mercoledì 18 febbraio 2015

ESHKOL NEVO: la simmetria dei desideri (Baita della lettura n. 1)

L'intervallo tra due edizioni dei mondiali di calcio rappresenta un segmento di esistenza che ci viene sempre naturale esaminare con amore.
I suoi confini sono sempre eventi ben definiti - due edizioni dei mondiali, appunto - e facilmente memorizzabili. A loro volta i quattro anni che stanno nel mezzo sono un periodo sufficientemente lungo per trarne una sorta di bilancio, ma non un tempo così lungo da doverci spendere meditazioni esistenziali.

Su questo assunto si basa lo splendido libro dell'israeliano Eshkol Nevo: quattro amici universitari in occasione della finale dei mondiali di Francia 1998 scrivono su alcuni bigliettini ciò che vorrebbero vedere realizzato entro i successivi mondiali (2002, Corea e Giappone).
Tutte le 376 pagine raccontano la storia di questi quattro anni, ma anche la storia personale di ogni protagonista in rapporto agli altri tre.

6 MOTIVI PER DEDICARE OTTO ORE DELLA PROPRIA VITA A QUESTO LIBRO

1) La trama. Di libri legati all'amicizia sono piene le librerie, ma le storie non banali sono davvero poche. Questa è una. Dialoghi mai banali, intreccio all'apparenza senza sbocchi, ma tutto guidato da una logica di eventi concatenati, proprio come nei rapporti tra amici.

2) La vita quotidiana in Israele raccontata da un giovane. Spesso immaginiamo l'esistenza degli abitanti di Israele perennemente in guerra. Questo deriva dalle cronache del conflitto con la Palestina, mentre la realtà è di una vita vissuta con leggerezza, come ogni ventenne che conosciamo. Persino il servizio militare di tre anni nei territori occupati sembra normale come la nostra vecchia naja.

3) I personaggi femminili. Le storie di amicizia tra uomini non sono la stessa cosa se non sono ravvivate dalle presenze dei loro amori. Yaara, Maria, Ilana: ricorderete questi tre nomi dopo avere letto il libro. E se vi chiedete perchè gli amici sono 4 e i personaggi femminili sono 3...beh, leggete il libro!

4) Il calcio. Se amate questo sport, godrete nello scoprire che entra sempre nei momenti chiave della storia. Un lutto si mitiga grazie ad un Mercoledì di Champions League, una casa palestinese viene occupata per potersi guardare in tv Inghilterra-Camerun.

5) Elogio del cambio di idea. Tra un capitolo e l'altro si trovano gustosi intermezzi dedicati ai grandi filosofi che nel corso della loro vita cambiarono idea (Hume, Kirkegaard, persino Aristotele), e questo ci fa sentire molto, ma molto meglio con noi stessi.

6) Ognuno. Ognuno può scrivere su un bigliettino dove sogna di trovarsi tra quattro anni. E poi aprirlo ai prossimi mondiali e vedere cosa è successo nel frattempo.


Alessandro Giuriani
 
 
 
Ma questa è proprio la definizione dell'amicizia, no? Un'oasi che ci permette di dimenticare il deserto... o... una zattera le cui assi si tengono unite. O... un piccolo staterello circondato dai nemici. Non credi?
Non ne ho idea, ha risposto Yaara. Lo sai che non ho mai avuto amici.
 
Eshkol Nevo - La simmetria dei desideri - pag. 134


giovedì 20 marzo 2014

Cosa fare se sei sotto tiro?

Su USA Today sports è apparso un acuto articolo che, partendo da un caso reale, apre la strada a numerose riflessioni su come reagire quando ci sentiamo sotto tiro.

Lo spunto arriva dalla Under Armour, azienda emergente di abbigliamento tecnico sportivo e si riferisce a qualcosa di grosso accaduto ai giochi olimipici di Sochi 2014.
In sostanza alcuni altleti della squadra USA di pattinaggio di velocità su ghiaccio - vestita da Under Armour - hanno incolpato il marchio per la brutta figura rimediata alle ultime Olimpiadi.
Belli, ma scarsi: colpa di Under Armour?

La pesante critica, ancora più imbarazzante perchè amplificata dai media americani, ha invece attirato l'attenzione di diversi esperti di situazioni critiche che hanno elogiato l'atteggiamento tenuto dall'azienda di fronte alla drammatica crisi di immagine.

Ecco quali sono state le mosse giuste e quale dovrà essere la strategia per il futuro:

NON RIBALTARE LA COLPA SUI PATTINATORI
Loro possono puntare il dito tutte le volte che vogliono, ma è cruciale che Under Armour non lo faccia. Al contrario, il marchio deve proseguire con la propria strategia che consiste nel "rifiuto di reagire per difendersi" per non provocare danni ancora maggiori.

RIMANERE COLLABORATIVI
Nel pieno della rissa Under Armour ha continuato a lavorare sodo sul campo. Il marchio ha sempre chiarito di voler aiutare la squadra olimpica di pattinaggio "fino a che servisse collaborazione".

TOP MANAGEMENT COINVOLTO, MA NON TROPPO
Per una crisi come questa, il top management non deve essere il principale interlocutore. Al contrario, è il momento di spendere il proprio patrimonio di pubbliche relazioni di cui Under Armpur, vista la sua storia, è abbondantemente provvisto.

CONTESTUALIZZARE IL PROBLEMA
La questione delle uniformi dei pattinatori non coinvolge altri sport di primo livello come football americano, calcio o running che contano veramente per i volumi di vendita di Under Armour.
E' improbabile che io, in quanto maratoneta, smetterò di vestire Under Armour come ho sempre fatto perchè le uniformi dei pattinatori sono difettate (sempre che lo siano).

RITORNARE IN LABORATORIO
Quando i riflettori saranno spenti, bisognerà comunque tornare in laboratorio e osservare queste uniformi al microscopio. Meglio ancora se ci sarà un parere si una terza parte neutrale che dia una "credibilità aggiuntiva".

VANTARSI DI MENO
Il più grande errore di Under Armour è stato quello di lanciare la divisa come "la più veloce divisa da pattinaggio del mondo". C'è veramente poco margine di errore se qualcosa va storto.

alessandro.giuriani@gmail.com

Il lavoro di gruppo è essenziale. Ti permette sempre di dare la colpa a qualcun altro.
(Arthur Bloch, autore della legge di Murphy)

mercoledì 12 febbraio 2014

Baita di Harvard n. 1: rinforza i muscoli del pensiero strategico

Dal blog della Harvard Business Review traduco questo interessante articolo di Liane Davey, vice presidente della Knightsbridge Human Capital Solutions, una delle maggiori agenzie canadesi di risorse umane.

wow...harvard su "baite nell'oceano"


Non ti è mai capitato di sentirti dire che devi essere più "strategico"? Che succeda durante uno dei periodici colloqui annuali oppure dopo una promozione rifiutata, fa veramente male quando ti viene detto che manchi di sufficiente abilità strategica. Ancora peggio quando cerchi di avere chiaro cosa concretamente significhi "più strategico" e non ricevi risposte soddisfacenti.

Essere più strategici non vuol dire per forza prendere decisioni che influenzino l'intera organizzazione, come per esempio trovare le giuste allocazioni di budget. E' sufficiente che anche la decisione più piccola venga presa nel contesto più ampio degli obiettivi aziendali.
Coltivare una relazione di qualità che permette di avere un punto di vista approfondito di un cliente - o un concorrente - è altamente strategico. Ciascuno ha opportunità di migliorare il suo pensiero strategico.


Lavori così? Dimentica la strategia
Se non ti considerano un grande pensatore strategico, la mia idea è che questo succede per il fatto che sei così occupato. Quale percentuale della tua settimana lavorativa è
trascorsa in riunione? E quanto del tempo residuo viene consumato in una corsa pazza per rispondere alle e-mail, telefonare e sbrigare il cosiddetto "vero lavoro"? E' rimasto fuori qualcosa? Con il pretesto della produttività, probabilmente ti sei giocato tutto il tempo destinato a pensare. Il risultato è che le decisioni sono basate più sul riflesso che sulla riflessione. E il rischio delle decisioni "in reazione" ad un impulso, è che tendono a basarsi su ciò che ha funzionato finora.
Questo andrebbe bene se il nostro mondo fosse statico, ma non lo è. I luoghi produttivi, i concorrenti e i clienti stanno cambiando con una velocità senza precedenti. Continuare a fare ciò che hai sempre fatto può essere ugualmente rischioso (o addirittura più rischioso) che tentare un approccio mai collaudato.

In questo contesto è di importanza cruciale trovare il tempo per riflettere prima di prendere decisioni. Cosa è coinvolto? Chi è coinvolto? Cosa c'è in gioco? Qual è l'opportunità e quali sono i rischi?
Ciò che all'inizio sembra un'opportunità potrebbe in seguito riverlarsi un rischio significativo e ciò che appariva inizialmente rischioso potrebbe invece rivelarsi un'opportunità.

Certo, l'altra risposta alla tua vita stressata potrebbe essere quella di stilare una lista di cose da fare, mettere giù la testa e farle. Ma porre l'attenzione in modo così restrittivo riduce le tue chances di essere strategico. Ricorda, le persone strategiche creano connessioni tra idee, progetti e persone che gli altri non riescono a vedere.

Un dirigente bancario cercava un nuovo venditore IT per operazioni nell'area caribica quando venne a sapere che un altro dipartimento della sua banca stava lavorando su nuovi standard di servizio per la clientela. La sua prima reazione fu quella di continuare la propria ricerca del venditore come se niente fosse. Ma questa sarebbe stata un'opportunità persa per unire le richieste di sistema con i nuovi standard di servizio, che se sfruttata avrebbe invece permesso il legame tra migliori protocolli per interagire con i clienti e dati disponibili più efficienti in tempo reale.

Ricorda anche che le relazioni sono anch'esse strategiche. Il dirigente chiese al nuovo venditore IT di presentarlo ad altri clienti che avevano già implementato i loro nuovi sistemi. In questo modo egli ebbe così la possibilità di fare domande sul venditore e su come ottimizzare la contrattualistica e la relazione.

Le persone strategiche vedono il mondo come una rete di idee e persone interconnesse tra loro e trovano l'opportunità di spostare in avanti i loro interessi in questi punti di connessione.

 

Ma una persona che riflette sulle situazioni e connette idee e persone ha ancora un problema: non è possibile riuscire a fare tutto! Le possibilità sono illimitate; tempo, denaro e risorse non lo sono. Ciò rende necessaria l'abilità e la volontà di compiere delle scelte.
Fare delle scelte, sia su ciò che che farai, sia su ciò che non farai, è un passaggio cruciale dell'essere strategici. Chiudere una porta a favore di un'altra richiede il coraggio di agire (cosa per la quale successivamente potresti essere biasimato) e la fiducia in se stessi per abbandonare un'alternativa (cosa che potrebbe rivelarsi un'opportunità persa).
E' proprio nel momento della scelta che la tua abilità di essere strategico è definitivamente testata. E' normale che una scelta non sia esente da rischi, ma è molto maggiore il rischio quando non si sceglie oppure quando si disperdono risorse limitate su troppe opzioni disponibili.
Sarai molto più strategico se prendi l'iniziativa e poi ti correggi in corsa, piuttosto che se scegli di ristagnare senza fare nulla e astenerti da qualunque tentativo.

Non ti serve una posizione lavorativa più elevata, più controllo o budget più grandi per essere maggiormente strategico: ciò di cui hai realmente bisogno è di essere più "direttivo" nei tuoi pensieri e azioni. Come? Investendo tempo ed energia per riflettere sulle situazioni e decisioni che ti trovi a fronteggiare. Trovando modi per connettere idee e persone che prima non lo erano. Avendo il coraggio di compiere delle scelte circa ciò che farai e ciò che non farai. Solo così tu incrementerai veramente il contributo strategico.

alessandro.giuriani@gmail.com

La voglia di vincere non è nemmeno lontanamente così importante come la voglia di prepararsi a vincere.
Bobby Knight


martedì 21 gennaio 2014

Baita del running n. 10: Mezza maratona di Medea

Domenica mattina 19 gennaio si corre la Mezza maratona di Medea (GO), associata anche ad una 30km: ci si immagina colline gelate di brina e invece il clima è da foresta pluviale: sole piovoso e 14 gradi umidi.
L'atleta si presenta abbigliato come si conviene per l'inverno friulano, ma il meteo rende fastidiosi e persino irritanti i costosi capi termici: le conseguenti espressioni di soffocamento ricordano gli orsi bianchi allo zoo nel mese di luglio.
Unici in canotta e pantaloncini sono i tamugni sloveni, che si però si presentano mezzi nudi anche quando il termometro è sottozero e quindi non fanno testo: loro sono una specie di orso endemico di queste terre.

Il pacco gara viene in soccorso agli accaldati: ci si spoglia al volo e la maglietta souvenir di cotone grigio sostituisce il giubbotto in goretex fluo. Certo, non è il massimo dell'estetica 
I calzini friul-chic solo per le grandi occasioni
e svolazza intorno ai pantaloni aderenti a mo' di grembiule, ma almeno si sta freschi.
La seconda sorpresa del pacco gara (come in un cono gelato il bello sta in fondo) sono un paio di calzini sportivi dall'ispirazione fulminante: arancioni con fascia intorno alla caviglia che riproduce l'Ara Pacis, monumento locale.
Sono bellissimi e personalmente li indosserò solo nelle grandi occasioni: maratone internazionali, matrimoni e riunioni.

Il percorso di gara, dalla caratteristica forma a "girino" che parte da Medea (GO), attraversa l'Isonzo, arriva in provincia di Udine e dopo un tour di 360° sopra l'autostrada A4 rientra alla partenza con una leggera salita.

Il percorso dalla classica forma a "girino"
 
L'arrivo della mezza maratona (21km) fa scattare gratificazioni improprie: chiudo in 1h 46' con le gambe a pezzi e mi consolo scoprendo che appena dietro di me ci sono atleti  che stanno correndo con falcata olimpica. Penso: "Tiè. Hanno sbagliato tattica, si sono risparmiati troppo all'inizio e li ho battuti". Invece sono i primi della 30km che mi tallonano, aiuto mi stanno per doppiare!


Carboidrati (PAN) e proteine (PORCO) all'arrivo

Per qualche minuto dopo il traguardo si accarezza l'idea della seconda gratificazione impropria, quella di un mix inedito tra carboidrati e proteine al chiosco.
Nutrizionisti, prrrrr!

alessandro.giuriani@gmail.com




martedì 14 gennaio 2014

Baita del running n. 9: il tempo vola, Campolonghetto rimane

Centinaia di runner hanno punteggiato le strade intorno a Campolonghetto lunedì 6 gennaio alla Marcia dei Magi, il classico appuntamento che apre l'anno solare delle gare fiasp in provincia di Udine. Siamo al 23° anno di questa gloriosa competizione, nata - pensate - nel lontano 1991.
Per dare un'idea dei tempi, erano quelli in cui lo start della maratona di Roma avveniva così (inquietante immagine di archivio da corriere.it).


Tutto vero: l'allora presidente del consiglio Andreotti e il presidente del CONI Carraro danno l'avvio alla Maratona di Roma edizione 1991 (fonte: corriere.it)

 Il ritrovo al bocciodromo - come 23 anni fa, ma senza pistole - ha il classico sapore del calcio di inizio. 

Nuovo lo sponsor sui tesserini di gara, dove scompare lo storico grande magazzino Bravi e esordisce un'azienda di alimenti biologici, segno dei tempi che cambiano e delle nostre abitudini che dopo questa crisi non saranno più le stesse.
Anno nuovo, nuovi cartoncini di gara anche per gli atleti: dal 2014 ogni cartellino è dotato di codice a barre leggibile con lo scanner che fa bip, un po' come essere in cassa al supermercato solo che al posto del prosciutto c'è un marciatore.

Per la toilette aspettare primavera

Anche gli organizzatori, si modernizzano: studiano un percorso flessibile e fanno fronte alla pioggia caduta nelle 48 ore precedenti dirottando la competizione quasi tutta su strade asfaltate. Alla fine tutti si arriva con scarpette immacolate, pur senza la gloria del fango invernale.
Alcune marciatrici donne lamentano il fatto che si corra d'inverno e gli alberi spogli non offrano riparo per una sana "toilette nel bosco": in effetti, come dimostra la foto, appartarsi è un po' difficile.
Nessun problema invece per gli uomini: parecchi fossati come quello sulla destra offrono per così dire un invito naturale.

Alla fine gran ristoro su un buffet impeccabile, il 2014 è davvero iniziato.


alessandro.giuriani@gmail.com



E ricordatevi che il tempo vola. E noi no. Ma il peggio sarebbe se noi volassimo e il tempo no. Il cielo sarebbe pieno di uomini con gli orologi fermi.
(Alessandro Bergonzoni)




 
 





martedì 12 febbraio 2013

Baita della crisi n. 2: come di è sviluppata?

Quando si dice che gli uomini passano, ma le istituzioni rimangono.
Senza esprimere alcun giudizio di valore sulle dimissioni di Benedetto XVI, mi piace continuare a citare la relazione della sua Banca a proposito dello sviluppo della crisi.
La fonte è sempre il prezioso libro di Nuzzi "Sua Santità", che a mio avviso dà una connotazione umana anche al Pontefice e alle enormi pressioni a cui è sottoposto.
Ma torniamo allo sviluppo della crisi così come è stato analizzato dallo IOR.

La domanda da cui si parte è: COME SI E' EVOLUTA LA CRISI NEGLI ULTIMI TRE ANNI?
Risposta: dal 2008 ad oggi i paesi occidentali indebitati han promesso ai cittadini, e hanno cercato con espedienti vari di ridurre il debito, senza riuscirci.  Non potevano riuscirci perchè mancavano soprattutto i fondamentali della crescita economica (la crescita della popolazione).
Gli USA e i paesi europei hanno rifiutato di diminuire il debito attraverso l'opzione vera e unica dell'austerità (per ricostruire i fondamentali della crescita e per assorbire una crescita passata falsa e insostenibile, diventata debito non pagato) ed hanno tentato varie strade.

Siamo PIGS anche noi
Riconosciuto che erano impraticabili, chi era ed è in posizione di forza (gli USA) hanno cercato di trasferire i loro problemi sui paesi meno forti (europei).
Le banche USA, si suppone per riprendere a guadagnare, hanno cominciato a fare speculazione sui titoli di Stato dei paesi più indebitati europei. Il primo paese messo in difficoltà anche grazie alla speculazione (ovviamente anche grazie a squilibri di bilancio e qualche trucco usato per entrare nell'euro) è stata la Grecia.
L'incertezza europea nel salvataggio della Grecia e il suo successivo "default guidato" ha creato sfiducia sull'Europa nei mercati internazionali. Questa sfiducia si è accentuata sui paesi a maggior debito pubblico (Portogallo, Irlanda, Spagna e poi Italia). Questa sfiducia ha comportato il maggior costo progressivo del debito, quando ad ogni scadenza il debito pubblico doveva essere rinnovato.
Anche un paese come l'Italia, che ha equilibrio patrimoniale dello Stato e un fortissimo risparmio privato (che copre 5 volte il debito pubblico) ed è potenzialmente solvibile, si è scoperta in difficoltà nel rinnovo emissioni, e si trova con l'esigenza di far crescere il costo degli interessi ad ogni emissione (spread).

alessandro.giuriani@gmail.com

venerdì 25 gennaio 2013

Baita della crisi n. 1: perchè è nata?

E' sempre  stato fuori moda apprezzare lo IOR, l'Istituto delle Opere Religiose.
Si tratta della famosa banca centrale del Vaticano che si occupa di amministrare le enormi entrate (e le enormi uscite) dello Stato Pontificio.
Non gode di buona stampa, viene spesso accusato di essere un ente dedito a traffici, corruttele e manovre sottobanco. Da Calvi a Emanuela Orlandi fino alla banda della Magliana, spesso i misteri italiani irrisolti degli anni '70 e '80 hanno toccato l'istituto bancario pontificio.
Quale migliore istituzione per farci spiegare la crisi che ci attanaglia? Lo IOR è potente, globale e religioso. Personalmente adoro la ricetta amara di questa Banca del Vaticano.


Leggetelo!

Consiglio a tutti lo splendido libro di Nuzzi "Sua Santità", in cui è riportato il documento riservato dove Gotti Tedeschi, presidente dello IOR, spiega al segretario del Pontefice Mons. Gaenswein (il famoso Padre Georg), le ragioni dell'attuale situazione economica. Dovrà essere semplice, chiaro e preciso.

PRIMA DOMANDA: COSA HA CAUSATO L'ATTUALE CRISI ECONOMICO-FINANZIARIA?
Risposta: l'ha causata una serie di politiche economiche adottate progressivamente negli ultimi 30 anni per sostenere la crescita del Pil nei paesi cosiddetti occidentali a seguito del crollo della natalità. Non crescendo la popolazione, la crescita può avvenire solo facendo aumentare i consumi pro-capite. Detta crescita dei consumi pro capite è avvenuta:
a) delocalizzando in Asia molte produzioni reimportate a minori costi per crescere il potere d'acquisto;
b) facendo indebitare le famiglie. Solo negli ultimi 10 anni prima dello scoppio della crisi (dal 1998 al 2008) l'indebitamento medio del mondo occidentale è cresciuto di circa un 50%. Lo scoppio della crisi ha prodotto effetti diversi nei vari paesi secondo il modello di indebitamento provocato.
Per esempio in USA l'indebitamento è stato soprattutto fatto dalle famiglie, in Italia dallo Stato. Per tentare di risolvere il problema di questo indebitamento negli USA si è progressivamente "nazionalizzato" il debito (cioè lo Stato ha assorbito l'eccesso di debito salvando le banche che stavano fallendo perchè le famiglie non pagavano i debiti). In Europa, ma soprattutto in Italia, si è invece "privatizzato" il debito fatto da governi, banche e imprese, facendolo pagare ai cittadini.

Più chiaro di così...pare che abbia capito anche Padre Gheorg.

Poi ci sarebbe la seconda domanda (COME SI E' EVOLUTA DETTA CRISI ECONOMICA NEGLI ULTIMI TRE ANNI?), ma per questa ci vediamo al prossimo post.

alessandro.giuriani@gmail.com

Il re: "Prima di affidare il mio denaro alla vostra banca... che personale direttivo avete?". Il banchiere: "Un presidente, 42 vicepresidenti e un santo predicatore". Il re: "A che vi serve il santo predicatore?". Il banchiere: "A mantenerci onesti".
(da "Il mago Wiz" di Brant Parker e Johnny Hart)


mercoledì 21 novembre 2012

Piste ciclabili militanti

Chi fa da sè per fa per tre: fa rima anche in francese e il gruppo militante di Tolone "La Masse critique" ne ha fatto il suo credo.


La pista fai da te

Scrive il blog di Le Mond di come - con qualche notte di lavoro e tanta ironia - siano riusciti a inserire nientemeno che una serie di piste ciclabili nella loro città.

Il metodo è semplice: si sceglie una strada e ci munisce di vernice bianca, pennello e corda tesa per disegnare una linea diritta.Un'ora di lavoro di notte, in sicurezza con gilet catarifrangenti, et voilà! L'indomani la pista ciclabile è pronta, con tanto di segnaletica a terra.
Ma non finisce qui! Dimostrando un senso della comunicazione molto più spiccato di certi sindaci nostrani, La Masse Critique organizza anche l'inaugurazione delle piste preparate così alla chetichella.

C'è persino la targa!
Una targa a testimonianza dell'evento e addirittura inviti alle isitituzioni locali per presenziare al taglio del nastro: chi oserebbe dire di no?

I risultati concreti ottenuti hanno dell'incredibile. Le piste ciclabili da ufficiose sono diventate ufficiali, i segnali farlocchi sono stati sostituiti da quelli regolamentari e la municipalità di Tolone ha formalmente riconosciuto queste piste nella propria viabilità.

A quando una Massa Critica anche da noi?

alessandro.giuriani@gmail.com

La vita e la bici hanno lo stesso prinicipio: devi continuare a muoverti per stare in equilibrio.
(Albert Einstein e - in tempi recenti - DJ Ax)

lunedì 22 ottobre 2012

Diogene vs. Sky

Chi se lo ricorda? Ad Atene esisteva un filosofo che viveva in una botte e che rifiutava ogni bene materiale, in quanto superfluo e fonte di ogni infelicità.
Si chiamava Diogene e viveva in una botte. Un giorno che vide un ragazzo prendere il cibo con l'incavo del pane, si liberò anche della sua scodella di legno affermando di avere ricevuto una lezione.

Appartiene a lui una delle risposte più riuscite della storia. Vera o non vera che sia, merita di essere raccontata.
Il grande condottiero Alessandro Magno volle conoscere questo personaggio e, quando gli si avvicinò, lo vide sdraiato al sole. Il filosofo si alzò un poco da terra incuriosito dal rumore. L'imperatore allora lo salutò affettuosamente e gli domandò se ci fosse qualcosa in suo potere che lui desiderasse.
"Sì" rispose Diogene "scòstati un poco dal sole".

A Diogene nemmeno il marketing di Sky riuscirebbe a vendere nulla.
A noi sì però.
In un veloce confronto tra colleghi oggi è emerso che in due ricevono il segnale della tv di Murdoch tramite Internet, mentre gli altri per mezzo della parabola.
Tutti sono stati contattati per aggiungere un decoder più potente che si va a sommare al televisore, al router wireless e a due telecomandi. Più due cavi che vanno a ingrossare il groviglio di serpi che brulica dietro agli apparecchi.
Alcuni hanno ricevuto anche l'offerta di un'ulteriore opzione che permette a due TV nello stesso appartamento di collegarsi a due differenti canali Sky. Così il marito guarda la partita e la moglie il film romantico.
Per attivare il tutto si è dovuti ricorrere al lavoro di operai  in casa che hanno bucato muri e deturpato esterni con centraline di ricezione.

Diogene dal suo barile avrebbe tuonato di liberarci di tutto ciò: si tratta del superfluo che ci rende schiavi e infelici.

E se oggi incontrassimo Alessandro Magno?
Sapremmo chiedergli "Scòstati dal sole" oppure lo guarderemmo infastiditi e gli intimeremmo "Scòstati dall'antenna parabolica che pago 50€ di canone Sky?".
Purtroppo temo una realtà ancora diversa.
Che ci inchineremmo servili pronunciando l'italianissimo "Baciamo le mani".

alessandro.giuriani@gmail.com

Economia: fare a meno del necessario per risparmiare denaro e comprare il superfluo.
John Garland Pollard - Governatore della Virginia negli anni '30



 


domenica 27 maggio 2012

Baita Fai da Te n. 8: quando la nonna si dopava

Come sta andando il soggiorno nella baita sostenibile per il professor Latucci?
Chi se lo ricorda? Quasi omonimo del parigino Latouche, teorico della decrescita serena, ha deciso di mettere in pratica le sue teorie e di vivere secondo i princìpi di rivalutare, ridurre e riutilizzare.
Il suo manuale è il Ricettario Domestico del Ghersi, un incredibile prontuario di un secolo fa che fornisce infinite semplici soluzioni a portata di mano.
Per chi non si ricordasse, il 10 aprile ci aveva ricordato come si possa conservare il burro senza utilizzare il frigorifero.
Oggi il professor Latucci si sente un po' giù di corda. Ha lavorato nel campo tutto il giorno, deve ancora mungere la vacca e due maialini sono scappati dal recinto. Incredibile, anche nella sua baita in collina si sente sotto pressione.
A pag. 647 del ricettario anni '20 trova una soluzione impensata. Illegale? Forse, ma quelli erano i primi anni del 900 e tanti tabù non erano ancora nati.
Questa sì che è una ricetta, chissà se la nonna si ricorda come prepararla...
alessandro.giuriani@gmail.com
Il mondo non è abbastanza cattivo per te? Visita il perfido blog Elemento di disturbo
L'oppio è la religione dei popoli
(Ennio Flaiano)

domenica 13 maggio 2012

Il tostatore di Forlì

Sinceramente: su quali basi si sceglie il bar dove andare a prendere un caffè?
Proviamo a indovinare:
1) un locale vicino;
2) un barista sorridente o una barista ammiccante;
3) un bisogno impellente di caffeina e quindi non importa dove, basta sia caffè;
4) un espresso gustoso.
5) essere a Forlì. Vale la pena prendere la macchina per raggiungere un bar mimetizzato tra i capannoni della zona industriale, esattamente in Via Balzella 28. Si chiama Rubens Gardelli e a modo suo è un mito.
Non preoccupatevi se vedete tanta gente, sono tutti lì per lo stesso motivo, un amore infinito per il caffè e le sue varietà di aromi.
L'idea alla base è ottima: fare di una caffetteria ciò che un enoteca è per i vini. Dare la possibilità di degustare caffè di diverse origini al posto del solo identico espresso.
Su una lavagnetta all'ingresso sono scritti i luoghi di provenienza dei caffè che è possibile scegliere, con la descrizione degli aromi che li contraddistinguono.
India, Honduras, Sumatra, Etiopia e Brasile: ogni miscela ha le sue tonalità e viene servita come espresso in tazzina al momento. Bevuto uno, dopo un bicchiere d'acqua per resettare il palato, difficile esimersi da degustarne almeno un altro per sentire le differenze di sapore e profumo.
I prezzi sono onesti: 1,20€ per le miscele estere e 0,80€ per quella della casa. Ma siccome siamo in Romagna e qui il marketing si beve con il biberon, il caffè da 0,80€ si chiama "Miscela del fondatore", tutta un'altra cosa.


alessandro.giuriani@gmail.com
La caffeina di fa diventare aggressivo? Visita il blog ELEMENTO DI DISTURBO

Quando morirò tu portami il caffè e vedrai che resuscito come Lazzaro.
(Eduardo De Filippo)

sabato 5 maggio 2012

Quando commerci che detective sei?

Ha notato qualcosa?
A volte i romanzi gialli fanno arrabbiare. Il momento irritante è quando il detective intelligentone interroga i testimoni sulla scena del fattaccio.
Esattamente quando l'investigatore chiede: "Ha notato qualcosa di insolito?". Ma benedetto detective, sei da vent'anni in polizia, ne hai viste di cotte e di crude, e vai a chiedere alla massaia se si è accorta di qualcosa di strano? Probabilmente avrà notato che al supermercato il banco dei freschi non ha più le arance, o che suo marito ha il colletto della camicia sudicio! Se la malcapitata casalinga si fosse davvero accorta di un elemento sospetto, avrebbe chiamato la polizia prima che il delitto avvenisse.
Diavolo, magari è una di quelle che chiama i vigili persino quando il vicino innaffia troppo le piante.
L'agonizzante mondo delle reti commerciali è pieno di detective cervelloni. Conoscono tutte le domande idiote e ad ogni crisi sciorinano il repertorio.
Sentite questa vicenda. La nostra azienda di materassi e la sua rete di affiliati si trovano a fronteggiare la più grave crisi della loro storia: a causa di ridotte disponibilità economiche, il tempo medio per la sostituzione di un materasso è salito da 10 a 20 anni. Il giro d'affari crolla, i magazzini sono pieni di invenduto.
Perché non si vende?
Ecco entrare in azione i detective cervelloni dalle domande inutili. I responsabili commerciali dell'azienda aumentano i premi obiettivo, alzano la pressione sulle vendite e chiedono ai loro affiliati: "perchè non vendete?". Dannazione, se lo sapessero ci penserebbero loro a piazzare i materassi come hanno sempre fatto!
Idem gli affiliati. Si recano dai responsabili della casa madre e chiedono: "perchè non fate nulla per aiutarci a vendere questi prodotti?". Orpo, se costoro avessero idea di come agire, si sarebbero già mossi.
Ecco il nocciolo del problema e la partenza per la soluzione. Le idee. Occorrono al detective del giallo e occorrno a chi commercia.
Si potrebbe per esempio creare un'alleanza con i produttori di letti per vendere il materasso in promozione con l'arredo. Oppure investire in ricerca e sviluppo per inventare il materasso rinfrescante per l'estate. O ancora promuovere una rottamazionespingere un'iniziativa sul web per sensibilizzare le persone sul benessere di un materasso nuovo, illustrando in quali modi si ricicla il vecchio.
In tutti i casi la risposta arriva dall'analisi e dalla creatività, mai dalle domande scontate.
Analizza, pensa, crea
Sherlock Holmes non poneva mai domande banali dalla risposta immediata. Raccoglieva i fatti, li elaborava con calma (è vero, aiutandosi anche con sostanze stupefacenti) e poi deduceva.
Elementare Watson, ma non tanto...


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Il talento vero è possedere le risposte quando ancora non esistono le domande.
(Alessando Baricco)

domenica 29 aprile 2012

Baita Fai da Te n. 7: il fuoco!

Tre mesi! Sono trascorsi esattamente tre mesi dall'ultimo suggerimento per il fai da te di Sem Paton.
Pensate, in questi 90 giorni il mondo è cambiato: Monti ha brevettato 10 nuove tasse, Bossi ha cercato di sembrare onesto, Sarkozy ha perso le elezioni e tutti siamo seriamente preoccupati che sua moglie torni a cantare.
Torneremo australopitechi?
Tutto ciò non fa che rafforzare il pessimismo cosmico di Sem Paton: per lui questi sono segni della fine del mondo incombente. Voce che grida nel deserto, ha deciso di confidare a Baite nell'Oceano come sopravviverà all'Armageddon: si creerà il fuoco da solo! 
E' lui l'australopiteco del 2012, seguiamolo mentre ci conduce passo passo.


L'ESCA

L'esca è di primaria importanza per l'avviamento del fuoco e per fare presa deve essere asciutta, soffice e morbida e possibilmente secca.

No! Non questa esca!

Per l'esca si possono usare: muschi, licheni, schegge di corteccia, foglie secche, peluria di fiori tipo cardi, erba secca, graminacee, pannocchie selvatiche, sterco secco di erbivori, midollo di piante come sambuco.
Resina di pigne e di tronchi di pino sono degli ottimi combustibili, così come l'olio resinoso della betulla.
Una volta accesso un fuoco si possono preparare delle esche per le future accensioni, bruciando parti di piante midollose o fibrose, legno secco e sterco. Si lasciano carbonizzare sul fuoco e poi si conservano in un luogo asciutto.
 In genere quando si parla di esca si pensa al classico pezzo di carta, o al ciuffo di erba secca. Queste sono esche che vanno più che bene in condizioni standard, e quindi con poco vento, legna ben secca, poca umidità. Sono anche esche che si possono trovare in zona, esche naturali. Nei boschi ci sono un sacco di cose buone allo scopo, basta solo guardarsi attorno.
Anche in condizioni non proprio ottimali è quasi sempre possibile trovare un'esca adatta. Ricordiamoci che per esempio il legno secco ma ancora sull'albero, e quindi che non ha assorbito l'umidità del suolo, anche se fuori è bagnato di pioggia dentro sarà comunque asciutto. Possiamo togliere la corteccia e con il coltello raschiarlo per ottenere una serie di trucioli, o riccioli di legno asciutti, ottimi come esca. La corteccia della betulla, albero che si trova spesso nei nostri boschi, è piena di olii, le pellicine che si formano sulla superficie, staccate e sminuzzate, si accendono alla minima scintilla e bruciano anche con il vento, a lungo. La resina dei pini, raschiata via e messa su un pezzo di corteccia, è un'ottima esca che brucia a lungo. Sotto i sassi grossi spesso si trova materiale asciutto. 
AVETE UNA LENTE?
Se il sole è caldo si può sfruttare la potenza dei suoi raggi utilizzando una lente.
Si può utilizzare una lente di ingrandimento di diametro di circa 3cm., una lente degli occhiali da vista, la lente di un quadrante dell'orologio, l'obiettivo di una macchina fotografica, il fondo di una bottiglia o qualsiasi altro oggetto di vetro che possa concentrare i raggi solari. Accendere il fuoco con questo metodo richiede pazienza e mano ferma, il tempo che ci vuole per accenderlo dipende: dalla zona in cui ci si trova (in una zona equatoriale si farà molto in fretta), dalla potenza dei raggi e anche dal tempo atmosferico.
L'ARCHETTO
Il principio dell'archetto si base sulla frizione, cioè sullo sfregamento tra due parti tra cui è presente attrito.

E' un metodo di accensione antichissimo e richiede pazienza, tempo e fatica.
Prendere un ramo verde (flessibile ma resistente) lungo almeno 50 cm e legate alle due estremità una corda, un laccio o una cinghia non tanto tesa, in modo da creare un arco.
Avvolgete la corda intorno ad un bastone di circa 30 cm con un diametro di 2cm (non resinoso) il più secco e duro possibile. Il bastone fungerà da trapano, create quindi una punta a una delle estremità.
Per non ferirvi la mano e per fare pressione sul bastone coprite la punta superiore con un legno duro o una pietra convessa o una conchiglia o un guscio.
Ora, preparare una tavoletta di legno secco spessa almeno 1 cm, che fungerà da base.
Non utilizzate mai legno resinoso come il pino ma orientatevi a legna come il salice, il pioppo...
Sul lato più largo della tavoletta scavate nella parte superiore un buco poco profondo (ad almeno 1 cm dal bordo), mentre nella parte inferiore corrispondente al buco fate una scanalatura a forma di V rovesciata, che servirà a raccogliere la polvere prodotta dallo sfregamento dell'archetto con la tavola.
Proprio in questa polvere nerastra prodotta, si formerà la scintilla.
INFORMAZIONI UTILI:
Tanti fuochi piccoli emanano più calore di uno solo grande. Un fuoco grande è anche più difficile da alimentare e da controllare.
Le pietre troppo morbide, bagnate, porose o che contengono umidità se messe sul fuoco possono esplodere causando ferite anche mortali.
Per accendere un fuoco scegliere un posto riparato dal vento per non disperdere il calore e per farlo durare di più, ad esempio a ridosso di una parete.
Si ricorda che le braci riscaldano di più della fiamma e sono ottime per arrostire, mentre la fiamma viva è più utile per bollire e cuocere.
LA LEGNA UMIDA produce fumo e può essere utilizzata per tenere lontani fastidiosi insetti.
LA LEGNA VERDE brucia lentamente.
LA LEGNA SECCA prende fuoco più facilmente e produce una fiamma nitida e forte.
IL LEGNO TENERO fa più luce del LEGNO DURO.
alessandro.giuriani@gmail.com
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S'i fossi foco arderei 'l mondo (Cecco Angiolieri)

domenica 22 aprile 2012

Libertà e materassi: il dilemma delle reti commerciali

La libertà è dura gestirsela. E per di più quando ce l'hai, non sai cosa fartene. E' la tesi - paradossale di questi tempi - di un affascinante romanzo di Jonathan Franzen intitolato appunto Libertà.
I suoi personaggi - padre, madre e figlio e amico musicista - riescono ad ottenere uno spazio pressoché illimitato da legami familiari, vincoli economici e persino convenzioni sociali.
Dopo averci sguazzato, ognuno di loro ritorna spontaneamente agli stessi comportamenti di prima, pur non essendoci per nulla costretto.
Un po' come se essere liberi sia semplicemente un'altra strada per approdare alla medesima realtà dalla quale ci sentiamo soffocati.
Esiste un'applicazione reale di tutto questo nel commercio.


Un'azienda impone alla sua rete di affiliati un prezzo fisso a cui vendere sul mercato un determinato bene. Per comodità diciamo un materasso.
I commercianti affiliati si lagnano che, se lasciati liberi di decidere il prezzo, saprebbero mettere sul mercato le stesse quantità di quel materasso ricavando un maggior guadagno.
A quanto li vendi?
La motivazione è la seguente: ogni singola trattativa risulterebbe più redditizia se ci fosse libertà di contrattazione sull'importo del materasso da vendere al cliente.
Un giorno l'amministratore delegato dell'azienda cede alla sua rete di affiliati uno stock di materassi e li lascia completamente liberi di venderli al prezzo che vogliono.
Ciò che accade in seguito ha dell'incredibile: la rete di affiliati mette sul mercato questi materassi praticamente al medesimo prezzo di prima!
Cosa è successo? Una cosa semplicissima. Ogni commerciante ha paura di essere più caro del vicino, si informa sui prezzi che questi pratica e vi si adegua. Alla fine ne risulta un valore uniforme per ognuno dei materassi dello stock.
Liberi liberi siamo noi, sì ma liberi da che cosa? Cantava Vasco.
In economia questa canzone si chiama concorrenza perfetta


alessandro.giuriani@gmail.com
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La concorrenza è la vita del commercio e la morte del commerciante.
(Elbert Hubbard - scrittore)















venerdì 13 aprile 2012

Baita del running n. 9: I ruttini di Pasquetta e il sindaco anoressico


Mia colpa, mia gravissima colpa.
E’ il mantra recitato dai 1.100 runners della 14° edizione della Cormorana, gara tradizionale con partenza e arrivo al Parco del Cormor di Udine.
I pranzi consumati per la Pasqua del giorno prima fanno sentire ancora le loro conseguenze: gli sguardi colpevoli degli atleti e i ruttini appena nascosti la dicono lunga sull’atmosfera che pervade la zona di partenza. Bisogno di espiare.
I percorsi sono tre: 7km, 12Km e 21Km: si decide per quello intermedio per non affaticare troppo le gambe in vista della maratona di Rotterdam domenica prossima.
Le sorprese iniziano dopo il giro del parco da 1,6km: si inizia a costeggiare il torrente Cormor e per un paio di km si procede in fila indiana su un sentiero strettissimo. 
Due marciatori-passeggiatori fanno da tappo là davanti, ma chi se ne importa: camminare veloce non è poi così male se hai da digerire (in ordine cronologico inverso) un paio di colombe, un vitello tonnato, uova al prezzemolo lasagne e risotto. Anzi, è dura ripartire!
Espiate peccatori!
I diabolici organizzatori sanno che oggi siamo deboli e indifesi, così organizzano al 5°Km la penitenza del runner peccatore: discesa con guado nel torrente seguita da una terribile scalinata che porta fino alla collina di Castellerio.
In cima il ristoro, finalmente. Stravolti dalla fatica si scambia una Coca Cola per un the caldo: ultimi ruttini, però finalmente anche gli spiedini agli spinaci se sono andati.
Da lì in poi si scende e la gara procede paciosa quasi tutta su asfalto fino al traguardo.
Tutto finito? Assolutamente no, all’arrivo c’è il sindaco di Udine
Dove è finito il glorioso doppio mento?
La solita bieca manovra elettorale? Il primo cittadino si mostra al parco nel giorno di Pasquetta e magari affetta anche un po’ di mortadella? Salumi e vino per tutti in cambio di un voto?
Eh no. Il poveretto pare dimagrito quasi deperito. La mandibola fuori asse, la barbetta ispida, assomiglia a un satiro. La tuta bianca dell’Università di Udine della quale era rettore gli cade come un lenzuolo di fantasma. Dove è finita quella bella pancia a barilotto che tanta allegria infondeva agli udinesi? Fonti bene informate riferiscono di averlo visto correre di buon passo nella gara da 7Km.
Ci mancava solo il sindaco runner, ora dobbiamo davvero espiare.

alessandro.giuriani@gmail.com
Fu una notazione matematica così ingombrante (i numeri romani) a non fare dei romani degli eccellenti matematici. Si potrebbe controbattere che furono comnque degli ottimi ingegneri. "Per l'appunto!", risponderebbero molti matematici.
(Furio Honsell - sindaco di Udine. Tratto dal suo libro "L'algoritmo del parcheggio")