua rete di affiliati uno stock di materassi e li lascia completamente liberi di venderli al prezzo che vogliono.
Ciò che accade in seguito ha dell'incredibile: la rete di affiliati mette sul mercato questi materassi praticamente al medesimo prezzo di prima!
Cosa è successo? Una cosa semplicissima. Ogni commerciante ha paura di essere più caro del vicino, si informa sui prezzi che questi pratica e vi si adegua. Alla fine ne risulta un valore uniforme per ognuno dei materassi dello stock.
Liberi liberi siamo noi, sì ma liberi da che cosa? Cantava Vasco.
In economia questa canzone si chiama concorrenza perfetta.
alessandro.giuriani@gmail.com
Troppa gente buona intorno a te? Visita anche il blog Elemento di disturbo
La concorrenza è la vita del commercio e la morte del commerciante.
(Elbert Hubbard - scrittore)
I suoi personaggi - padre, madre e figlio e amico musicista - riescono ad ottenere uno spazio pressoché illimitato da legami familiari, vincoli economici e persino convenzioni sociali.
Dopo averci sguazzato, ognuno di loro ritorna spontaneamente agli stessi comportamenti di prima, pur non essendoci per nulla costretto.
Un po' come se essere liberi sia semplicemente un'altra strada per approdare alla medesima realtà dalla quale ci sentiamo soffocati.
Esiste un'applicazione reale di tutto questo nel commercio.
Un'azienda impone alla sua rete di affiliati un prezzo fisso a cui vendere sul mercato un determinato bene. Per comodità diciamo un materasso.
I commercianti affiliati si lagnano che, se lasciati liberi di decidere il prezzo, saprebbero mettere sul mercato le stesse quantità di quel materasso ricavando un maggior guadagno.
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| A quanto li vendi? |
Un giorno l'amministratore delegato dell'azienda cede alla sua rete di affiliati uno stock di materassi e li lascia completamente liberi di venderli al prezzo che vogliono.
Ciò che accade in seguito ha dell'incredibile: la rete di affiliati mette sul mercato questi materassi praticamente al medesimo prezzo di prima!
Cosa è successo? Una cosa semplicissima. Ogni commerciante ha paura di essere più caro del vicino, si informa sui prezzi che questi pratica e vi si adegua. Alla fine ne risulta un valore uniforme per ognuno dei materassi dello stock.
Liberi liberi siamo noi, sì ma liberi da che cosa? Cantava Vasco.
In economia questa canzone si chiama concorrenza perfetta.
alessandro.giuriani@gmail.com
Troppa gente buona intorno a te? Visita anche il blog Elemento di disturbo
La concorrenza è la vita del commercio e la morte del commerciante.
(Elbert Hubbard - scrittore)
venerdì 13 aprile 2012
Baita del running n. 9: I ruttini di Pasquetta e il sindaco anoressico
Mia
colpa, mia gravissima colpa.
E’ il
mantra recitato dai 1.100 runners della 14° edizione della Cormorana, gara
tradizionale con partenza e arrivo al Parco del Cormor di Udine.
I
pranzi consumati per la Pasqua del giorno prima fanno sentire ancora le loro
conseguenze: gli sguardi colpevoli degli atleti e i ruttini appena nascosti la
dicono lunga sull’atmosfera che pervade la zona di partenza. Bisogno di
espiare.
I
percorsi sono tre: 7km, 12Km e 21Km: si decide per quello intermedio per non
affaticare troppo le gambe in vista della maratona di Rotterdam domenica
prossima.
Le
sorprese iniziano dopo il giro del parco da 1,6km: si inizia a costeggiare il
torrente Cormor e per un paio di km si procede in fila indiana su un sentiero
strettissimo.
Due marciatori-passeggiatori fanno da tappo là davanti, ma chi se
ne importa: camminare veloce non è poi così male se hai da digerire (in ordine
cronologico inverso) un paio di colombe, un vitello tonnato, uova al prezzemolo
lasagne e risotto. Anzi, è dura ripartire!
| Espiate peccatori! |
I diabolici organizzatori sanno che
oggi siamo deboli e indifesi, così organizzano al 5°Km la penitenza del runner
peccatore: discesa con guado nel torrente seguita da una terribile scalinata
che porta fino alla collina di Castellerio.
In cima
il ristoro, finalmente. Stravolti dalla fatica si scambia una Coca Cola per un
the caldo: ultimi ruttini, però finalmente anche gli spiedini agli spinaci se
sono andati.
Da lì
in poi si scende e la gara procede paciosa quasi tutta su asfalto fino al
traguardo.
Tutto
finito? Assolutamente no, all’arrivo c’è il sindaco di Udine!
![]() |
| Dove è finito il glorioso doppio mento? |
La solita bieca
manovra elettorale? Il primo cittadino si mostra al parco nel giorno di
Pasquetta e magari affetta anche un po’ di mortadella? Salumi e vino per tutti
in cambio di un voto?
Eh no.
Il poveretto pare dimagrito quasi deperito. La mandibola fuori asse, la
barbetta ispida, assomiglia a un satiro. La tuta bianca dell’Università di
Udine della quale era rettore gli cade come un lenzuolo di fantasma. Dove è
finita quella bella pancia a barilotto che tanta allegria infondeva agli
udinesi? Fonti bene informate riferiscono di averlo visto correre di buon passo
nella gara da 7Km.
Ci
mancava solo il sindaco runner, ora dobbiamo davvero espiare.
alessandro.giuriani@gmail.com
Fu una notazione matematica così ingombrante (i numeri romani) a non fare dei romani degli eccellenti matematici. Si potrebbe controbattere che furono comnque degli ottimi ingegneri. "Per l'appunto!", risponderebbero molti matematici.
(Furio Honsell - sindaco di Udine. Tratto dal suo libro "L'algoritmo del parcheggio")
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