giovedì 17 novembre 2011

1° Capitolo Guida del Brutturista: Venaria Reale, Torino

Pensate che il paradiso sia sempre altrove? Bora Bora? Maldive? New York? Parigi?
Signori, Torino è l'Eden. Proprio lì: dopo Santhià, Chivasso e Brandizzo.
Niente mare turchese, nessun grattacielo di cristallo, assente Notre Dame e fortunatamente anche il Louvre.
Ma se amate scoprire un fiore dove il mondo vede grigio, Torino è il massimo.


L'approccio brutturista funziona, la città sembra nata per insegnare il brutturismo.
Un esempio su tutti: la reggia estiva dei Savoia, Venaria Reale.
Alzi la mano chi immagina sia una specie di Versailles, Schonbrunn o Holyrood.
L'avete alzata? Ok, sappiatelo: siete vittime del marketing.
Vi immaginate arredi rococò, colonne dorate, affreschi con ninfe procaci?
Nisba, Niet, Nix.
Venaria Reale nasce dal nulla, da ruderi diroccati e ristrutturati, ha pochi affreschi, zero arredi e costa persino 12€ da visitare.
Per trovare qualcosa di bello, occorre prima riempirsi di brutto.
Il brutturista inizia con questo succulento antipasto: eccolo!


     
Macerie in bella vista, residui di lavori di rammendo poco invisibile eseguiti sulla costruzione.
Si possono notare sacchetti pieni di immondizia, erbacce, cassonetti e un orribile recinto metallico per valorizzare ancora meglio l'insieme dei rifiuti solidi.


Sullo sfondo si intravede il primo piano del palazzo sabaudo.


A questo punto ringraziamo di essere brutturisti, di amare i rifiuti più d un trionfo di colori del Tiepolo.


Ci riempiamo gli occhi di questa immagine e sappiamo che il resto della visita ci riserverà fantastiche sorprese al confronto.
Non confronteremo l'austera e taccagna architettura dei Savoia con la grandeur della Versailles del Re Sole.
Paragoneremo il palazzo con il recinto di spazzatura e il cuore ci si allargherà.
Che meraviglia! Fotograferemo questo esempio di a-simmetria bicolore con zampillo
e ci sentiremo degni discendenti di nobili piemontesi un po' blasè.


Dopotutto basta poco per sentirci felici, basta pensare che la bellezza non è altro che la momentanea cessazione di una sublime bruttezza.


Evviva il brutturismo! Se fossi Monti lo metterei addirittura nel programma di governo.



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